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01
Giu
2007

GENOVA ECCEZIONALE VENDITA DI DIPINTI ANTICHI

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La casa d’aste genovese ART di Guido Wannenes annuncia i primi risultati dell’asta di ANTIQUARIATO che si è tenuta ieri sera a Palazzo del Melograno. Come previsto i top lot sono due dipinti antichi: San Giovanni Evangelista di BERNARDO STROZZI detto il Cappuccino (un autore che alla casa d’aste ha portato fortuna fin dagli inizi, con la strepitosa vendita de La Santa nel 2004 a 375 mila euro) è stato battuto a 254 mila euro, mentre Le nozze di Cana di Valerio Castello ha totalizzato 302.500 euro.

Il titolare di Art Guido Wannenes dichiara “I collezionisti hanno premiato la nostra ricerca per opere inedite e di altissima qualità, è un ottimo momento per i dipinti antichi, soprattutto a Genova dove ormai confluiscono i collezionisti di tutto il mondo”.

Di seguito le descrizioni dei dipinti tratte dal catalogo e in allegato la foto del
top lot “Le nozze di Cana” di Valerio Castello.

LOTTO 499    VALERIO CASTELLO (1624-1559)

Le nozze di Cana   Olio su tela, cm 170x220   Stima 200.000-250.000 euro

Scrive Camillo Manzitti in “Kunst in der Republik Genua 1528-1815” che “questo importante dipinto di Valerio Castello, caratterizzato da una complessa organizzazione dello spazio pittorico e da un’effervescenza espressiva che ne testimoniano senza dubbio l’appartenenza all’attività matura, ribadisce con esemplare chiarezza orientamenti del pittore già espressi in molta parte della sua produzione….La grande tela, nella sua magniloquenza espressiva, la solare luminosità atmosferica, il sontuoso apparato dell’ambientazione architettonica in spazio aperto, il punto di vista abbassato che sacrifica gli spunti naturalistici delle libagioni sulla tavola, per esaltare il multiforme, scenografico atteggiarsi dei numerosi personaggi, dirottava su una nuova concezione decorativa le attenzioni dei pittori genovesi”.
Il dipinto è già stato richiesto per la mostra su Valerio Castello a cura di Camillo Manzitti che si terrà a Genova nel 2008 e verrà pubblicato anche nel relativo catalogo.

LOTTO 489.  BERNARDO STROZZI  detto Il Cappuccino  (Genova, 1581/82 – Venezia, 1644)
San Giovanni Evangelista  Olio su tela, cm 64X50    Stima € 150.000 - 200.000

Bibliografia:  Mostra della pittura del Seicento e Settecento in Liguria, catalogo della mostra a cura di A. Morassi, (Genova), Milano 1947, p. 49;
L. Mortari, Su Bernardo Strozzi, in “Bollettino d’Arte”, 1955, p. 328;
L. Mortari, Bernardo Strozzi, Roma 1966, p. 98, fig. 86; L. Mortari, Bernardo Strozzi, Roma 1995, p. 114, n. 114.
 
Ha il piglio fiero di un giovane eroe e al contempo lo sguardo colmo di malinconia: il coraggio unito alla triste consapevolezza di chi si accinge a scrivere il testo forse più drammatico e intenso della Bibbia, l'Apocalisse. Il volto di Giovanni e la sua mano che sta per comporre, saturano l'intero spazio della rappresentazione di una tela da stanza che si regge sull'equilibrio precario tra un ritratto e un quadro da devozione.

È ben noto che il Cappuccino, fin dai primissimi anni in cui dipingeva ancora quando si trovava nella cella del convento, vuoi per propria vocazione, vuoi per le sollecitazioni dei suoi committenti, amava ritrarre su tele o tavole, ma anche su fogli di carta, "mezze figure di santi", come ricordano le fonti (Soprani 1674). Pur tuttavia questo straordinario brano di realismo pittorico è ben lontano dai testi convenzionali delle operette devozionali dello Strozzi giovane e va assegnato alla piena maturità del Cappuccino intorno al 1625.

La forza e l'intensità espressiva della figura - pur sempre un santo, è vero, ma quanto più uomo! - nulla cedono alle sdolcinate sinfonie cromatiche di ascendenza toscana, al languore delle espressioni che uno strascico di umore controriformistico poteva suggerire ancora negli anni tra fine Cinquecento e primissimo Seicento. Qui lo Stozzi ha già ben presente la nuova lezione del Caravaggio, vuoi per averlo conosciuto a Roma, in un probabilissimo viaggio nella Città Eterna in data ancora da precisare, vuoi nelle opere che già circolavano per la Penisola e anche a Genova erano approdate; tiene conto altresì delle più generali istanze veriste della Milano e della Roma contemporanee.

Non si fatica, credo, a immaginare questo dipinto epurato dello strato di vernice che ne cela e ne smorza l'effervescenza pittorica. Ben si scorgono, infatti, i segni di un pennello audace nella libertà del segno; si apprezza la perfetta stesura nei tratti che definiscono il volto: l'incarnato compatto ma tutt'altro che omogeneo per rendere la sua presenza nell'atmosfera e nella luce; gli occhi che emergono da tanti piccoli segni di pennello nella perfezione di uno sguardo catalizzatore.