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22
Dic
2017

La Katana, la spada dei samurai

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La katana è la famosa spada giapponese utilizzata dai samurai, i famosi guerrieri al servizio del feudatario (daimyo), paragonabili ai nostri cavalieri medievali. Si tratta di un'arma appuntita a lama curva lunga più di 60 cm e con un'affilatura monolaterale. La katana era realizzata con estrema perizia da maestri spadai capaci di creare dei veri e propri capolavori, sintesi di geometria e di raffinatissime tecniche metallurgiche sviluppate nell'arco dei secoli nell'ossessiva ricerca della perfezione. La sua fama ha fatto in modo che il termine "katana" venisse utilizzato per indicare tutte le spade, ma l'uso corretto è solo per quelle usate dai guerrieri nobili.

Com'è fatta la katana

La katana, o Uchigatana, ha una lama che misura dai 60 ai 75 centimetri di lunghezza ed è provvista di una curvatura (sori) più o meno pronunciata. Con un peso che si aggira intorno al kg, è più leggera degli spadoni medievali, anche se non di molto.
Il fornimento della spada dei samurai, detto koshirae, è composto da tsuka (impugnatura), tsuba (guardia) e habaki (una fascetta di rame che avvolge la lama vicino alla tsuba). L'impugnatura è fatta in legno rivestito da pelle di razza ed è ricoperta da un cordone di seta intrecciata (tsuka-ito) atto a garantire una salda impugnatura e ad assorbire il sudore. Negli spazi tra l'intreccio trovano posto due strutture metalliche (menuki), spesso lavorate artisticamente, che migliorano la presa. La guardia è un disco di metallo arrotondato posto tra la lama e l'impugnatura al fine di impedire lesioni alle mani. La tsuba era lavorata artisticamente e spesso su di essa era riportato il simbolo del clan di appartenenza del samurai. Il fodero (saya) è realizzato in legno di magnolia laccato e rifinito. La lama, resistente ma flessibile, è costituita da una lega di diversi metalli in cui prevale acciaio con alto tenore di carbonio, che la rende più leggera.

Come veniva utilizzata la katana

Più che per stoccare, la katana era sfruttata soprattutto per il micidiale taglio con cui era possibile decapitare con un solo fendente. L'impugnatura veniva afferrata con due mani, anche se la sua maneggevolezza permetteva l'uso contemporeaneo di due spade, una in ciascuna mano, tecnica consigliata da Musashi Miyamoto nel suo "Il libro dei cinque anelli". La katana veniva portata al fianco con la lama rivolta verso l'alto, in modo da poterla sguainare velocemente.
Privilegio dei samurai era quello di portare due sciabole, una lunga (katana) e una corta (wakizashi), combinazione nota con il nome di daisho (prima del 1600 si usavano invece Tachi e Tanto). La spada più corta serviva per lo più per finire nemici disarmati o per praticare il Seppuku, ovvero il suicidio rituale dei samurai noto anche come Hara-Kiri. Il daisho era il simbolo della classe guerriera in quanto soltanto i samurai potevano portare con sé la katana infoderata e si riconoscevano proprio per questo. Inoltre, essi riconoscevano alla propria spada un'anima che variava a seconda del forgiatore: in alcuni casi poteva portare prosperità e benessere, in altri guerre e rovina.

Diffusione della katana in Giappone

Sebbene le prime spade con lame in ferro fossero prodotte già nel IV secolo, la katana così come la conosciamo oggi fece la sua comparsa nel periodo Muromachi (1392-1573). Precedentemente, la spada nipponica era il Tachi, concepita per la cavalleria, e ancor prima la JokoTo, imitazione delle spade cinesi. Nel periodo Momoyama (1573-1599) vi furono grandi progressi nelle tecniche di forgiatura e rifinitura, che resero le katane ancora più eleganti e micidiali.
La casta dei samurai, potentissima fino agli inizi del XVII secolo, decadde lentamente ma inesorabilmente nei secoli successivi, quando il Giappone, unificato dalla dinastia shogunale dei Tokugawa, godette di un lungo, ininterrotto periodo di pace e i samurai furono costretti all'inattività. In questo periodo, la katana perse la funzione di strumento bellico e assunse il ruolo di status symbol o di arma da duello. Nel XIX secolo i samurai tornarono a combattere alla testa della rivolta che rovesciò la dinastia dei Tokugawa e restaurò il potere imperiale. Il nuovo assetto del Giappone segnò tuttavia il tramonto definitivo di una casta guerriera legata indissolubilmente alla società feudale. L'editto imperiale (haitorei) emesso nel 1876, durante l'impero dei Meji, vietò di portare pubblicamente quest'arma, determinando la fine della classe sociale dei samurai, che da quel momento divennero soltanto un ricordo storico.

Processo di costruzione della katana

La costruzione della katana è un procedimento lungo e laborioso, che coinvolge diversi maestri, dal produttore di ferro al fabbro addetto alla lavorazione del metallo grezzo e alla piegatura fino a quello addetto alla lucidatura e all'affilatura. Il blocco di ferro utilizzato per la katana è di qualità tamahagane ("acciaio gioiello"), uno speciale acciaio giapponese che si ricava dalla sabbia nera. Questo veniva riscaldato ad alte temperature, piegato e modellato con il martello, fino a creare fino a 15 ripiegature, corrispondenti a 32.768 strati (ad ogni piegatura il numero di strati raddoppiava). La stratificazione serviva ad ottenere una lama che fosse contemporaneamente flessibile ed estremamente dura.
In seguito si passava a definire la forma della katana attraverso la forgiatura finale, in cui venivano uniti due tipi di acciaio, uno ricco di carbonio che formava l'anima interna e uno duro e resistente per il filo e il dorso esterni. A questo punto si passava alla tempra per indurire il filo e creare l'Hamon, la linea che separa il filo dal corpo della katana: la lama veniva passata in varie miscele di argille con diversa refrattarietà al calore, riscaldata fino a diventare incandescente e poi raffreddata rapidamente in acqua tiepida. Seguiva la levigatura finale della lama eseguita dal togishi (maestro pulitore), che, con l'uso di pietre e barre in acciaio, le conferiva eleganza ed affilatura.

Arti marziali in cui si usa la katana

Tra le arti marziali in cui si usa la katana troviamo il Kenjutsu, lo Iaido e il Kendo. Il Kenjutsu è costituito dall'insieme delle tecniche di katana usate anticamente dai samurai; a differenza dello Iaido, in cui tutte le kata (forme codificate di combattimento) si eseguono prima ancora dell'estrazione della spada, nel kenjutsu le tecniche vengono eseguite solo dopo aver estratto l'arma dal fodero. 
Non si deve inoltre confondere il kenjutsu con il kendo. La differenza si trova già nel nome: il primo significa "arte della spada", mentre il secondo "via della spada". Infatti, mentre il kenjutsu è un'arte antica concepita per uccidere i nemici sul campo di battaglia, il kendo, pur derivando dal kenjutsu, è un'arte più recente che, pur mantenendo l'efficacia marziale, non ha più lo scopo di eliminare il nemico in cambio della propria sopravvivenza. Il suo fine è quello di disciplinare il carattere umano, sviluppando una mente fluida e flessibile capace di reagire con prontezza di riflessi in qualsiasi situazione, percorrendo appunto "la Via" per migliorarsi e crescere insieme agli altri kendoka.
Nel kenjutsu, al posto della katana, si usa il bokken o bokuto, una spada di legno, mentre nel kendo si usa lo shinai, una spada formata da 4 stecche di bambù.
Oltre all'indirizzo sportivo, oggi la katana ha mercato tra estimatori, collezionisti e appassionati di simulazioni di combattimenti. Riproduzioni e modelli di armi di ottima fattura, pratici e allo stesso tempo eleganti, si possono trovare sui siti di armerie come la nota Antica Porta del Titano.