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31
Mar
2006

IL GRUPPO A12 ALLA PINKSUMMER FINO AL 20 MAGGIO

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GRUPPO A12 HEEBIES-JEEBIES VENERDÏ 31 MARZO ORE 18 PINKSUMMER PALAZZO DUCALE CORTILE MAGGIORE PIAZZA MATTEOTTI 28R 16123 GENOVA T/F +39.010.2543762 WWW.PINKSUMMER.COM COMUNICATO STAMPA IN FORMA DI INTERVISTA: GRUPPO A12/PINKSUMMER pinksummer: Abbiamo sempre inteso il lavoro ≥artistico≤ di Gruppo A12 come complementare, in senso analitico, a quello di architetti. Lπimmagine che avete scelto per lπinvito della seconda personale da pinksummer, dal titolo Heebie-Jeebies, Ë il ritratto del filosofo scienziato Blaise Pascal. Pascal Ë lπautore del ≥Saggio sulle coniche≤ e del ≥Trattato del vuoto≤, entrambi volti a provare appunto lπesistenza del vuoto contro la sua negazione da parte degli aristotelici. Pascal affermava che lπuomo, che definiva canna pensante, Ë smarrito in un orizzonte infinito il cui simbolo Ë un cerchio il cui centro Ë ovunque e la circonferenza in nessun luogo. Raccontate perchÈ avete scelto il ritratto di Pascal per lπinvito e qualπË il significato del titolo Heebie-Jeebies. Gruppo A12: Partiamo dal titolo che Ë strettamente legato al tema intorno a cui ruota la mostra, ovvero i malesseri di origine psicologica (fobie nei casi pi˘ gravi) legati allo spazio: heebie-jeebies Ë un termine colloquiale inglese che significa ansia, disagio psicologico. Il termine ha unπorigine piuttosto curiosa, essendo stato coniato intorno al 1923 da Billy De Beck un disegnatore di cartoni animati allπepoca assai popolari, tra cui ≥Barney Google≤ in cui appunto tale espressione venne utilizzata per la prima volta. Nel 1926 Heebie jeebies divenne il titolo di un brano jazz di successo, eseguito tra gli altri da Louis Armstrong, alla fine il termine divenne di uso comune e ufficializzato. Il titolo trae dunque origine dalla cultura popolare ed ha un suono buffo, ci divertiva associare ad esso il ritratto austero ed un poπ inquietante di Blaise Pascal, non tanto in riferimento al contenuto dei suoi scritti, ma come caso illustre di fobico spaziale grave. Pare infatti che in seguito ad un incidente in carrozza, Pascal fosse costantemente perseguitato dal terrore di trovarsi sul bordo di un precipizio e che pertanto usasse porre sempre una sedia o altri oggetti ingombranti accanto a sÈ come protezione. Non sappiamo se vi sia un legame tra le due cose, ma Ë interessante che una persona che ha dedicato parte della sua vita allo studio del vuoto fosse ossessionata dallπidea di precipitarvi. ps: Anthony Vidler in ≥Warped Space≤ afferma che paura, ansia ed estraniamento e le loro controparti psicologiche, nevrosi e fobie, sono collegate allπestetica dello spazio e in particolare sono endemiche alla metropoli moderna. Lπidea di metropoli secondo voi rappresenta una forma di astrazione culturale in antitesi allπidea di natura come stato ideale? A12: Ci sembra pi˘ vero il contrario nel senso che il concetto di natura in termini culturali Ë ricorrente come luogo ideale di fuga e liberazione dalle costrizioni della vita ≥organizzata≤. Et‡ dellπoro, paradiso terrestre, arcadia, panteismo, ecc. hanno accompagnato la storia della cultura occidentale in varie epoche e idee analoghe ricorrono anche in culture differenti. Anche lπimmagine, mediamente piuttosto stereotipata e ottocentesca, che abbiamo della natura, come ci insegna la storia dellπarchitettura del paesaggio, Ë quanto di pi˘ sofisticatamente artificiale si possa immaginare. Nella natura probabilmente dureremmo assai meno che nelle nostre poco rassicuranti metropoli, tantπË che alcune fobie legate allo spazio, magari provocate dallo ≥stress della vita moderna≤, potrebbero essere riconducibili a ricordi ancestrali legati ad un istinto di sopravvivenza. La natura, quella vera, uccide! ps: Lπestetica dello spazio sembra correlata agli equilibri sociali di unπepoca. La prospettiva rinascimentale in cui tutte le linee convergevano verso un unico punto di fuga Ë estremamente rassicurante, mentre la sensibilit‡ nevrotica che caratterizza lπarchitettura dal barocco fino alla modernit‡, in cui il vuoto si manifesta spesso come nulla, destabilizza. Credete che si possa leggere la psicologia dei tempi attraverso unπattenta analisi architettonica e urbanistica. A12: Lo spazio costruito Ë un prodotto culturale come altri. In quanto tale contiene informazioni sulla societ‡ che lo ha generato ed Ë passibile delle pi˘ disparate analisi, interpretazioni ed esegesi. Per noi Ë essenziale non dimenticare che qualsiasi atto analitico Ë condizionato sia dal suo oggetto che dal soggetto che lo compie. ps: Rispetto al percorso di Gruppo A12, anche solo riflettendo sulla personale da pinksummer del 2002, dal titolo 12-11-1972, incentrata sullπanalisi sociale comparativa tra passato e il presente, a partire dalle trasformazioni e logistiche e di destinazione dπuso delle sale cinematografiche presenti a Genova in quella data, il vostro lavoro sembra presentare uno sviluppo rarefatto in senso filosofico. Stiamo pensando al labirinto, con tutte le sue implicazioni simboliche, costruito su commissione per il giardino del Kroller Muller e anche, a priori, alla risposta ludica alle nevrosi contemporanee legate allo spazio di Heebie- Jeebies. Tale sviluppo in senso autonomo Ë legato alla specificit‡ dei temi trattati o Ë da intendersi come un progressivo distaccamento dallπimprinting social-urbanistico di Stefano Boeri e pi˘ in generale della facolt‡ di architettura di Genova? A12: Ogni percorso creativo deve trovare necessariamente unπevoluzione altrimenti finisce per cristallizzarsi in maniera. 12-11-72 fa parte di un ciclo di lavori sul tema delle trasformazioni dello spazio urbano basati prevalentemente su operazioni di osservazione e interpretazione pi˘ libere ed eterodosse rispetto ai metodi propri della nostra disciplina di origine. » vero che recentemente nei nostri progetti questi lavori hanno ceduto il posto ad altri: per mantenere alta la spinta alla sperimentazione avremmo dovuto renderli in maniera pi˘ sistematica il centro del nostro operare, affrontandoli con un approccio da agenzia di ricerca, mentre ci interessava maggiormente concentrare le nostre energie verso altre forme di riflessione e modi di intervenire sullo spazio urbano e le sue trasformazioni. Questo non significa necessariamente una caduta di interesse sul tema in sÈ che magari potr‡ tornare in forme diverse nei lavori futuri. In realt‡ comunque, se proprio vogliamo parlare della nostra formazione, hanno pesato in maniera altrettanto rilevante anche altre esperienze ed altri personaggi che ci hanno dato unπimpostazione solidamente ancorata alla disciplina architettonica in senso ≥tradizionale≤, che si manifesta principalmente nel metodo con cui affrontiamo ogni progetto. In ogni caso, forse proprio per il fatto di essere un collettivo, non ci risulta sempre facile leggere unπevoluzione cosÏ lineare nel nostro percorso. Senza dubbio vi sono alcuni capisaldi teorici intorno a cui ruota la nostra ricerca, che si Ë caratterizzata forse in una progressiva tendenza, con il passare degli anni, alla sintesi concettuale, un asciugarsi pi˘ che rarefarsi, nel rispetto di un principio di economia (massimo risultato con il minimo impiego di risorse) in senso comunicativo. Il nostro atteggiamento Ë spesso piuttosto pragmatico, ad esempio nel caso del Kroller Muller il tema simbolico del labirinto era un punto di partenza dato, di cui abbiamo offerto unπinterpretazione forse tra le pi˘ puramente architettoniche di tutto il nostro lavoro. Nel caso di heebie-jeebies il tema Ë coerente con uno dei capisaldi di cui dicevamo, ovvero la centralit‡ del fruitore rispetto alla creazione e trasformazione dello spazio. La questione dei disturbi dello spazio o malattie dello spazio trova origine anche in alcune riflessioni che abbiamo condiviso molti anni fa sul linguaggio architettonico e sulla possibilit‡ di considerare lo spazio come un elemento dotato di un suo significato autonomo. Lπaspetto per noi interessante, operando in un contesto complementare, come lo avete definito, rispetto allπarchitettura Ë proprio la possibilit‡ di rimescolare le carte ed affrontare certe tematiche con strumenti completamente differenti, ≥aggirando≤ gli ostacoli che le certezze disciplinari talvolta costituiscono. ps: Cosa presenterete da pinksummer? A12: Heebie-jeebies Ë un lavoro incentrato sullo spazio, affrontato partendo dalla sua negazione, ovvero da quelle che possono essere considerate forme di ≥rifiuto≤ nei suoi confronti. Quello che ci ha interessato di questo aspetto Ë la sua sostanziale ambiguit‡. Da un lato tutti, chi pi˘ chi meno, hanno provato lπesperienza di una qualche forma di ≥disagio≤ legata alle condizioni spaziali, percependo in questo modo la ≥potenza≤ dellπelemento spazio, anche in termini non necessariamente negativi, rispetto alla possibilit‡ di raggiungere effetti architettonici particolarmente efficaci, ampiamente sfruttati da architetture del passato come del presente (senza addentrarsi in ragionamenti complessi sulle spazialit‡ contemporanee, basta ricordare che Ë uno degli elementi alla base del concetto di ≥monumentalit‡≤). Dallπaltro lato Ë assai arduo definire in modo netto il limite delle nevrosi prendendo come punto di partenza le caratteristiche dello spazio ed anzi, dal punto di vista clinico, non sembra esserci in termini generali una distinzione precisa tra le fobie legate allo spazio e quelle legate ad altre situazioni od oggetti. Lπelemento soggettivo appare quindi in questo caso prevalente. Ci siamo sforzati di affrontare questi aspetti senza introdurre nel lavoro la medesima ambiguit‡ tra spazio e soggetto. Abbiamo pertanto realizzato una serie di oggetti, molto diversi tra loro, accomunati dal fatto di funzionare come ≥amuleti≤ contro le fobie legate allo spazio, facendo ricorso a meccanismi quali la contrapposizione, la distrazione, la compassione, la comprensione. Un ≥traccia tempo-spazio≤ per non perdere la strada e non oltrepassare il limite oltre il quale non ci si puÚ spingere in spazi sovraffollati; una ≥parete portatile≤ per non cadere in baratri immaginari; una ≥camicia di debolezza≤ per affrontare in due lπangoscia di percorsi ansiogeni; un ≥correttore di grate≤ per esorcizzare la vertigine del vuoto; un bracciale/rosario con ≥ciondoli di difesa≤ da sgranare per ridurre a icone addomesticabili le diverse paure; un ≥metro multiplo≤ per ricondurre a misure note distanze incommensurabili; un ≥tracciatore≤ per illuminare con la luce della ragione ostacoli complessi, applicati a spazi della nostra quotidianit‡ od a luoghi specifici, simbolo di condizioni spaziali limite, sono tutti strumenti di un esorcismo compiuto ≥sullo≤ spazio ≥attraverso≤ i soggetti che lo abitano. Lo spazio ha caratteri suoi propri, una sua autonomia specifica, ma non si puÚ che leggere e interpretare in relazione a chi lo usa, lo abita, lo percepisce. Le relazioni che si instaurano sono assolutamente personali e spesso insondabili. Come le fobie, e i modi per allontanarle.