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12
Ott
2006

GALATA MUSEO DEL MARE YACHTS PORTRAITS LA COLLEZIONE DI BEPPE CROCE

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Il Galata Museo del Mare di Genova il 21 settembre 2005 ha inaugurato Yachts Portraits – La collezione di Beppe Croce, nuova sezione permanente che, a poco più di un anno dall’apertura al pubblico, arricchisce il valore delle sue straordinarie collezioni. Yachts Portraits – La collezione di Beppe Croce è una raccolta formata da un centinaio di preziosi dipinti. Si tratta di “ritratti” speciali: non di persone, ma di barche a vela. Quadri a olio, acquarelli e litografie d’epoca raffigurano l’evoluzione delle barche dette “yachts”. Golette, yawl, cutter inglesi, americane e francesi comprese tra il 1832 e il 1907, l’epoca in cui muovevano i primi passi competizioni sportive divenute leggendarie, come la Coppa America, o il Fastnet. Opere inglesi, per lo più, realizzate dai grandi maestri britannici del dipinto di marina, i dipinti appartengono a una tipologia pressoché introvabile in Italia e mettono oggi il Galata Museo del Mare, a poco più di un anno dalla sua apertura, al pari delle più grandi collezioni marittime europee, con un’apertura al mondo del mare e dello sport. La collezione fu raccolta da Beppe Croce, noto soprattutto per il contributo dato allo sviluppo della cultura velica in Italia. Presidente dello Yacht Club italiano di Genova e quindi dirigente e presidente della Federazione Italiana Vela (dal 1957 al 1981), è stato anche un importante collezionista e la raccolta ora esposta al Galata, grazie alla disponibilità della sua famiglia, lo dimostra. I dipinti della collezione sono il frutto di una moda che nel corso dell’Ottocento spinse armatori e capitani dei velieri mercantili a commissionare a pittori professionisti ritratti delle proprie navi. I generici dipinti di marina del passato lasciarono allora il passo ai captain’s paints, i “quadri del capitano”, che ritraggono navi molto precise, identificabili nelle forme, nelle velature e nei colori. Per accontentare questa esigente categoria si formerà presso i porti più importanti italiani ed esteri dell’epoca una generazione di pittori “specialisti”. Tra le opere esposte, si ricordano “Yachts off Ryde starting for the match to Cherbourg. 1865” (scena di partenza di regata, corale, con gli yachts allineati e il mare increspato dal vento), il dipinto raffigurante lo schooner “Shark”, all’ancora presso il fiordo di Kyles of Bute. I dipinti che compongono la collezione verranno esposti a turno, per garantire le migliori condizioni di sicurezza e di conservazione. La visita alla Collezione Beppe Croce è compresa nella visita del Galata Museo del Mare e non comporta alcun supplemento di prezzo al biglietto d’ingresso.

I “ritratti di barche” nella Collezione di Beppe Croce
Nel corso dell’Ottocento, tra gli armatori e i capitani dei velieri mercantili, in Europa e in America, si afferma una moda, quella che li spinge a commissionare a pittori professionisti le proprie navi. Non quindi, come nel passato, dei generici dipinti di “marina”, con scene di costa, di porto o di tempesta, ma quadri che ritraggono navi molto precise, identificabili dalle forme, dalle velature, dai colori. Questi non sono più “marine”, ma captain’s paints: i “quadri del capitano”. E i capitani – come gli armatori – non sono personaggi da accontentarsi facilmente: disdegnano le forme imprecise, le attrezzature inesatte, le “andature” veliche sbagliate. Per accontentare questa esigente categoria si formerà presso i porti più importanti dell’epoca una generazione di pittori “specialisti”: tra questi, in Italia, i più importanti saranno due genovesi come Domenico Gavarrone e Angelo Arpe, un livornese di origini francesi, Louis Renault, i fratelli Luzzo a Venezia, mentre lo stesso stile si diffondeva in vari paesi, con Joseph Roux a Marsiglia o Anthony Jacobsen a New York. In Inghilterra, questa moda non riguarda solo le “navi”, ma anche le barche, quelle che con un termine di origine olandese (“jacht”) sono ormai note internazionalmente come “yachts”. Similmente a capitani e armatori dei mercantili, i proprietari da diporto richiedono dipinti sulle loro barche: anzi, ritratti. E proprio “yacht portraits” è il nome di un genere che nasce e si afferma in Inghilterra, tra il secondo quarto dell’Ottocento e gli inizi del secolo successivo. Dipinti belli e particolari, non a caso realizzati dalla mano di pittori specialisti e sapienti, come Nicholas Condy, morto giovanissimo nel 1851, o Thomas Dutton, uno dei più abili litografi di marina della sua generazione ma autore di un numero limitato di quadri a olio. Uno di questi rari esemplari è esposto nella mostra e raffigura la regata tra il “Titania”, dell’inglesissimo Royal Yacht Squadron e lo statunitense “The America”, avvenuta nel 1852. Massiccia la presenza di autori come Arthur Fowles, che passò tutta la vita a Ryde, nell’isola di Wight, punto di ritrovo e terreno di regata per molti yachtsmen. Tra le opere esposte “Yachts off Ryde starting for the match to Cherbourg. 1865”: una scena di partenza di regata, corale, con gli yachts allineati e il mare increspato dal vento. Uno dei dipinti più apprezzabili è certamente quello che raffigura lo schooner “Shark”, all’ancora presso il fiordo di Kyles of Bute: lo scafo nero, affusolato e immobile, le vele parzialmente imbrogliate e intorno una costa rocciosa, pervasa da una nebbia leggera sovrastata dall’aria trasparente del grande Nord. La didascalia recita, con britannica compunzione, che la goletta appartiene al VI° Duca di Rutland. Scafi neri, vele bianche: solo verso la fine del secolo il canone d’eleganza sembra rompersi : C.K. Mitchell raffigura la goletta “Aphrodite” vista da prora, con lo scafo bianco e la carena rossa, mure a dritta mentre l’equipaggio mette a segno i “flocks” dopo una virata; il dipinto è datato 1890. Un genere particolare, ma soprattutto un’atmosfera, quella che benissimo rende l’unica gouache – delle pur molte della collezione Croce – che si è scelto di esporre nella selezione: “Exhibiting at the Royal Accademy”. L’equipaggio, vestito di bianco immacolato, saluta con i cappelli gli yachts che incrocia; il timoniere accoccolato per terra (per evitare il boma, particolarmente basso) governa una ruota a caviglia e un distintissimo “owner” (l’armatore, proprietario della barca) saluta anch’egli, cappello da capitano nella destra e mano sinistra in tasca. E’ un’epoca, anzi, è la belle epoque.

Beppe Croce. Una vita per la vela
Beppe Croce nasce a Genova l’11 dicembre 1914. Un Dinghy 12 piedi, regalatogli a otto anni dal nonno, e la prima di una lunga serie di barche di sua proprietà: Star, 5 metri S.I., Dragoni, 5,5 metri S.I., e da inizio a una grande passione velica e a una lunga attività sportiva. Dopo essere stato nel 1937 Campione Italiano Universitario della classe Star, partecipa alle più importanti competizioni veliche internazionali, tra cui la Coppa d’Oro, la Coppa di Francia, la One Ton Cup e le Olimpiadi di Londra del 1948. Prende parte a tre regate del Fastnet per le classi Altomare, alla regata delle Bermude, alla Transpacifica e alla Giraglia. Come dirigente e rappresentante della vela italiana è capo equipe della squadra azzurra e partecipa alle Olimpiadi di Helsinki del 1952. Successivamente diventa presidente del Comitato Organizzatore di quella di Napoli nel 1960, vicepresidente della giuria internazionale ai Giochi Velici di Tokio nel 1964, presidente di quelli di Acapulco nel 1968, di Kiel nel 1964 e di Kingston nel 1976; e, infine, presidente della giuria della Coppa America dell’1983 vinta da Australia II. Nel 1949 viene eletto Segretario Generale della Federazione Italiana Vela, della quale diventa Presidente dal 1957 al 1981. Nel 1958 è Presidente dello Yacht Club Italiano, dopo esserne stato segretario generale e vicepresidente. Dal novembre 1969 e presidente dell’International Yacht Racing Union (I.Y.R.U.), unico presidente non anglosassone nella storia dell’importante comitato. Si spegne a Genova nel 1986.