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16
Nov
2006

BOGLIASCO MOSTRA DI DANI…LE SULEWIC ULISSE INCONTRARE LíARTE

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Inaugurazione sabato 18 novembre ore 17.00 alla presenza di Daniele Sulewic della mostra Ulisse incontrare l’arte. Orari da mercoledì a domenica dalle ore 16.00 alle ore 18,45. BOGLIASCO (GE), Via Mazzini, 67.
Dal 18 novembre 2006 al 14 gennaio 2007

DANIÈLE SULEWIC
Danièle scende dalla bicicletta, l'appoggia al muro, una grande sciarpa colorata attor- no al collo. Arriva, scuote la testa, parla con la sua erre francese e le parole volteggiano come foglie sollevate da un mulinello. Riparte e al posto delle foglie restano bran- delli di stoffe colorate e frammenti di cera- mica che continuano a girarti attorno. Arriva e riparte, spirito errante come le sue origini, per curare uno spettacolo a Roma, per un laboratorio a Cuba o per il Vietnam, per la curiosità di lavorare la ceramica come la lavorano laggiù. La sua sosta è Genova, in un palazzo primi novecento dal grande portone e importanti scale; per andare da lei invece di salire le importanti scale si scendono delle scalette a chiocciola che sembrano portare alle can- tine e lì c'è la sua casa che è un luminoso studio d'artista con le finestre che danno sulla città e il giardino con il pergolato. Non è una vera casa, ma un luogo interno, di passaggio, il posto dove lei deposita le sue idee, dove sedimenta le sue esperienze, fra un viaggio e l'altro. All'esterno c'è la natura, niente affatto ostile per Danièle: non è il suo laboratorio con il forno per la ceramica proprio al limitare di un bosco dove intraprendere passeggiate verso la montagna? E la bicicletta non serve, oltre che per girare in una città non fatta per le biciclette, anche per affrontare il vento e le strade lungo il mare? E poi la natura è materia e Danièle Sulewic è un'ar- tista che lavora con la materia, una materia forte come la ceramica o leggera come la stoffa, ma sempre materia duttile e modifi- cabile. Sono dell'inizio degli anni settanta i suoi primi lavori; Emanuele Luzzati, scenografo, la sceglie per realizzare i costumi per “Re Lear della guerra” del Teatro della Tosse di Genova: fatti di corde intrecciate e pezzi di stoffa recuperati, i costumi vivevano di vita propria, come sculture o arazzi, anche non indossati. Sono quasi contemporanee le prime ceramiche, frutto anche dell'incontro di vita e di lavoro con l'artista svedese Ansgar Elde. La forma, del vaso o del piatto, è un prete- sto per sperimentare forzando la materia, la terra; il colore, dato dagli smalti, un'ulteriore superficie su cui giocare ad un rimando di materiali, la trama di un pizzo impressa sulla terra come una memoria fossile. Nel suo studio tra macchine da cucire, improbabili oggetti teatrali, carte e collages, teiere, gabbiette e stoffe, ci sono oggi i suoi lavori più recenti. Gli arazzi, scorci di città, sono appesi come lenzuoli e ricordano grandi stendardi medie- vali. Campiture di stoffe colorate a ridefinire l’architettura di una città nei suoi contorni di realtà, ma divenuta fantastica per l’uso del materiale; non solo il colore, ma la stessa trama del tessuto viene costretta a diventa- re altra forma e significato come scalinata di una chiesa o selciato di una piazza.
Evoca la pittura senese del trecento quel colore caldo, rosso scuro o ocra degli arazzi dedi- cati a Siena e basta il grigio cangiante di una striscia di velluto a ricordarci quella luce specchiata tra mare e terra di certe giornate genovesi. Il rigore presente in questi lavori, dovuto anche all’esigenza di una maggiore definizione prospettica, rivela più che altro- ve quella dualità che è invece parte del- l’operare di Danièle Sulewic: da una parte una grande libertà espressiva, dall’altra un razionale lavoro di ricerca. I piatti in ceramica fatti in Vietnam sono il confronto di un’artista appassionata con un altro mondo, un altro modo di lavorare. Danièle passa un mese in una fabbrica di ceramica di Bat Trang, un villaggio vicino ad Hanoi che, come la ligure Albisola, è dedi- cato alla ceramica, lavorando con gli artigia- ni del posto e lei, così lontana dalla tradizio- ne e da una forma precostituita si obbliga a lavorare proprio su una delle forme più clas- siche del luogo, il piatto smaltato uniforme- mente di celadon, colore verde acqua, dalla forma quadrata e leggermente convessa che, sovrapposto, simula il fiore di loto. L’artista lo utilizza come base per lavorare con i loro stessi smalti, il celadon e la cri- stallina turchese, ma corrompendo la super- ficie liscia ed esaltando la corposità del colore; il quadrato del piatto diventa così, da solo o come elemento compositivo modulare, il supporto di una nuova narrazio- ne, oltrepassando in questo modo il confine del manufatto artigianale. Danièle, ragazza indomita, sta già pensando ad altro. Un colpo alla sciarpa ed è via. Resta negli occhi l’insieme dei colori delle sue, ogni volta diverse, sciarpe, riassunti colorati del suo pensiero d’artista. Lei, la sua arte, se la porta in giro con sé. Ambra Gaudenzi Genova, 16 Ottobre 2006 Danièle Sulewic nata a Parigi nel 1950, vive in Liguria dal 1973.