Stampa
19
Gen
2007

GENOVA, SATURA ASSOCIAZIONE CULTURALE: METAMORFOSI DI FORME E COLORI

Pin It
sabato 20 gennaio 2007 ore 17:00
sala maggiore – inaugurazione
< METAMORFOSI DI FORME E COLORI >
mostra personale di Gabriella Pastorino
a cura di Valentina Perasso
aperta fino al 7 febbraio 2007
dal martedì al sabato ore 16:30 – 19:00
chiuso lunedì e festivo


Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s’inaugura, nella sede dell’Associazione Culturale  Satura  (piazza Stella 5/1), sabato 20 gennaio 2007 alle ore  17:00, la mostra  personale  < Metamorfosi di forme e colori > di Gabriella Pastorino. A cura di Valentina Perasso.

Gabriella Pastorino attraverso la pittura recupera il passato della sua prima giovinezza: un tripudio di forme e colori invadono la sua opera, assorbono e seducono completamente l’artista e non solo.
Un’arte istintiva, impulsiva, esplosiva, opposta apparentemente alla personalità dell’esteta, che crea apertamente senza un idea prestabilita, lasciando lo spettatore libero di interpretare a suo piacimento il significato:  una fusione inconscia al genio personale dell’artista e a “infiniti” immaginari individuali.
Forse l’impulso inconsapevole nato dalla visione degli antichi borghi di pietra della Costa Azzurra? Forse la magia di S.Paul De Vence?
Dei tre periodi che cronologicamente caratterizzano l’attività artistica della Pastorino, quello intermedio è decisamente il più significativo: i profumi e le sensazioni della  campagna invadono le sue tele, le forme geometriche lasciano improvvisamente intravedere degli spicchi di becchi che richiamano l’essenza del pavone e che ritornano come costante.
L’estasi di fronte alla potenza creativa della natura si traduce in  una delle principali fonti d’ispirazione, un topos che offre alla forma movimento, colore, energia, sintomi del pathos che l’artista sente in sé, un richiamo all’universo del sacro non disgiunto dal contatto con la “terra”;  un richiamo al paesaggio, ai ricordi, alla quiete dell’animo, che si oppone all’eco di una contemporaneità di caos metropolitano. Oggetti quotidiani o simbolici che evocano il mondo delle memorie indelebili e sempre vive dell’artista.
Una sacralità interiore che è pervasa anche da coscienze arcaiche: la percezione visiva di obelischi che si elevano verso il Dio Sole come richiamo all’antico Egitto e all’universo dei suoi primitivi colori, o di superfici istoriate d’oro che evocano la cultura azteca che da sempre affascina l’artista.
Linee geometriche, gamme di colori separati fra loro che straripano sulla tela e restano nella nostra mente, forse alla ricerca di un ritmo, di un’armonia e un equilibrio interiore? O, iperbolicamente, di una pace divina? Un desiderio dell’artista, libero e incontenibile o, al contrario, coartato dalla necessità e dalla costrizione del disegno?
Questi sono bagliori di luce che l’artista, nella sua visione onirica ci offre e che lo spirito di ognuno può cogliere come no nell’attimo di una visione...