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06
Feb
2006

ELETTRA RANNO ALLA JOYCE&CO DAL 10 FEBBRAIO AL 2 APRILE 2006

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Mostra di fotografia ELETTRA RANNO: Diario onirico in metamorfosi Joyce & Co. Artecontemporanea vico del fieno 13 rosso - 16123 - GENOVA tel ++ 39 (0)10 246 9217 Curatori Fabrizio Boggiano e Fausto Raschiatore Inaugurazione alla presenza dellíartista VenerdÏ 10 febbraio 2006 dalle ore 18.00 alle ore 21.30 Periodo 10 febbraio - 2 aprile 2006 Orario dal martedÏ al sabato dalle 9,30 alle 12,30 / dalle 15,30 alle 19 Catalogo disponibile in galleria Comunicato stampa: Ö E in aroma díalloro, In aroma díalloro acre languente, Tra le statue immortali nel tramonto Ella míappar, presente. Dino Campana, Canti Orfici, ìGiardino Autunnaleî ìRicordo un pomeriggio di qualche tempo fa durante il quale, passeggiando senza meta, fui catturato dal tempo che, improvvisamente, aveva sospeso il suo corso. Ricordo i miei passi battere il selciato senza udirne il rumore, nÈ di essi, nÈ di tutto quello che mi circondava. Seguivo la mia ombra, strisciante lungo i muri consunti, mentre sfruttava la poca luce rimasta di una giornata che stava volgendo al termine. O forse, a un nuovo inizioÖ Queste furono le prime impressioni non appena vidi il lavoro di Elettra: diapositive con scatti analogici singoli nelle quali in una frazione di secondo veniva catturata in modo indelebile líemozione di un viaggio attraverso líesistenza. Indefiniti pensieri ricorrevano alla mente, come se anni e anni cercassero di fondersi nellíistante di un ricordo: il ricordo di colui che ero stato. Ebbi líimpressione che le persone incontrate sul cammino si muovessero intorno a me, ma ben presto capii che ero io líunico in movimento, mentre tutti gli altri, immobili, in silenzio, mi stavano osservando. Incurante di tutto questo, proseguii il cammino, percorrendo strade sempre pi˘ buie, fino a giungere in una piccola piazza nella quale, inaspettatamente, fui turbato da una porta, che improvvisamente si spalancÚ. Il cuore sussultÚ ed io con esso, ma fui attratto dallo spiraglio di luce. Mi avvicinai, cautamente, ed entrai. Un acre profumo di incenso impregnava la penombra che regnava in quel luogo, sconosciuto e apparentemente abbandonato. Líarredamento e le suppellettili sembravano quasi ingessate dalla polvere del tempo, mentre un silenzio quasi spettrale invadeva lo spazio. Nel frattempo il sole scomparve definitivamente e, implacabile, venne la notte. Ebbi líimpressione che si stessero aprendo le stanze della memoria, quelle contenenti gli specchi, che líavevano catturata e trattenuto il passato, quelli che avrebbero riportato in vita líinfinito dellíesistenza. Un lieve, impercettibile movimento, almeno quella fu líimpressione, catturÚ la mia attenzione. Mi voltai di scatto, ma vidi soltanto la polvere danzare nel cono fievole di luce, che filtrava da una porta interna leggermente socchiusa, la quale, ero certo, poco prima era completante chiusa. Mi spinsi in quella direzione, entrai nel cono di luce e mi trovai di fronte una vecchia scala di legno, che risalii velocemente. Appena salita la prima rampa, intravidi, al piano superiore, un lembo di stoffa chiara svanire dietro líangolo del muro. Líansia mi strinse la gola, ma non riuscii a fermarmi se non quando giunsi al limite della stanza, nella quale terminava il lungo corridoio del primo piano. Un brivido tracciÚ il mio corpo in differenti direzioni per fermarsi nel cuore; alzai un braccio e aprii la bocca senza riuscire ad emettere alcun suono. Sul fondo della stanza, davanti ad uníaltra porta, questa volta a vetri e dalla quale proveniva una smagliante luce arancione, ebbi líimpressione di percepire una figura femminile. Restai nellíambito dellíincertezza, in quanto, mentre fui certo di vederne chiaramente il corpo, lo stesso non avrei potuto affermare del viso; anzi, di esso vidi soltanto líombra che stava scomparendo al di l‡ del vetro. Inizialmente pensai a due persone identiche, a due gemelle forse, ma ben presto notai che anche il corpo stava per scomparire attraversando la stessa porta. Il respiro divenne pesante, mentre la paura lasciÚ il posto a stupore, meraviglia e desiderio. Tutto appariva irreale, spettrale, quasi metafisico, ma io percepii, invece, la realt‡ di una straordinaria presenza fisica, che stava giocando con la mia anima. E di lÏ a poco infatti, riapparve rientrando da una finestra socchiusa, che tale rimase. Inizialmente vidi una mano e poco dopo il corpo, ancora attraversato dal filo di luce proveniente dai lampioni della strada. Non feci in tempo a fissare nella mente queste immagini che lei, in tutta la sua fisicit‡, mi passÚ innanzi, sfiorandomi. La guardai in viso per un attimo, fulminato dal suo sguardo, mentre lei, muovendo la testa come a sciogliere i capelli, mi sorrise e scomparve attraverso uníaltra porta. Vittima di uníipnosi della coscienza, iniziai a percepire i suoi movimenti ascoltando lo spostamento dellíaria immobile che mi circondava. Decisi di seguirla come si segue un sogno, preda volutamente inerme di un possesso interiore. Líimpressione fu quella che, attraverso questi suoi giochi, ella tendesse a portare la verit‡ verso di me, ma forse verso tutti noi, spezzando le false certezze e trasformandole, nello stesso tempo, in frammenti di realt‡, che potevano cosÏ apparire sotto una luce completamente nuova. Ella, interrogando se stessa, poneva anche a noi gli stessi quesiti esistenziali, al fine di risollevare la nostra attenzione e di dare forma alla coscienza. Usando la sua abilit‡ nellíapparire e nello scomparire, esercitava in noi una nuova forma di purificazione, quasi per un ordine interiore proveniente dallíanimaÖ una metamorfosi costante, una danza orfica, nella quale rappresentava noi stessi nellíagire quotidianoÖ una magica interpretazione dellíinfinita ricerca dellíesistenza basata su azioni visibili, ma molto spesso, su quelle invisibili. Un richiamo interiore, magistralmente intonato che affascinava e trascinava nel profondo. IniziÚ cosÏ a parlarmi attraverso le mille voci del silenzio, seguendo un ordine di ricerca interiore che la faceva passare da una dimensione allíaltra, come per raggiungere uníestasi illuminante. Mi sentii parte di lei, pronto ad intraprendere un cammino di purificazione alla ricerca di me stesso. Tremante le tesi la mano, sicuro di non riuscire a toccarla. Sentii il suo calore, ne fui inebriato e, con lei, attraversai la porta della mia anima.î (Fabrizio Boggiano) ìLa fotografia, di frequente, Ë utilizzata come ìstrumentoî per osservarsi, scandagliarsi nellíintimo, per ìleggereî tra gli spazi astratti del proprio animoÖ E la fotografia, nella sua naturale dimensione, intesa come sintesi di un momento trascorso e non pi˘ visibile, lo Ë come memoria, ma anche come segmento di vissuto su cui investire, come veicolo efficace per effettuare riflessioni, disegnare itinerari emotivi, dare prospettiva a punti di vista, allo stesso modo di come la parola lo Ë per la poesia, il colore per la pittura, le note per la musica. Elettra Ranno scrive il suo diario con la fotografia. Per lei la luce Ë parola, colore, nota. Una sintassi ben elaborata fatta di visualizzazioni cariche di simboli e metafore, ora pi˘ marcati, decisi, pronunciati, ora pi˘ sfumati, vaghi, morbidiÖ Un patrimonio di ìmomentiî da conservare, prezioso come i ricordi. Pregevoli frammenti di annotazioni. Un diario intimo, un piccolo taccuino di sensazioni, percezioni, impressioni connesse a stati díanimo. Tessuti con gusto estetico con una trama narrativa elegante e ricercata. ìSono immagini indefiniteî dice lei stessa ìappartenenti al territorio dellíonirico e della fantasia che rimandano ai pensieri pi˘ reconditi facendo leva sullíinconscio, líirrazionale ed il contenuto dellíanima. Visualizzo dei sentimenti, delle sensazioni che emergono dal grembo della mia intimit‡ utilizzando il momento della ripresa come momento di riflessione, riproducendo liberamente, cosÏ come sento, tutti quei fantasmi che danzano con me: la gioia, l'amore, la tenerezza, la paura, líillusione, la melanconiaîÖ ìDiario Onirico in Metamorfosiî Ë un lavoro profondo e spirituale, che raccoglie e coordina, secondo linee progettuali studiate in ogni dettaglio, nel quadro di una equilibrata coerenza strutturale e con uno stile che evidenzia personalit‡, la capacit‡ di leggere nei meandri di segmenti allíapparenza invisibili e oggettivare visioni personaliÖ (nei quali)Ö Elettra Ranno disegna iconicamente sofisticati perimetri emotivi, delinea percorsi intimi di rara bellezza emozionaleÖ (per)Ö ìcoinvolgere emotivamente e culturalmente líosservatore in modo che questíultimo avverta la mia entit‡, attraverso la propria esperienza e sensibilit‡î. (Fausto Raschiatore) Elettra Ranno Ë nata ad Acireale (CT) Vive e lavora tra Roma e Atene 2006 ìViaggio onirico in metamorfosiî a cura di Fabrizio Boggiano e Fausto Raschiatore, Joyce & Co. Artecontemporanea ñ Genova (Personale) 2005 ìFotoleggendoî ñ Roma ñ 1∞ premio Portfolio 2005 ìEquinozio di primaveraî, Galleria ìIl Leoneî ñ Roma (Collettiva) ìLíincisione fotografataî, Centro per líincisione e la Grafica díArte ñ Formello (Roma) (Collettiva) 2003 ìLook Outî, Festival Internazionale del cinema, arti visive e multimediale ñ Atene (Grecia) ìFestival delle Artiî ñ Bologna ìPersonaleî, Galleria ìMr. Duchampî ñ Roma 2002 ìPersonaleî, Associazione Culturale Passepartout ñ LíAquila ìPersonaleî, Associazione Culturale Baraonde ñ Roma