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06
Feb
2009

COMPAGNIA UNICA- OPEN LAB PRESENTA LUCI E OMBRE DI FABIO MORO

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Troviamo nuovamente unite fotografia e pittura nelle immagini di Fabio Moro. E’ ormai la seconda, però, che imita la prima. Armato solo di grafite e del suo agile tratto, Fabio riproduce su carta bianca ritratti e paesaggi che sembrano foto in bianco e nero. Con i suoi delicati passaggi sfumati e i contorni tremuli, però, Moro sfugge ad una presentazione analitica, iperrealista del soggetto per ottenere un effetto più vago, lirico, filtrato non dall’occhio freddo e distaccato dell’obiettivo, ma dal suo sguardo riflessivo e indagatore. Anima e corpo dei soggetti sono delineati dalla sua mano, alcune volte più delicata ed eterea, altre più irrequieta ed energica: la tecnica del fuori fuoco viene sostituita dallo sdoppiamento delle linee e da un espressivo chiaroscuro.

 Oltre che su carta l’artista riproduce lo stesso effetto di distorsione con un'altra tecnica molto efficace che consiste nel sovrapporre diverse stampe dello stesso disegno e poi schiacciarle tra vetri. Il tutto viene poi incorniciato assumendo quasi l’aspetto di uno specchio riflettente la stessa figura in trasparenza: la vaghezza dell’immagine è conservata e si accentuano profondità e impatto nonostante il piccolo formato.

 Per le figure femminili è facile un paragone con i corpi di Schiele, non solo per affinità di tratto e soggetto, ma anche per la dichiarazione di un certo disagio interiore che si estrinseca sul loro fisico e nelle tecniche di distorsione adottate dall’artista. Altre figure sembrano discendere dai personaggi derelitti che popolavano già quadri Impressionisti come “L’assenzio” di Degas. Proprio Degas era anche un grande appassionato di fotografia e di corpi in movimento esposti alla luce: certi bagliori riprodotti da Fabio sui vestiti o sulle esili gambe delle sue modelle ricordano quelli che investono le sue ballerine sul palco.

 Alcune delle immagini femminili, le scarpe e le folle nascono appositamente per la mostra all’interno di Compagnia Unica, ottima occasione per indagare luce e bellezza, in affinità al tema della moda, ma anche per riflettere con ironia sul rischio di standardizzazione al quale sono esposte le nostre idee e lo stesso gusto estetico. Nelle opere di Fabio Moro si esalta la valenza estetica dell’immagine: si tratta, però, di valori molteplici, non omologati ad un unico modello visivo o interpretativo.

 (Elisa Scuto)