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27
Giu
2007

ACQUI TERME XXXVII MOSTRA ANTOLOGICA, CARLO FORNARA, IL COLORE DELLA VALLE

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Palazzo Liceo Saracco Acqui Terme
30 giugno–2 Settembre 2007
Inaugurazione sabato 30 giugno 2007 ore 18,30
Coordinamento  organizzativo  e  allestimento
Carlo Repetto, Aurelio Repetto, Fortunato Massucco e Luigi Massucco
 
Rinnovando la trentennale tradizione di presentare annualmente esposizioni dei maggiori protagonisti dell'arte moderna italiana, la città di Acqui Terme organizzerà, con l'intervento della Regione Piemonte e della Provincia di Alessandria, la mostra antologica  Carlo Fornara, il colore della valle.
La  mostra, ospitata  presso  il Liceo  "G. Saracco"  in corso Bagni 1, resterà aperta dal 30 giugno al 2 settembre 2007 con il seguente orario: 10–12.30 /15.30 –19.30 Lunedì chiuso.
 
Biglietto d’ingresso: intero € 6,50  ridotto € 4,00
catalogo € 21,00

Per informazioni: Comune di Acqui Terme, Assessorato Cultura   tel. 0144/770272
www.comuneacqui.com    cultura@comuneacqui.com  
www.galleriarepetto.com       info@galleriarepetto.com
Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta, 144 pagine, 144 illustrazioni,


Carlo Fornara
Il colore della valle
... perch'io amo appassionatamente la montagna,
mia culla, e mio costante oggetto di studio.
 
Fornara, Carlo Prestinone di Val Vigezzo 1871-1968. Le date e la geografia dicono molto.
Un percorso di novantasette anni non é fatto consueto, specie per l'epoca, e per di piú ‘dentro la pittura’ dai dodici, da quando cioè risulta iscritto alla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore, in quella Val Vigezzo passata alla cronaca come "valle dei pittori" proprio per la secolare tradizione di dinastie di affreschisti e ritrattisti, richiesti in tutta Europa. E in questa sua valle Fornara trascorrerà l'intera esistenza - a parte i soggiorni francesi, le brevi puntate in Olanda e Belgio del 1909 e il tour sudamericano del 1911-12 -, eleggendola a 'luogo dell'anima', scelta di vita e fonte primaria d'ispirazione per un'opera in cui la consapevole e ostinata certezza delle proprie radici, operative e umane, viene via via sempre più assumendo il significato di una strada alternativa, rispetto sia alle categoriche posizioni ufficiali sia alla burrasca delle avanguardie, con cui, nell'arco di un secolo, dovrà confrontarsi, e in qualche modo difendersi per coerenza.
L' odierna mostra giunge, quale approfondimento arricchito da proposte inedite, in una sede altrettanto idonea, a otto anni dall'antologica tenutasi in Palazzo delle Albere a Trento e alla Permanente di Milano. Curata da Annie-Paule Quinsac come la precedente, intende riannodare il lunghissimo itinerario di Fornara per momenti esemplari.
Gli inizi (1885-1898), già modernisti e di stampo francese, alla guida di Enrico Cavalli, vigezzino, trapiantato oltralpe da piccolo e tornato alle origini ormai artista maturo, insegnante alla citata Scuola Rossetti Valentini (con lui, l'allievo Fornara compie il suo primo viaggio a Lione nel 1894, prendendo diretta visione della locale Scuola realista, improntata sulla risoluzione cromatica della luminosità e resa dello spazio).
L'adesione al Divisionismo, con l'arruolamento nella galleria milanese di Vittore Grubicy, ideologo della nuova tecnica in Italia, e sotto l'influsso di Giovanni Segantini (nel 1898 collabora - "umile aiutatore" si definisce – al grandioso progetto segantiniano del Panorama dell'Engadina per l'Esposizione di Parigi). Infine, lo sviluppo cadenzato e fortemente intimista di un personale naturalismo, attraverso il quale, per oltre cinque decenni, rielabora l'universo amato della valle, arrivando a sintetizzarne i tratti sino all'essenziale. Un processo non alieno da messaggi simbolisti né dagli eventi vitali della cultura nazionale - tra Futurismo, Metafisica, Valori Plastici, Informale...-, ma segnato da una sorta di angoscia dell'estraneità, di una sindrome da sopravvivenza, che, nel 1920, porta all'irrevocabile decisione di non partecipare più a rassegne ufficiali. Nonostante un curriculum di prestigio che, dopo l'esordio alla Triennale di Brera del 1891 (pubblica `uscita' del Divisionismo), annovera tre Biennali di Venezia, con personale nel 1914; una medaglia d'argento alla "Universal Intemational Exhibition" di San Francisco del 1900; tre edizioni dell’”Intemationale Kunstausstellung”di Monaco (1901, 1903, 1905); la prima Quadriennale romana del 1902; il "Salon d'Automne" al Grand Palais parigino del 1909; la Societá Amatori e Cultori di Roma, 1915...
Si presentano cinquanta dipinti circa, di cui almeno trenta noti grazie alle riproduzioni - alcuni persino degli anni Venti -, ma non più visti dalla scomparsa di Fornara nel 1968, che recenti svolte del collezionismo hanno reso disponibili. L'itinerario si articola idealmente in tre sezioni, organizzate iconograficamente - paesaggi, ritratti, autoritratti - e attorno all'evoluzione del linguaggio pittorico. Inoltre, a corredo, la ricca scelta di opere grafiche é testimone di una forte indole emotiva che, a volte, negli oli viene subordinata a una resa più canonicamente classica.
 
Le proposte artistiche di Acqui prevedono inoltre
 
PREMIO ACQUI - VIII BIENNALE INTERNAZIONALE PER L’INCISIONE 2007
A cura di  Elena Pontiggia.
Via XX Settembre. Dal 23 giugno (inaugurazione ore 10.30) all’8 luglio 2007
Per informazioni: Premio Acqui. Associazione Biennale Internazionale per l’Incisione, Tel. 0144.57937; fax 0144.57626; info@acquiprint.it; www.acquiprint.it
Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta
 
DENNIS OPPENHEIM. Cortocircuito                                                                                           
30 Giugno – 9 Settembre 2007                
Orario: martedi-sabato: 9.30-12.30 / 15.30-19.30, domenica su appuntamento    
Galleria Repetto - Arte moderna e contemporanea (via Amendola, 23 –15011 Acqui Terme)
Telefono e fax +39 0144 325318 - info@galleriarepetto.com - www.galleriarepetto.com
La Galleria Repetto invece presenta la mostra di Dennis Oppenheim (Electric City, USA, 1938), uno tra i maggiori esponenti dell’arte contemporanea. L’esposizione, che si terrà dal 30 giugno al 9 settembre, presenta 15 opere realizzate tra il 1968 e il 1998, focalizzandosi sui momenti più importanti dell’artista statunitense: dalle testimonianze dell’arte ambientale  (land o earth art ), alle opere concettuali, alla body art (arte del corpo): in una parola, le più innovative esperienze dell’arte del secondo Novecento.  All’interno del percorso espositivo, insieme a opere ormai storiche degli anni sessanta e settanta quali Branded Mountain e Parallel stress, ci saranno lavori più recenti come Device to root out evil, modello in scala della grande opera esposta alla Biennale di Venezia del 1997.  Un itinerario riccamente sperimentale, dove, come ha affermato lo stesso Oppenheim, il suo lavoro non è mentale, né visivo, ma sta da qualche parte nel mezzo, in un fare artistico dematerializzato e spesso concettuale, capace di utilizzare strumenti e modi profondamente originali e inediti.