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03
Nov
2006

GENOVA: "L'UTOPIA", MOSTRA PERSONALE DI LUIGI CARPINETI A SATURA

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In greco, il termine utopia significa "nessun luogo" ovvero concezione immaginaria di un mondo che si contrappone alle difficoltà e accidenti della realtà storica in cui si vive. Se Jean Paul Sartre aveva teorizzato l "Essere e il nulla" e vedeva l'esistenza umana come un "buco", un vuoto che si allarga per accogliere invano il Sé, l'utopia di Luigi Carpineti lo porta invece a descrivere "visivamente" il vuoto. Come? Facendo galleggiare in spazi del supporto - volutamente lasciati bianchi - oggetti (dipinti) tratti dal banale quotidiano. Insomma, l'habitat umano, in questa pittura,  risulta volutamente inghiottito, completamente fagocitato dal rovello del pensiero, dalla complessità del vivere contemporaneo in cui tutto è sottoposto a ridefinizione in attesa di nuove, future identità. Nello sconcerto di oggi, dove alle crisi societarie si susseguono sviluppi tecnologici impensabili, l'uomo fa fatica a trovare l'armonia nell'immaterialità che lo circonda. Siamo infatti testimoni di una nuova era e la tecnologia digitale sta sradicando il nostro modo di pensare, di comportarci e di operare (vedi "Materia Immateriale", Miriam Cristaldi, ed. Peccolo, Livorno 2003). Sta prendendo corpo un nuovo elemento di natura fuggevole, una materia immateriale imprendibile, che corre nelle reti su sistemi di trasmissioni-dati, costituita da linee in fibra ottica (tecnologia digitale), ponti radio,  fili telefonici, antenne paraboliche... Luigi Carpineti, in questo contesto, si ferma. Toglie la spina. Per riflettere. E, quasi eseguendo un lento esercizio di antropologia, prova a ridefinire poveri oggetti d'uso quotidiano come "Dentifricio con spazzolino da denti". "Piatto con forchetta e coltello", "Abat-jour con sveglia", "Saggina e contenitore di spazzatura" o, ancora, "Vaso con fiori" ecc.,  corrispondenti anche ai titoli delle opere. Un azzeramento totale della corsa tecnologica e un provare a "rimembrare" ciò che sta per scomparire o per subire processi trasformativi. Come il sillabare faticoso di un bambino alle prese con le lettere dell'alfabeto. In questo senso, un memorizzare ciò che sta per entrare nel museo di un antico e recente passato. Sì, perché tali oggetti sono appena abbozzati rudimentalmente nel loro profilo con una linea marcata (quasi sempre nera) simile ai contorni specifici del timbro. Forse per voler fissare nel vuoto, in un precario spazio-tempo al di fuori delle categorie, ciò che è più riferibile ai concetti della mente. Quasi un lento, faticoso sillabare una realtà in via di trasformazione. Allora prendono corpo "oggetti-embrionali" come labili tatuaggi fissati nella roccia del pensiero, secondo lo stile ruvido dei primordiali graffiti. Segni essenziali, questi, che nella loro forza incisiva, tendono a mostrarsi più come espressione  simbolica che come mera oggettualità. Come per il dipinto dove si materializza la silhouette di una scopa (in granaglie) accanto al circolare profilo di un bidone per rifiuti. Decise geometrie libere che rimandano agli archetipi. O ancora quello della "Veranda" dove l'essenziale costruzione che struttura le  vetrate laterali (sormontate da un fantasmatico  architrave), è attraversata al centro da una croce nera (le maniglie), fornendo idealmente l'immagine di una possibile, arcaica, architettura di natura sacrificale. Forse un'ara pacis? (M. Cristaldi)

L'UTOPIA
mostra personale di Luigi Carpineti testo di Miriam Cristaldi
fino all'8 novembre
Satura Associazione Culturale
Piazza Stella 5/1
16123 Genova
orari:dal martedì al sabato dalle 16.30 alle 19, chiuso lunedì e festivo; altro orario su appuntamento
www.saturarte.it