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13
Apr
2007

GENOVA, SEI MOSTE A SATURA: INAUGURAZIONE SABATO 14 APRILE

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sabato 14 aprile 2007 ore 17:00
sala maggiore - inaugurazione

< EGLE BERTETICH GRONDONA >

mostra personale
a cura di Simona Grondona

aperta fino al 2 maggio 2007
dal martedì al sabato ore 16:30 – 19:00
chiuso lunedì e festivo
Genova, SATURA Associazione Culturale

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s’inaugura, nella sede dell’Associazione Culturale  Satura  (Piazza Stella   5/1),  sabato  14 aprile 2007 alle  ore  17:00,  la  mostra personale  di Egle Bertetich Grondona. A cura di Simona Grondona.

L’impressione che si ha a scorrere l’intera produzione di questa artista, è quella di potervi leggere come in un libro, gli stati d’animo, le preoccupazioni le gioie e le paure di tutta una vita.

Nata a Fiume, le vicende e il destino della sua famiglia e degli altri abitanti di questa città dopo la seconda guerra mondiale, segnano in maniera indelebile la sua formazione culturale e artistica.

Da “esule in patria” vive tute le contraddizioni di una società che si lasciava alle spalle un conflitto drammatico e che faceva di tutto per dimenticare gli episodi più oscuri e tristi.

I ricordi di quella infanzia fiumana e delle vicissitudini affrontate nella “nuova patria”, segnano il processo creativo dell’artista che, attraverso la tela, cerca di dare forme e concretezza ai ricordi di quel periodo, non tralasciando tuttavia di avere un occhio attento e critico sulle grandi tensioni della società contemporanea.

Ecco allora il tema dell’incontro/scontro tra le grandi religioni di questo tempo, le riflessioni legate al confronto tra le diverse generazioni e alle relazioni interpersonali, l’eterno dilemma tra essere e avere.

Gli oggetti della quotidianità e i paesaggi che più si sono impressi nella memoria della pittrice, da sfondo dell’azione ne diventano protagonisti assoluti, attraverso l’uso di linguaggi e di tecniche eterogenee.

Le lunghe estati trascorse durante la maturità nella Terra Sarda, i colori accesi dei litorali e i toni aspri delle zone collinari e montagnose che vi sono a ridosso, gli elementi e le tonalità che all’alba e al tramonto si fondono assieme, hanno lasciato traccia di se nel processo creativo, testimoniando della continua ricerca e attenzione al rapporto con la natura e con i miti della creazione.

 

sabato 14 aprile 2007 ore 17:00
sala prima - inaugurazione

< INSIGHT >

mostra personale di Stefano Cioffi
a cura di Gaia Salvatori

aperta fino al 2 maggio 2007
dal martedì al sabato ore 16:30 – 19:00
chiuso lunedì e festivo
Genova, SATURA Associazione Culturale

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s’inaugura, nella sede dell’Associazione Culturale  Satura  (Piazza Stella   5/1),  sabato  14 aprile 2007 alle  ore  17:00,  la  mostra personale  < Insight > di Stefano Cioffi. A cura di Gaia Salvatori.

Era intitolata a “Il limite svelato” una mostra torinese in cui molti anni fa mi imbattei e che mi aprì gli orizzonti delle conquiste linguistiche degli anni ’60 e ’70 nelle arti. Le significative esperienze allora presentate conducevano a confrontarsi sui ‘confini’ fra i linguaggi sul filo dei quali si stava sviluppando la più sottile sensibilità contemporanea coltivando campi di tensione fra le arti che sondavano tra le impervie possibilità di “rimodellare il limite” (come scrisse allora Germano Celant), metafora plurisignificante di ricerca del nuovo.

Ritrovando Stefano Cioffi a distanza di molto tempo, provo a reinterrogarmi su quella metafora sollecitata dall’impatto con la sua nuova produzione in cui mi sembra, appunto, prendere forma ancora una volta un’idea del ‘confine’ non come limite, ‘borderline’, ma come seduzione dell’estensione di un orizzonte.

Lasciando sospeso il lungo “silenzio”  in cui Stefano ha  conservato la sua pittura, ripenso inevitabilmente ai suoi esordi artistici vissuti a pieno nella dimensione – come ebbi a scrivere nel 1995 – dell’”ut pictura musica”.  Allora i rapporti e le analogie fra i due suoi privilegiati campi di espressione erano evidentemente avvertibili, senza nascondimenti, riconoscibili finanche da precisi riferimenti iconografici, per mettere alla prova il suo radicato humus musicale nella scoperta del nuovo linguaggio della pittura e ancora nell’aspirazione, allora quasi inconfessata, di voler fare musica come si fa pittura, di immaginare, se possibile, di interpretare la musica rompendo con il suo sistema accademico, grazie al nuovo alimento, tutto materico, trovato nella pittura. Ma ora i rapporti di forza, all’interno della trama delle sue emozioni creative, mi sembrano cambiati. Ed è intervenuto a modificare questi rapporti proprio il più astratto degli elementi musicali: il “silenzio” .

Con forza, però, questo elemento ha scaraventato l’artista, quasi come per un’irruzione inaspettata, sul suo bordo più estremo, portandolo nel pieno del magma della materia. Il rapporto ancora non consumato con la musica ha regalato così a Stefano Cioffi una nuova dimensione di ricerca dove il confine fra le arti, grazie alla conquista del silenzio, della pausa come espressione (elemento fondamentale del suono) è stato superato nella scelta incondizionata del solo linguaggio della pittura, con le sue differenze materiche, i suoi stadi, le sue potenzialità sia cromatiche che plastiche. Cionondimeno le opere di Stefano Cioffi  sono tutte indifferenziatamente segnate da un’idea di ‘confine’, di un confine però non inteso come metafora di separazione, ma come linea immaginaria fra ordine e disordine, fra materiale ed immateriale, come realtà produttrice di energia.

Se l’Informale, cui Stefano Cioffi ha dagli esordi alimentato la sua cultura artistica, sgorgava dal naturalismo astratto lasciando spazio totalizzante alla sensibilità soggettiva, al racconto emotivo anche con mezzi ‘brut’ ed elementari, nelle sue opere più recenti le materie prescelte (sabbie, polvere di marmo, cemento bianco, polvere di pomice, polvere d’ebano risultante dalla lavorazione dei clarinetti, stucco e colle), pur trattati in termini apparentemente ‘informali’, sono il volto concreto e tangibile di una ricerca consapevole, come immagini di pensiero.  Il risultato non propone mondi di accattivanti apparenze, ma di profondità che, nella fedeltà al genere prescelto (la pittura), rivela l’inquietudine propria  dell’apertura avventurosa verso mezzi espressivi non canonizzati.

Stefano Cioffi si muove così ancora entro delle cornici, tele bidimensionali che, messe le une accanto alle altre, sembrano dei tagli all’interno di una continuità e che, con la scelta materica del supporto (la juta sul versante nudo trasuda comunque materia) stabilisce un primo stadio plastico che è ‘preparazione’ di nuovi stadi sempre più aggettanti. L’opera, in definitiva, si costruisce gradualmente di schermi plastici che segnano passaggi di modulazione verso un’ancora inesplorata dimensione, la scultura, e che delimitano domini di una architettura dove l’idea del confine sta tutta nella materia pittorica come luogo di concentrazione sull’ambiguità, sulla duplicità del suo concetto tra barriera-limite e bordo permeabile a nuovi, inediti, imprevedibili passaggi.

Insight, il titolo della mostra genovese, è l’evoluzione ulteriore di questo processo plastico che ha portato l’artista a sviluppare una ricerca sul volume e dentro il volume, cercando oltre l’apparenza, presupponendo una conoscenza profonda della materia e della psiche allo stesso tempo. Nasce così questa velata linea d’orizzonte, elemento già caratterizzante molta della produzione di Stefano Cioffi, trasparente attraverso una superficie opalescente che ne rivela l’essenza ma non ne definisce i contorni. Che ha nel suo elemento più profondo una scultura di materiali e forme differenti costruita in bassorilievo su un supporto di legno. Ne scaturisce una visione di corpi indefiniti,  quasi illuminati da una luce inesistente che ne confonde la visione senza abbatterne l’immagine.
 

sabato 14 aprile 2007 ore 17:00
sala pozzo - inaugurazione

< IMPRONTE >

mostra personale di Francesca Pettinato
a cura di Valentina Perasso

aperta fino al 2 maggio 2007
dal martedì al sabato ore 16:30 – 19:00
chiuso lunedì e festivo
Genova, SATURA Associazione Culturale
 

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s’inaugura, nella sede dell’Associazione Culturale  Satura  (Piazza Stella   5/1),  sabato  14 aprile 2007 alle  ore  17:00,  la  mostra personale  < Impronte > di Francesca Pettinato. A cura di Valentina Perasso.

Il termine "Raku" designa una particolare tecnica di ceramica nata in Giappone nel XVI° secolo. Il suo ideatore, Chojiro, diede origine ad una dinastia di ceramisti che da quindici generazioni continua a tramandare la tradizione: la dinastia Raku. Questa tecnica è legata fin dalla sua nascita alla cerimonia del tè, ed ogni oggetto acquista un carattere quasi "rituale". La particolarità del Raku sta nel fatto che i pezzi sono estratti dal forno ancora incandescenti per essere sottoposti ad una serie di interventi.

Le piastrelle di Francesca Pettinato  - Maestro d’Arte attiva artisticamente sul Lago Maggiore - lavorate con questa tecnica, evocano un primo impatto di  percezione visiva del colore che prende vita in forme variegate e diverse: i suoi pannelli spaziano dal figurativo, al grafismo di forme tutte da scoprire ed interpretare. A questo proposito, una chiave di lettura interessante è la semiotica dei colori e delle forme: il colore-segno visto come spiegazione originaria di fenomeni inconsci della psiche, ma nello stesso tempo un viaggio misterioso nel discorso interpretativo. I colori antichi del Giappone rinascono nella realtà odierna occidentale. In particolare spiccano il rosso e il blu.  Due tinte intriganti, che affrontate dalla prospettiva del Brusatin celano simbologie e significati:  contrasti, colori freddi e colori caldi, associazioni intuitive e schematiche di azione centrifuga del rosso e di reazione centripeta del blu.  Un’opposizione originariamente simbolica del colore maschile e uranico (blu) rispetto al colore femminile e ctonio (rosso), termine che deriva dal greco Chthonia, che significa “terrestre” ed è riferito, secondo la mitologia greca, alla divinità Demetra, la madre terra, portatrice di stagioni. Un’iconologia quindi connessa all’idea di unione fra uomo e donna, di nascita e di fertilità.  Ma anche un’osmosi, letta nei toni del grigio, con il mondo onirico al limite tra immaginazione e realtà, sensibile al fascino della cultura orientale, che emerge dal decoro che richiama anche i motivi di alcuni tessuti e arazzi. La forma è in rapporto costante con il colore: lo spettro cromatico e il grafismo morfologico sono sintesi di quello che l’artista sente in quel preciso istante, attraverso il movimento di forme sinuose, con andamento dolce come le onde di un mare pacato.  In esse s’intravedono dei “corni appuntiti” e “una testa, il corpo e la  pelle di un serpente”, figure che potrebbero rappresentare l’ansia di un pericolo in agguato, se non vi fosse l’attenuazione efficace dell’arancio chiaro, luce di speranza e di positività. In accordo con  F. Schiller:  “L'artista è figlio del suo tempo, ma guai a lui se ne è anche il discepolo o peggio ancora il favorito".  Francesca è figlia del nostro tempo ma non ne è discepola: conserva il segreto e la tecnica antica del Giappone, portandoli ai giorni nostri, con una continuità lineare che è carattere di stile, esprimendo emozioni anche profonde nel modo più semplice, con un linguaggio tutto personale.


sabato 14 aprile 2007 ore 17:00
sala cisterna - inaugurazione

< KIM JEONG HYUN >

mostra personale
a cura di Piergiorgio Balocchi

aperta fino al 2 maggio 2007
dal martedì al sabato ore 16:30 – 19:00
chiuso lunedì e festivo
Genova, SATURA Associazione Culturale
 

Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s’inaugura, nella sede dell’Associazione Culturale  Satura  (Piazza Stella   5/1),  sabato  14 aprile 2007 alle  ore  17:00,  la  mostra personale di Kim Jeong Hyun. A cura di Piergiorgio Balocchi.

Conosco da alcuni anni le opere dello scultore Kim Jeong Hyun ed è quindi con estremo piacere che scrivo questa mia lettera di presentazione “da scultore a scultore”: ed ancora una volta nella galleria Satura che mi sembra ormai determinante per l’asse della scultura nella lunga strada tra la Corea e Carrara…e Genova, naturalmente, come nel tempo ritrovato della scultura in marmo, che non ha in sé che il tempo della storia.

Le meravigliose storie in marmo nero del Belgio e marmo statuario che presenta in questa mostra il mio amico Kim Jeong Hyun, raffinate opere dai titoli accarezzati dal sogno, dove la materia del marmo, ma anche i sentimenti dell’uomo, sembrano entrare in intima ricerca di un risveglio dello spirito che comprende la vera intimità della poesia che talvolta la pietra racchiude in sé.

Così i visitatori potranno ammirare queste poetiche frasi raccolte in quel lungo viaggio nel tempo e nello spazio da Kim Jeong Hyun e mi piace pensare ad un richiamo romantico per quel bianco e nero che orna tanti bei palazzi di Genova ed anche, perché no, della mia Siena…

Un saluto ed un augurio a Kim Jeong Hyun molto lontano dalla sua dinamica e convulsa Seoul…Cittadino del mondo per amore dell’arte della scultura.

 
sabato 14 aprile 2007 ore 17:00
sala colonna - inaugurazione

< TRACCE DI COLORE >

mostra personale di Wilma Landro
a cura di Valentina Perasso

aperta fino al 2 maggio 2007
dal martedì al sabato ore 16:30 – 19:00
chiuso lunedì e festivo
Genova, SATURA Associazione Culturale


Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s’inaugura, nella sede dell’Associazione Culturale  Satura  (Piazza Stella   5/1),  sabato  14 aprile 2007 alle  ore  17:00,  la  mostra personale  < Tracce di colore > di Wilma Landro. A cura di Valentina Perasso.

“Lentamente tutto si crea. / La creazione dura in eterno./ Il buio divenne luce e la luce fuoco / e l’essere umano un giorno si svegliò e disse: Voglio”.

Osservando i quadri dell’abilissima pittrice Wilma Landro volano alla mente i versi di Inger Hagerup, poetessa norvegese.  Nell’Informale della Landro emerge la continua volontà di astrazione. L’artista vuole trasmettere e far scoprire allo spettatore ciò che non può essere percepito solo con le parole, ma attraverso superfici, linee e forme: il “vedere oltre”, la necessità di trasportare il “vissuto” visto con i propri occhi, in qualcosa di nuovo che possa trascinare altrove lo spettatore. Nel suo genio creativo zampilla un “fuoco assoluto”,  il desiderio intenso di cercare il “mai visto”, costruendo una propria cifra espressiva.

La necessità continua di astrazione della Landro è impregnata di forti verità emozionali, rappresentate e dettate dal pensiero che a volte si trasforma in esaltazione caotica. “Paesaggio in eruzione” e “Astratto” sono in piena sintonia con questi stati d’animo che aleggiano nello spirito dell’artista, testimoni di una verità soggettiva.

Un astratto con consistenza reale, che vuole comunicarci qualcosa nell’ampiezza del gesto e nel suo gioco di forme, che non sono figure, ma avvicinano alla possibilità di conoscenza.

Il colore è in movimento come se fosse un indice di crescita e di voler mutare in qualcosa: la meraviglia di chi contempla la bellezza del creato percependone l’energia vitale per farsi narratore della sua stesso incanto. Un’espressività cromatica, ricca di variazioni tonali dell’assunto pittorico, che suggerisce l’idea di “poesia visiva” basata su valori espressivi di colori puri che si compongono per dare intensità a un racconto d’effetto, coinvolgente e passionale.

L’artista oltre ad essere inventore è spettatore delle sue creazioni: Wilma traduce le percezioni attraverso il colore e i segni leggibili dalla nostra capacità sensoriale e cognitiva.

L’immaginazione comincia a pensare e a vedere oltre, l’invenzione può pensare alla formula chimica per produrre l’universo dei colori che caratterizzano la personalità rapendo l’individuo nella astrazione più pura delle atmosfere esistenti.



sabato 14 aprile 2007 ore 17:00
sala portico - inaugurazione

< LE SETTE MERAVIGLIE>

mostra personale di Imma Visconte
a cura di Valentina Perasso

aperta fino al 2 maggio 2007
dal martedì al sabato ore 16:30 – 19:00
chiuso lunedì e festivo
Genova, SATURA Associazione Culturale


Con il Patrocinio di Provincia e Comune di Genova, s’inaugura, nella sede dell’Associazione Culturale  Satura  (Piazza Stella   5/1),  sabato  14 aprile 2007 alle  ore  17:00,  la  mostra personale  < Le sette meraviglie > di Imma Visconte. A cura di Valentina Perasso.

“ Dei Cieli Spirituali l’inaccessibile azzurro
per l’uomo stramazzato che sogna e ancora soffre,
con l’attrazione del baratro s’apre e s’ingolfa.”   

(da: “I fiori del Male”)


Le parole piene di impeto di Charles Baudelaire della poesia “Alba spirituale” conducono immediatamente, a distanza di molti anni, nelle tele di Imma Visconte. Osservando “Albeggiare”, opera inclusa nel ciclo delle Sette Meraviglie, le parole del poeta sembrano sposarsi benissimo con il paesaggio raffigurato: una distesa di acqua, illuminata dai chiarori dell’alba, che scorre verso un baratro aperto, forse l’Infinito?

Imma è attratta dal primordiale e dal mondo dei miti: i suoi paesaggi sono fantastici, fiabeschi, e inconsueti. L’artista ci propone un viaggio caleidoscopico attraverso i territori delle leggende mitologie e di racconti lontani contestualizzati nel contemporaneo. La forma, secondo Imma, è rappresentata dalla pietra, elemento arcaico, consumata dal vento, levigata dall’acqua, segnata dallo scorrere del tempo; oscure monocromie risaltano le forme dove, a volte, s’intravedono dei “vuoti”, buchi tendenti all’ignoto.

Sicuramente l’artista subisce influenze simboliste: il recupero e la nostalgia dell’antico, il dialogo dell’uomo con il silenzio delle immensità naturali, le rocce, le caverne, sono misteri che racchiudono un forte misticismo nella loro oscurità, che evocano un rispetto e una dedizione totale dell’essere con il contesto circostante. Profumi ancestrali, venti impetuosi s’impadroniscono di dell’estro di Imma.

La dimensione contemporaneizzata del mito è inteso come un iter tra la dimensione a-temporale e quella presente, una proposta di mondi stupefacenti in cui convivono archetipi antichi e codici narrativi di diverse culture. Spesso l’ispirazione di Imma nasce dal fascino per il cinema la fotografia: è il caso del ciclo “ Poema” ispirato alla Medea di Pasolini del 1969, ambientato in Cappadocia. Un punto di partenza per poi arrivare alla tela: “un modo per evadere dal quotidiano”, come sostiene l’artista, “ troppo lontano dai nostri sogni..”.

Le pietre, i colori dell’alba, il soffio dei venti, gli spettri di dei, ci trasportano in un tempo lontano, incontaminato, originario..