V. D. CHIOSSONE 21R. GENOVA 010.2474529 /..." /> CARLO DE MEO PER THE LABO: 1-28 FEBBRAIO | Arte
Stampa
01
Feb
2006

CARLO DE MEO PER THE LABO: 1-28 FEBBRAIO

Pin It
carlo de meo per PRESENTA "FRAGILE" 1-28 febbraio 2006 visibile 24h. al giorno V. D. CHIOSSONE 21R. GENOVA 010.2474529 / 339.2376279 Galleria ANDREA CIANI ARTECONTEMPORANEA Piazza Scuole Pie, 7/8 ñ 16123 Genova Tel.: +39 010 2474529 - e-mail: andreacianiarte@fastwebnet.it Carlo De Meo ha esposto alla galleria Andre Ciani l'anno scorso, con una personale intitolata Lost in Translation: Comunicato stampa: Col titolo Lost in translation, Carlo De Meo si presenta nella Galleria Andrea Ciani di Genova con una personale che racconta il percorso delle sue pi˘ recenti attente riflessioni sul concetto del perdersi. ìHo bisogno di perdermi ancora, di penetrare líincerto protetto e coperto díinsicurezza. Ho necessit‡ dellíaltro indefinitoî, cosÏ líartista esprime questa sua indagine sul perdersi, rispecchiata dagli ultimi lavori, appositamente pensati per la mostra. Líuomo, soprattutto quello occidentale, ha lentamente costruito intorno a sÈ una serie di certezze e convinzioni, necessarie per combattere le proprie paure e le proprie insicurezze, ed affrontare il quotidiano vivere. Ma molte di queste certezze, soprattutto oggi, allíindomani di episodi straordinari, stanno pian piano dimostrando la loro infondatezza e -parecchie- il loro fallimento. Certezze che in alcuni casi, purtroppo anche tragici, sono risultate completamente illusorie. E che dovrebbero essere riviste e messe in discussione. E allora, come fare? Perdersi. Soltanto il perdersi, facendo cioË tabula rasa di queste certezze e convinzioni, permette di vedere con occhi nuovi ciÚ che Ë intorno e ci circonda. Il perdersi invita ad una pi˘ attenta analisi, ad uníaccorta decifrazione, ad una maggiore sensibilit‡. Entrando ìnel luogoî -inteso oltre il suo significato fisico- e perdendosi in esso, si possono cosÏ scoprire nuove prospettive, si puÚ scoprire qualcosa di altro. Come un novellulisse che, con líinizio del suo viaggio e del suo errare, scopre e conosce mondi nuovi che lo mettono incessantemente di fronte a situazioni ignote che di continuo devono essere risolte, cosÏ líuomo moderno dovrebbe porsi di fronte al quotidiano. Almeno suggerisce líartista. E lo suggerisce con la propria ironia, con i suoi giochi di parole, con le sue piccole sculture. Ma attenzione, quello di Carlo De Meo, non vuole essere un monito nÈ un nichilistico consiglio, ma una personale indicazione di una possibile via, che potrebbe portare al traguardo o forse di nuovo alla partenza, ma questa Ë uníaltra storia. Sempre utilizzando il proprio corpo, Carlo De Meo allestisce lo spazio della galleria con opere, scultoree e fotografiche, che abitano lo spazio e ne scandiscono il percorso. Eí ìLost in translationî, che d‡ il benvenuto. Líunica posta su di un piedistallo, sintetizza totalmente la riflessione dellíartista e dalla quale derivano tutti i possibili sviluppi, tra cui la mostra stessa. Ed il titolo Ë volutamente preso dal film di Sofia Coppola: ìcercavo un titolo, e quello era perfettoì. Ma Ë con Líimpressionista -opera realizzata in situ e soggetto portante delle foto esposte- che si coglie appieno líoperazione artistica di De Meo. Oppure con Senza titolo 3, ulteriore evoluzione di ìSenza titolo 1î e ìSenza titolo 2î. Ed infine, con Cinquantaeuroalchilo líartista affronta anche, con indicazioni ben precise, lo spinoso ed annoso argomento della propria ìvendibilit‡î. (Daniela Trincia)