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03
Mag
2007

LA SPEZIA, ALLA GALLERIA IL GABBIANO: LINGUAGGI DEL CORPO

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periodo
5 maggio – 30 maggio 2007

titolo
linguaggi del corpo

artisti in mostra
Jacopo Benassi, Urs Lüthi, Joseph Beuys, Giuseppe Chiari, Bruce Nauman, Hermann Nitsch, Gina Pane, Michelangelo Pistoletto, Arnulf Rainer, Giuliano Sturli, Giovanna Torresin, Ampelio Zappalorto

con il sostegno
della Regione Liguria
sede espositiva La Spezia
Galleria Circolo Culturale “Il Gabbiano” – Arte Contemporanea
via don Minzoni 53 (19124) (SP)

orario
martedì – sabato 17.00–20.00 | domenica e lunedì chiuso

Inaugurazione
sabato 5 maggio 2007, ore 18

notizie
Il Circolo Culturale “IL Gabbiano”, in collaborazione con la Regione Liguria, presenta una mostra exurcus sulle diverse tematiche e sui diversi linguaggi legati al “corpo” nell’arte contemporanea.

Sono presenti dodici artisti di diverse nazionalità: artisti storici consacrati, rappresentanti di alcuni dei differenti modi di interpretare questa particolare tematica e di utilizzo di tali linguaggi, Urs Lüthi, Joseph Beuys, Giuseppe Chiari, Bruce Nauman (con una video-azione del 1967), Hermann Nitsch, Gina Pane, Michelangelo Pistoletto, Arnulf Rainer e Giuliano Sturli (con una video-performance del 1984 e un dittico fotografico del 1975); ed artisti più giovani che si confrontano con questo specifico strumento espressivo, Giovanna Torresin, Ampelio Zappalorto (con un dittico fotografico di grande impatto visivo) e Jacopo Benassi, del quale è allegata immagine dell’opera in mostra.

testo di presentazione

1. Il corpo come linguaggio, linguaggi del corpo. La scelta del corpo come mezzo di espressione. Il corpo come matrice primaria,  primo strumento a portata di mano per conoscersi ed esprimersi, per comunicare e per agire esteticamente; la grande varietà dei suoi linguaggi. 2. Una sperimentazione continua, la sperimentazione per eccellenza. Il “corpo artistico”, mutante, contaminato, teso verso un nuovo sentire: Happening, Wiener Aktionismus, Performance Art, Arte comportamentale, Punk e Cyberpunk, Body Art … corpo postorganico e postumano, tra organico e inorganico. 3. Il corpo (auto)esibizionisticamente, talvolta narcisisticamente, amato–odiato. Una sacralità gestuale rituale e cerimoniale, codificata. 4. <<Alla base […] c’è la necessità (ciò che non può non essere) inappagata di un amore che si estende illimitatamente nel tempo (la durata), il bisogno di essere amati comunque, per quello che si è e per quello che si vorrebbe essere, con diritti illimitati (di qui la delusione e il fallimento inevitabili): quel che si chiama amore primario>>. 5. Un’idea di arte che si affianca a quella di ”opera d’arte totale”: opera come espressione della vita stessa… attraverso il corpo, fa della vita il suo campo d’azione. Attraverso la vita, fa del corpo il suo strumento d’azione.  6. Una ricerca non lontana da quella Concettuale, quindi verso una prospettiva di liberazione del linguaggio, inteso come forma dell’azione umana e viceversa. Il linguaggio non è solo semplicemente strumento da utilizzare, ma costituisce anche una forma di comportamento, agisce. 7. Una processualità operativa sempre rigorosa e risoluta, programmata, progettuale. 8. <<La “nozione di performativo”, nel suo potenziale, come consapevolezza intenzionale e costituente; quindi una procedura convenzionale, cioè un atto pubblico e non un’espressione privata della mente>>. 9. Un’arte che si consegna necessariamente e inevitabilmente ad un pubblico, richiesto per sancire l’evento. Verso un effetto catartico, alla cui base stanno le conoscenze psicoanalitiche. 10. Un’arte crudele e radicale, talvolta sconcertante, estrema, che ha scardinato i canoni estetici classici. E così, il concetto inquietante di distruzione volontaria della propria integrità fisica, nell’immagine ma soprattutto nel corpo, col rischio inevitabile di provocare danni fisici temporanei se non definitivi, attraverso il dolore va verso la morte, quindi verso il “desiderio di vincere la morte”. 11. Corpo “specchio di un universo corruttibile, verminoso, putrescente, centro ossessivo di un immaginario tutto rivolto alla speranza della vita ultraterrena”. Sangue come celebrazione delle “brame di autopunizione” e delle “ansie di salvazione”. 12. Il corpo come vero territorio del confronto e dello scambio, come luogo di ricerca della propria identità, verso la conoscenza e la comprensione. Metafora dell’attuale “miseria sensitiva ed affettiva”.