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25
Feb
2008

COMUNE DI RAPALLO ICONE UNA FINESTRA SUL MONDO DIVINO

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Inaugrata il 22 febbraio l’Esposizione “Icone. Una finestra sul mondo divino” nelle sale del Museo Attilio e Cleofe Gaffoglio di Rapallo alla presenza del Sindaco Avv. Mentore Campodonico, del Vice-Sindaco Roberto Di Antonio, del Consigliere incaricato alla cultura Gianni Arena, di Giorgio Rossini, Soprintendente per i Beni Architettonici della Liguria, di Giampaolo Gandolfo dell’Università degli Studi di Trieste, di Piera Rum, Direttrice Onoraria dei Civici Musei di Rapallo e curatrice della mostra e di tutte le Autorità civili e militari della Liguria.
Le immagini sacre che chiamiamo “icone” riguardano il patrimonio comune dell’intero
cristianesimo fino al XII secolo: il 1054 è l’anno della divisione tra la Chiesa orientale di
Costantinopoli e la Chiesa occidentale di Roma. Il discorso riguarda quindi l’intero patrimonio
dell’arte cristiana fino a tale data: l’Oriente continua la tradizione e la perpetua, mentre in Occidente
cominciano ad affermarsi nel mondo dell’arte sacra criteri diversi.
La spiritualità orientale non considera opera d’arte un’icona, che richiede quindi uno spazio
consono alla sua natura di oggetto non di considerazione estetica, ma di venerazione. Basta visitare
una chiesa ortodossa per rendersene conto, ma anche ogni casa russa, almeno fino alla rivoluzione
comunista, in un angolo della stanza di maggior riguardo erano poste le icone della devozione
familiare. C’erano inoltre le piccole icone che si portavano con sé - è una di queste che Mar’ja
consegna al fratello, il principe Andrej Bolkonskij, alla partenza per il fronte nel romanzo Guerra e
pace di Lev Tolstoj - e quelle da viaggio.
La tecnica dell’icona, nata e nutrita dalla fede, non è per questo meno consapevole di sottili
accorgimenti. Nel preparare la tavola l’iconografo ne prevedeva l’incurvatura convessa che sarebbe
intervenuta con il tempo, quando il tremolio delle candele avrebbe fatto vibrare, animandola, la
superficie colorata dell’immagine.
A queste immagini anzitutto è estraneo ogni concetto di “autore”: chi la dipinge è soltanto colui che
sa aprire ai suoi fratelli nella fede una finestra su un mondo diverso da quello terreno in cui
viviamo.
La venerazione dell’icona abbraccia oggi tutta l’area culturale dell’Ortodossia: Grecia, Serbia,
Bulgaria, Romania, Russia, e le zone cristiane dell’Oriente. Iconografia, stile e colori sono ovunque
gli stessi, e obbediscono allo stesso canone, di cui l’iconografo è soltanto l’esecutore.
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Spesso il pittore era un monaco, che si preparava al suo compito con digiuni e preghiere quasi come
per un atto liturgico e doveva essere un fedele esecutore, tenuto soprattutto a non alterare le scene
della Scrittura, che egli “scriveva” con i suoi colori, i suoi pennelli, la sua fede.
I colori rispondono ad una precisa funzione che li rende inutilizzabili per una interpretazione
fantastica dell’immagine: il blu è il colore della trascendenza, mistero della vita divina, il rosso è il
colore più vivo presente nelle icone: è simbolo dell’umano e del sangue versato dai martiri, il verde
è spesso usato come simbolo della natura, della fertilità e dell’abbondanza, il marrone simboleggia
ciò che è terrestre e nella sua natura più umile e povero, mentre il bianco è il colore dell’armonia,
della pace, il colore del divino che rappresenta la luce.
Le espressioni e la postura dei personaggi hanno sovente un grande valore simbolico: Gesù Cristo
viene rappresentato mentre benedice ed indica con la mano il numero tre simbolo della Trinità. La
Vergine Maria viene dipinta con la mano che indica il Figlio che porta in braccio. Quando invece la
Madre reclina il capo verso il bimbo in atteggiamento carezzevole, è la Madonna della tenerezza.
Categorie come realismo, espressionismo o impressionismo non hanno senso in questa prospettiva:
l’icona non vuole riprodurre le fattezze dell’uomo o l’aspetto della natura. Umanesimo e
Rinascimento sono estranei all’arte sacra dell’Ortodossia, che rimprovera semmai all’Occidente di
aver tenuto sempre gli occhi bassi verso terra, anziché guardare in alto: Il Cristo morto di Mantegna
è il rovescio dello spirito di un’icona. L’icona non vuole essere “copia della natura”, ma aprire un
varco di luce verso una realtà diversa da quella dell’uomo. L’icona è semmai più vicina all’arte
moderna nella sua aspirazione a rendere visibile l’invisibile - quello che Kandinsky chiamava lo
“spirituale nell’arte - nelle sue declinazioni più astratte.
Tecniche e materiali potevano essere molto diversi: affreschi, mosaici, tempere su tavola, lastre di
vetro, superfici metalliche lavorate a sbalzo, bronzo fuso. E una tavola poteva essere completata da
un rivestimento parziale in metallo, chiamato riza. Nonostante la fissità e la normatività degli
archetipi la qualità del pittore aveva modo di manifestarsi: la dolcezza e l’essenzialità di Andrej
Rublëv (1360-1430) non ha l’eguale anche per occhi meno esperti. E poi le figure del moscovita
Dionisij, attivo nella seconda metà del Cinquecento. E sono riconoscibili le differenze per aree di
provenienza e le grandi scuole di Novgorod, Pskov, Mosca, le zone tra Polonia e Ucraina, quella dei
crociati e di Creta.
Il processo di rapida secolarizzazione con cui Pietro il Grande (1682-1725) spalancò la Russia alla
modernizzazione europea, non poteva non erodere anche lo spazio culturale cedendo rapidamente
anche nella figurazione a influenze occidentalizzanti che in certa misura hanno anche reso feconda e
viva la cultura dell’icona sia in Oriente che in Occidente.
La raccolta di icone presente al Museo Attilio e Cleofe Gaffoglio ne è una dimostrazione: si
compone di 21 icone databili tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XX. In ordine di acquisizioni
da parte del collezionista Attilio Gaffoglio, la più antica è del 1974, anno al quale risale l’acquisto
della tavola rappresentante San Fozio, Grecia 1869, dall’antiquario ateniese Achille Liapakis del
quale si è trovata la documentazione.
Attilio Gaffoglio è un uomo che ha raccolto tutta la sua vita oggetti e opere d’arte e, pertanto, ha
continuato ad acquistare icone negli anni ottanta e novanta del secolo passato. Il trittico chiudibile
Deesis, una piccola tempera su tavola databile alla seconda metà del XIX secolo, la preziosa e
bellissima Croce bizantina erano già presenti nella sua abitazione di Torino prima del trasferimento
a Rapallo nel 1983; la Vergine del Roveto ardente, tempera e foglia d’oro su legno della fine del
Settecento, tra le più preziose della collezione, è stata invece acquistata sulla fine degli anni
Novanta.
Si trova, inoltre, in mostra una piccola campionatura, composta da sei icone russe provenienti da
una collezione privata più consistente, costituita da opere dei Vecchi Credenti russi, mediante
acquisti effettuati in buona parte all’estero: ricordiamo San Giorgio uccide il drago con sedici scene
della sua vita, Russia XVIII secolo, e Ritrovamento e presentazione della Croce con Costantino,
Elena e il Vescovo di Costantinopoli, Russia inizio del XIX secolo.
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E’, infatti, rara la presenza di raccolte di icone nelle collezioni pubbliche in Italia e questa di Attilio
Gaffoglio è, forse, unica in Liguria; il mercato, al contrario, ha alimentato curiosità e interesse da
parte di amatori e collezionisti dagli anni Settanta e Ottanta in poi.
Oggi che le maglie doganali dell’ex Unione Sovietica sono state rimosse, si è sviluppata una
consistente importazione di icone in Occidente e molti hanno creato piccole raccolte amatoriali e
determinato un vero interesse per la conoscenza e l’approfondimento sulle icone e sul loro
splendore artistico oltre che sul valore religioso.
La mostra è l’occasione per presentare il libro “La collezione delle icone”, terzo volume della
piccola collana dedicata alle raccolte del Museo Attilio e Cleofe Gaffoglio, che la casa editrice
Skira ha inserito nella sua ben più vasta Collana di storia dell’arte.

Comune di Rapallo
ICONE
Una finestra sul mondo divino
23 febbraio – 11 maggio 2008
Museo Attilio e Cleofe Gaffoglio
Ex Convento delle Clarisse, Rapallo
Orari: martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle ore 15.00 alle ore 18.00
giovedì e domenica dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle 14.30 alle 17.30
lunedì chiuso
gruppi su prenotazione