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13
Apr
2009

DA BISANZIO AL RINASCIMENTO AL MUSEO DI SANT AGOSTINO

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GENOVA Venerdì 17 aprile verrà inaugurata nei suggestivi spazi del chiostro triangolare di Sant’Agostino la sezione permanente di pittura medievale. Dalla commovente bizantina “Madonna di Pera” all’intimo “Presepe” di Luca Baudo, attraverso opere di maestri come Barnaba da Modena, Giovanni Mazone e Ludovico Brea, si snoda un percorso di capolavori messi a confronto con opere coeve in marmo, pietra di Promontorio e legno per tentare di ricostruire il mondo figurativo genovese negli ultimi secoli del Medioevo, rimarcando il ruolo di Genova come relais fondamentale fra Mediterraneo ed Europa continentale nei commerci ma anche nella cultura.

La nuova collezione di dipinti su tavola del Museo di Sant’Agostino presenta una serie di capolavori che documentano l’importanza di Genova nel Medioevo non solo come centro economico e politico di fondamentale importanza nel panorama mediterraneo ed europeo, ma anche come punto d’incontro fra esperienze artistiche e culturali italiane e mediterranee e quelle più marcatamente ‘europee’: norditaliane, provenzali e fiamminghe.
Il percorso prende le mosse dalla Madonna di Pera, opera bizantina pervenuta a Genova dopo la conquista di Bisanzio da parte dei turchi, e prosegue con le opere di un protagonista della pittura del secondo Trecento come Barnaba da Modena, che spese la parte più prolifica della sua vita proprio a Genova dimostrando, fra l’altro, l’attrattività di questa città nei confronti di artisti di somma levatura. Il suo Crocifisso monumentale, attualmente oggetto di accuratissimo restauro, e la pala della Madonna con Bambino fra Santi rappresentano un apice della pittura italiana post giottesca.
Si attraversa poi d’un balzo la prima metà del Quattrocento per approdare alle opere di maestri come Giovanni Mazone con il suo Crocifisso, Ludovico Brea con l’opera di analogo soggetto e Luca Baudo con il Presepe. Questi autori rappresentano la produzione pittorica che domina in Genova fra la seconda metà del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento e che condensa ad altissimo livello, su un linguaggio genericamente rinascimentale, lezioni provenzali, piemontesi, lombarde e fiamminghe. Proprio il citato Presepe, ad esempio, presenta un dialogo familiare fra i due Genitori in contemplazione del Bambino. Le teste del bue e dell’asinello, poste una dietro l’altra per esigenze compositive, invece che riscaldare l’infantile corpicino nudo, sembrano trattenere il fiato per non disturbare il silenzioso colloquio.

Questo ideale percorso nella produzione pittorica ligure negli ultimi secoli del Medioevo sarà affiancato da opere coeve in marmo, pietra di Promontorio e legno per tentare di ricostruire il mondo figurativo genovese negli ultimi secoli del Medioevo e non mancherà, adeguatamente allestito e dopo i restauri effettuati su molte opere, di attrarre nei suggestivi spazi del chiostro triangolare un pubblico non solo genovese ma anche internazionale.