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29
Set
2006

LA SPEZIA PALAZZINA DELLE ARTI NON MI AVRETE DISEGNI DA MAUTHAUSEN E GUSEN

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Venerdì 29 settembre alle 18 presso la Palazzina delle Arti alla Spezia verrà inaugurata la mostra “Non mi avrete. Disegni da Mauthausen e Gusen.
La testimonianza di Germano Facetti e Lodovico Belgiojoso”.
La mostra resterà aperta sino al 30 novembre e quindi, nella primavera 2007, verrà esposta a Torino nella sede del Museo Diffuso.
Germano Facetti, noto alla cultura europea per essere stato art director innovatore della PenguinBooks tra il 1960 ed il 1972 e, prima, collaboratore dello studio milanese BBPR (Belgiojoso,Banfi, Peresutti, Rogers), ha trascorso l’ultima parte della sua vita nelle colline di Sarzana (La Spezia), dove è morto lo scorso 8 aprile.
La gioventù di Facetti è stata segnata dall’arresto per motivi politici nell’autunno del 1943 e dalla conseguente deportazione ai campi di Mauthausen – Gusen (febbraio 1944 – maggio 1945), dove, malgrado l’esperienza terribile, ha potuto coltivare una fraterna amicizia con il grande architetto milanese Lodovico Barbiano di Belgiojoso.

Lodovico Belgiojoso, nato a Milano il 1 dicembre 1909, è ricordato tra i grandi protagonisti della storia dell’architettura contemporanea italiana. Ha fondato lo studio B.B.P.R. – che ha sempre conservato nella sigla l’iniziale dell’architetto Banfi, morto a Gusen II poco prima della liberazione – ed è famoso per opere come la Torre Velasca o il Quartiere Gratosoglio di Milano, realizzati secondo i dettami dell’architettura realista. È morto a Milano il 9 aprile 2004. Durante la prigionia a Mauthausen e Gusen Facetti e Belgiojoso hanno scritto e disegnato informazioni e immagini dei campi mettendo a rischio le proprie vite e utilizzando povere reliquie di carta e matite sottratte agli uffici. Tali ricordi sono stati conservati da Facetti che, all’indomani della liberazione, ha cominciato a raccogliere documenti, fotografie, dati dalle divise tedesche abbandonate sulle rive del Danubio, iniziando a costruire un poderoso archivio di storia politica,
economica e sociale del Novecento, che è stato di recente acquisito dall’Istituto Piemontese della Storia della Resistenza e della Società Contemporanea.Il taccuino con i disegni della prigionia nei campi di Mauthausen-Gusen, al quale era stato dedicato anche un interessante filmato di Anthony West (1997), “Yellow box. Breve storia dell’odio” è l’oggetto della mostra spezzina: verrà esposto in originale e mostrato attraverso pannelli singoli, progettati dallo stesso Facetti, che uniscono alle immagini toccanti commenti tratti dai ricordi dei protagonisti e da altre fonti storiche e letterarie del campo.
Germano Facetti voleva far conoscere questo documento, per lui comprensibilmente doloroso, per ribadire la verità dei fatti, per contrastare il revisionismo storico e ogni altra forma di mistificazione.

Il taccuino di Mauthausen-Gusen
Il taccuino contiene i disegni di Lodovico Belgiojoso e quelli del più giovane Facetti, che ai primi si ispirava per esercitare la sua mano, pensieri, poesie scritte nel campo, fogli di inventario dei componenti bellici che i prigionieri producevano col lavoro forzato, i nomi e gli indirizzi dei compagni che speravano di potersi rivedere a guerra finita, fotografie di militari tedeschi e di alcuni aguzzini dei campi che Facetti aveva raccolto subito dopo la liberazione.
Il taccuino è rivestito con la stoffa della casacca di Facetti, su cui è cucito il numero di matricola e il nome. Attraverso quel piccolo libro e gli altri che Facetti confezionava per i compagni, la ragione di esistere e di resistere, dunque di sopravvivere, si poteva trovare e affermare: “Ero in grado di fabbricare dei piccoli libri, anche per gli altri. Per annotare, per tenere desta la memoria, per poterci
scambiare qualcosa. Scambiarci quei libri voleva dire possedere qualcosa, quindi esistere, quando
eravamo spogliati di tutto”.
Questo forte esercizio di volontà e di consapevolezza lo accomuna ad altri artisti che hanno duramente sperimentato la prigionia nei campi nazisti, come il pittore milanese Aldo Carpi, autore di un “Diario di Gusen” con immagini e disegni di propria fattura o come il disegnatore satirico francese Bernard Aldebert, autore di un altro ricordo illustrato dell’orrore del campo di Gusen II.
Informazioni sulla mostra

• Prima edizione: La Spezia, Palazzina delle Arti- Via Prione 236
Periodo: 30 settembre – 30 novembre 2006
Orari: dal mercoledì alla domenica ore 10-12 e 16-19, martedì solo pomeriggio, lunedì
chiuso. Ingresso: 3 €, ridotto 2 € (con visita anche al Museo del Sigillo).
Info: Tel. 0187 – 778544, palazzinaarti@laspeziacultura.it, www.laspeziacultura.it
• Seconda edizione: Torino, Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione
della Guerra, dei Diritti e della Libertà
Periodo: primavera 2007
L’esposizione è organizzata dall’Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia, con la collaborazione dall’Istituto Storico della Resistenza e della storia contemporanea della Spezia, dall’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea di Torino con il sostegno della Compagnia di San Paolo e della Regione Liguria.
La mostra è curata da Marzia Ratti e Luigi Piarulli. Il Comitato Organizzatore è composto da Francesco Della Porta (Milano), Ersilia Alessandrone Perona (Torino), Luigi Piarulli (La Spezia), con la collaborazione di Paolo Ranieri (La Spezia), Anthony West e Massimo Biava, Maurizio Cavalli, Roberta Moisé, Silvia Garzonotti. Catalogo a cura di Marzia Ratti, edito da Silvana Editoriale, con contributi di Paolo Crepet, Francesco Della Porta, Ersilia Alessandrone Perona, Luigi Piarulli, Marzia Ratti, Mario Piazza e Andrea D’Arrigo. Nella mostra sono presenti i filmati di Anthony West, “The yellow box. Breve storia dell’odio” e di Paolo Ranieri, Francesca Pelini, Vinicio Bordin, Maurizio Fiorillo, “Antiutopia”, prodotto espressamente per questa mostra.

Orari: da mercoledì a domenica 10.00-12.00; 16.00-19.00, martedì 16.00-19.00
Lunedì chiuso