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20
Mar
2006

I FIORI DEL BAROCCO A PALAZZO ROSSO DAL 24 MARZO AL 25 GIUGNO

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A cura di Anna Orlando Nella primavera del 2006 Genova sar‡ permeata dei profumi e dei colori della nona edizione di Euroflora (21 aprile ñ 1 maggio 2006): uníoccasione quanto mai opportuna perchÈ i genovesi e i numerosi visitatori italiani e stranieri presenti in citt‡ (se ne prevedono oltre 700.000 per Euroflora) possano avere líopportunit‡ di ammirare anche i fiori del passato, quelli dipinti sulle tele di grandi artisti locali e forestieri che operarono in citt‡ dal Cinquecento al Settecento. Eí dunque il fiore a fare da filo conduttore della mostra allestita negli spazi dei Musei di Strada Nuova (Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi), e curata da Anna Orlando, storico dellíarte specialista di pittura genovese del Seicento. Il fiore diviene il soggetto prediletto di tanta pittura di decorazione della stagione tardo barocca e rococÚ (secondo Seicento - primo Settecento), ma in precedenza fu necessaria la sua comparsa, da comprimario, in composizioni quali mercati, tavole imbandite, allegorie sacre e profane, con un ben preciso significato simbolico, di volta in volta variabile a seconda del contesto. In molti casi, gi‡ nei pi˘ precoci esemplari di primo Seicento, líesecuzione del comparto floreale veniva affidata a un pittore specializzato, che collaborava con il pittore di figura alla realizzazione del dipinto. Nascono cosÏ in et‡ barocca i cosiddetti ìfiorantiî, artisti quasi esclusivamente dediti alla pittura di fiori. La selezione di circa cento opere (tra dipinti, disegni e oggetti) si Ë orientata innanzi tutto sullíindividuazione dei capolavori dei Musei di Strada Nuova che aprono un dialogo serrato con opere che giungono per líoccasione, quali prestigiosi prestiti da altre collezioni pubbliche e private italiane. Baster‡ ricordare le rare tavole dei fiamminghi P. Aertsen e J. Beuckelaer con La Cuoca e Il mercato, acquistate ad Anversa da una famiglia di importanti collezionisti genovesi (i Balbi) e presenti a Genova dallíinizio del Seicento, o la celeberrima Cuoca di Bernardo Strozzi, forse impossibile e impensabile senza quei presupporti forestieri, e comunque strabiliante per líinaudita fierezza di quella donna intenta agli umili lavori di una serva. I. MERCATI, CUCINE E TAVOLE IMBANDITE Nella PRIMA SEZIONE della mostra dedicata a mercati, cucine e tavole imbandite, sono visibili scenografiche composizioni che dalle chiassose scene di mercato passano ai silenziosi interni di una dispensa. Tutto parla dell'opulenza di una societ‡, quella dell'aristocrazia genovese di primo Seicento, all'apice del suo splendore. Si possono ammirare opere dei fiamminghi Giacomo Legi e Jan Roos, e dei genovesi Anton Maria Vassallo, Domenico Fiasella, Domenico Piola, Stefano Camogli. II. L'OSSERVAZIONE DELLA NATURA Nella SECONDA SEZIONE della mostra dedicata all'osservazione della natura da parte dei pittori, si apre al tema del paesaggio e del rapporto tra uomo e natura. Accanto a piccole telette di Sinibaldo Scorza, del Grechetto e di Anton Maria Vassallo, e alle miniature di Giovanni Battista Castello, scrupolosi osservatori del dato di natura, si possono ammirare ariosi paesaggi di Lucas e Cornelis De Wael e Jan Wildens e uno splendido arazzo cinquecentesco delle collezioni dei Musei di Strada Nuova. III. IL FIORE E IL RITRATTO La TERZA SEZIONE, che come la prima sar‡ ospitata in Palazzo Rosso, vuole evidenziate la presenza dei fiori nei ritratti; una presenza apparentemente timida, ma viceversa fondamentale per capire il significato pi˘ profondo del ritratto: una rosa puÚ alludere alla bellezza unica e assoluta della dama effigiata, ma anche al suo veloce svanire con gli anni; un fior díarancio puÚ aiutare a leggere nella coppia di fanciulli che si tengono per mano una promessa di matrimonio, e cosÏ via. In questa sezione, fanno da guida alcuni capolavori dei forestieri Rubens, Van Dyck e Rigaud accanto ai rispettivamente i grandi maestri locali della ritrattistica seicentesca e settecentesca: Gio. Bernardo Carbone, Giovanni Maria delle Piane il Mulinaretto, Domenico Parodi e Gio. Enrico Vaymer. IV. IL FIORE NEL SACRO Il variegato, molteplice e affascinante significato del fiore, ben noto a committenti e artisti antichi, Ë funzionale anche alla pittura religiosa: non solo per gli splendidi comparti decorativi costituti dalle ghirlande che incorniciano le figure di Ges˘ Bambino, della Vergine, di san Giovanni Battista o altri santi, ma anche come singolo fiore, attributo specifico di un santo, o fulcro narrativo di una vicenda biografica. Si pensi alla purezza del giglio, attributo della Vergine, ma anche di san Domenico, alla rosa legata al culto di santa Rosalia, oppure alla storia di santa Zita che per miracolo trasformÚ dei fiori in pane per dare da mangiare ai poveri. A questo tema Ë dedicata la QUARTA SEZIONE della mostra, allestita nelle sale di Palazzo Bianco. V. IL FIORE NELLE ALLEGORIE PROFANE Quello del Barocco Ë un secolo di sentita, finanche morbosa religiosit‡, ma convive con questo sentimento un entusiastico apprezzamento della vita nei suoi aspetti di profano piacere. Ed ecco che i pittori sono richiesti di realizzare grandi tele allegoriche, con immagini femminili sensuali e gioiose che impersonificano la Primavera e líEstate, e di attingere ai repertori della mitologia e della letteratura profana per raccontare, per esempio, la storia dipinta dellíamore tra Rinaldo e Armida, che si svolge in un profumato giardino fiorito. A questa sensuale e accattivante pittura Ë riservata la QUINTA E ULTIMA SEZIONE della mostra, ove un ruolo centrale Ë svolto dai dipinti raffiguranti una Vanitas, ossia uníallegoria della caducit‡ della vita, nellíincessante e inclemente passare del tempo. Autori di queste allegorie profane presenti in mostra sono Gioacchino Assereto, Giovanni Battista Gaulli, detto il Baciccio con Abraham Brueghel, Bartolomeo Guidobono, e il fiorante ìPeirano Genoveseî, oltre ad altri gi‡ incontrati in precedenza quali Piola, Vassallo, Roos ecc. Eí questo il Barocco pi˘ malinconico e sensuale che la pittura ci abbia lasciato, che nelle sale di Palazzo Bianco affacciate al giardino chiude la mostra lasciando che quel velo di tristezza svanisca nel tripudio delle profumate policromie delle composizioni floreali rococÚ. GLI ARTISTI IN MOSTRA Tra le oltre cento opere presenti in mostra compaiono opere di artisti stranieri quali Pieter Aertsen e Joachim Beuckelaer (secolo XVI), Pietro Paolo Rubens, Antoon van Dyck, Jan Roos e Giacomo Legi, Abraham Brueghel (secolo XVII); Hyacinthe Riguad (secolo XVIII). Gli artisti genovesi di cui sono esposti uno o pi˘ dipinti sono Bernardo Strozzi, Gioacchino Assereto, Giovanni Bendetto Castiglione detto il Grechetto, Sinibaldo Scorza, Antonio Travi, Giovanni Andrea De Ferrari, Domenico Fiasella, Anton Maria Vassallo, Valerio Castello, Domenico Piola, Gio. Bernardo Carbone, Giovanni Battista Gaulli, detto il Baciccio (secolo XVII); Giovanni Maria Delle Piane detto il Mulinaretto, Domenico Parodi, Gio. Enrico Vaymer, Gregorio De Ferrari, Bartolomeo Guidobono (secolo XVIII). A questi si affiancano, con opere in proprio o di collaborazione, gli specialisti nella pittura di fiori Stefano Camogli e Peirano Genovese. LE OPERE In mostra sono presenti oltre 100 dipinto. Per la maggior parte si tratta di dipinti di artisti non solo genovesi, ma anche stranieri (per lo pi˘ fiamminghi) dei secoli XVI ñ XVIII. Una selezione di disegni della collezione del Gabinetto Disegni e Stampe di Palazzo Rosso completa questa indagine figurativa e sottolinea il dialogo tra le opere delle collezioni civiche e quelle temporaneamente esposte negli spazi dei Musei di Strada Nuova. I CAPOLAVORI Tra i capolavori dei Musei di Strada Nuova si segnalano alcune opere famose ormai a tutto il pubblico italiano e straniero: P. Aertsen, La Cuoca col suo pendant di J. Beuchelaer , Il mercato B. Strozzi, La Cuoca A.Van Dyck, Ritratto di Paolina Brignole Sale D. Piola, Il Carro del sole Sinibaldo Scorza, con una straordinaria serie di disegni di animali e ambienti di natura, per la prima volta esposti al pubblico nella loro completezza. Tra le opere pi˘ significative che giungono grazie ai generosi prestiti di altre collezioni pubbliche e private sono: P.P. Rubens, Ritatto di Giovanna Spinola Pavese sotto un arco di rose, di collezione privata; B. Strozzi, Natura morta con fiori e fruttai di un'altra raccolta privata; Dmenico Fiasella, Rinaldo e Armida, Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola (esempio significativo e di grande piacevolezza lare nel genere della storia profana); dello steso soggetto anche un grande quadro di Anton Maria Vassallo restaurato per l'occasione. Giovanni Andrea De Ferrari, Marta e Maria Maddalena (come Vanitasi), Milano, Collezione Koelliker (tra i capolavori del pittore conservato in una della pi˘ importanti collezioni private italiane); Peirano Genovese, Composizione floreale, Genova, collezione Zerbone (opera certa, firmata, di questo raro artista da una delle pi˘ importanti collezioni private genovesi); Jan Roos, Allegoria della Vita, collezione privata (raffinato esempio del pittore di Anversa, genovese díadozione, mai esposto); Domenico Piola, L'allegoria delle quattro stagioni, opera inedita di collezione privata, esposta nell'ultima sale dedicata al tema delle stagioni. Giovanni Battista Gaulli e Abraham Brueghel, Fanciulle che compongono un vaso di fiori, collezione privata (mai pi˘ vista dopo la prima e unica apparizione in pubblico nel 1986 alla mostra Il Giardino di Flora); Giacomo Legi, Dispensa, collezione privata (opera di straordinario realismo caravaggesco, capolavoro di questo raro pittore fiammingo); B. Guidobono, Agar e líangelo, collezione privata (una ìchiccaî tutta sensualit‡ e raffinatezza del pi˘ rococÚ tra gli artisti genovesi, mai esposta)