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19
Feb
2007

DAL 3 MARZO AL 1 APRILE 2007, MOSTRA PERSONALE DI MIRKO BARICCHI, GALLERIA CRISTINA BUSI A CHIAVARI

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MOSTRA: MIRKO BARICCHI
”M di Mirko, M di memoria”
LUOGO Galleria d’Arte “Cristina Busi”  Chiavari
DATA 3 Marzo – 1 Aprile 2007
ORARIO 10/12 – 16/19,30
chiuso l’intera giornata del lunedì e la mattina del martedì
INAUGURAZIONE Sabato 3 Marzo ore 17

MIRKO BARICCHI - nato a La Spezia nel 1970 ed entrato ormai nella sua prima maturità d’artista, si è da tempo affermato nel panorama dell’arte contemporanea. Le sue opere riscuotono grandi consensi tra il pubblico e tra i critici per la loro particolare immediatezza espressiva che, sostenuta da una tecnica che lascia spazio ad una continua sperimentazione e ad un linguaggio personalissimo, sottende un processo ideativo profondo, punto d’arrivo davvero innovativo per il percorso attuale dell’arte figurativa. Alla sua formazione da disegnatore, abile, veloce, con tecnica assimilabile a quella dei cartoons, ha addizionato un possente uso del colore, dando origine ad una pittura complessa e raffinata, trattata con tecniche sperimentali.

 Proprio partendo da un disegno efficace in grado di tradurre il suo mondo di segni attinti dalla realtà e colti acutamente dalla sua mente come significanti, Mirko ha affrontato il colore, creando una magia. Il mondo di Baricchi affonda le proprie radici in un bacino di memoria che da personale diventa immediatamente collettiva, proponendo gli oggetti del passato e del presente che abitano gli scenari infiniti della sua ispirazione. Il tutto però è molto più elaborato poiché le sue opere pittoriche - dato che di pittura sempre si tratta anche in presenza delle sperimentazioni su polaroid o sugli oggetti dipinti - sono una sorta di fermo immagine sugli abissi della nostra mente ad un passo dai confini dell’ignoto. Attraverso una tecnica in continua evoluzione - dove agli smalti brillanti stesi su cartoni applicati a loro volta sulla tela sono subentrate ultimamente lacche più raffinate e più lisce, virtuosismi di neri ora opachi e bituminosi ora lucidi e riflettenti, effetti di craquelure che hanno il sapore dell’antico e del prezioso -, le sue tele vengono impressionate, come carta fotografica, dalla forza del pensiero che rievoca l’assetto del sogno. Il luogo dove improvvisamente spunta un cavallo al galoppo, l’inconfondibile silhouette di Pinocchio e altri nuovi segni, come la croce, la zucca e le teste volumetriche senza fisionomia, è quello indefinito della nostra mente mentre pensa o sogna o supera il sogno per aprirsi dolcemente all’inconscio. In questo spazio, che freme attraverso la materia viva dei colori caldi - i suoi famosi rossi, i gialli aranciati, gli avori sofisticati, grigi e neri raffinatissimi -, gli oggetti possono indifferentemente essere inseriti in modo bidimensionale o disposti ad assecondare una visione prospettica, come del resto avviene nella nostra mente. E sempre nella nostra mente accade la simultaneità di visione figurata e parlata, dove le parole dette vengono nel contempo visualizzate da una sorta di scrittura automatica che le porta più in superficie allo stesso modo in cui fa Baricchi con le sue frasi assurde ed evocative di qualcosa che solo lui conosce incise sui suoi smalti.