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27
Lug
2006

LE OPERE DI CORRADO BONOMI IN MOSTRA AI CHIOSTRI DI SANTA CATERINA, A FINALBORGO DAL 5 AGOSTO AL 24

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CORRADO BONOMI Sogno come ironia Oratorio Deí Disciplinanti Chiostri di Santa Caterina Finalborgo 05 agosto ñ 24 settembre 2006 Titolo: Corrado Bonomi Sogno come ironia A cura di: Maurizio Sciaccaluga ñ Viviana Siviero Catalogo: Vanillaedizioni ñ Testi di M. Sciaccaluga, V. Siviero Sede: Oratorio Deí Disciplinanti ñ Chiostri di Santa Caterina Finalborgo Periodo: 05 agosto ñ 24 settembre 2006 Inaugurazione: Sabato 05 agosto ore 18.30 Orario: Tutti i giorni 18.00/23.00 chiuso il martedÏ Informazioni: www.comunefinaleligure.it - culturismo@comunefinaleligure.it Tel. 019 6816004 ñ Fax 019 6816377 Quattro passi nel ìBel Paese delle Meraviglieî con Corrado Bonomi Intervista a cura di Viviana Siviero Tutti noi, in un tempo pi˘ o meno lontano siamo stati bambini. CíË chi poi una mattina si sveglia diverso -scoprendo senza esserne consapevole, che quel tempo Ë passato- o chi riceve in dono di mantenere per sempre il suo immaginario pi˘ sincero. Corrado Bonomi ha percorso la lunga strada della vita passando attraverso molti medium: le sue mani -schiave obbedienti di un pensiero creativo- hanno sconfinato in universi differenti, generando liberamente pitture, sculture ed installazioni, generose, gaie e taglienti, come il pi˘ serio fra i giochi. Il bilancio, stimato proprio ìnel mezzo del camminoî, Ë un girotondo di opere, che sembrano rivolgersi a noi con un ghigno vagamente amaro; a generarle, un paio díocchi, che hanno saputo conservare la parte infantile e sana dellíessere, capaci di conservare uno sguardo lucido, obiettivo e impavido, negato a chi, per crescere, ha accettato di scendere a patti con líesistere. Occhi che -come lo specchio di Alice- sono capaci di restituire un ìbel paese delle meraviglieî in cui Ë necessario restare allíerta. Occhi capaci di vedere un boa che ha ingoiato un orso dove chiunque vedrebbe un cappello (Saint Exupery docet). Bonomi denuncia universi infantili, tradendo una maturit‡, che si serve dellíironia, come líassassino si serve dellíinfermit‡ mentale per restare impunito. Non Ë un problema di medium contingenti, non ci si deve fissare sul risultato formale: líuso del pennello si avvicenda ad altre forme espressive a seconda dellíimpulso, della necessit‡ e della curiosit‡. Interventi su vecchi manifesti, condotti con la cura di un pasticcere, si alternano ad assemblaggi creativi di oggetti affettivi e domestici, feticci eighties, che ricordano il tesoro in scatola dellíAmelie di Jeunet, ri-assortiti in modo velatamente politically uncorrect...Beni dallo scarso valore commerciale, manipolati per risorgere a nuova vita, preziosit‡ di bambini che innescano circuiti díaffezione che, in una misura o nellíaltra, sono la storia di tutti, generati fra le quattro mura di un Bomarzo urbano e privatissimo. Una genialit‡, quella di Bonomi, da ricercare nel ìperchÈî pi˘ che nel ìcomeî: ´tutto sommato Ë solo un caso che líarte coincida con i destini dellíuomoª afferma Corrado, col suo sorriso tipico da Stregatto terrestreÖ Viviana Siviero: La tua Ë una carriera lunga ed intensa, che ti ha portato ad essere una sorta di narratore senza parole, che esprime la rabbia sana dellíarte. ComíË cominciata líavventura? Corrado Bonomi: Non mi sono mai fermato pi˘ di tanto a riflettere sulla mia carriera, sempre troppo impegnato nella creazione in divenire. Ho una sorta di pudore scaramantico nel parlare di meÖquando cominci a guardarti indietro Ë perchÈ davantiÖ Ho cominciato a fare líartista, con tanto di mostre, nel 1981, ma ovviamente la passione Ë nata molto prima. Esiste una predisposizione che porta alcuni individui a privilegiare la comunicazione attraverso la manualit‡, piuttosto che attraverso le paroleÖIo sono sempre stato cosÏ e la cosa mi ha fatto riflettere sin da giovanissimo. Ricordo di un tema, in terza elementare, in cui bisognava descrivere col ricordo o con la fantasia, una passeggiata in un boscoÖ Ho fatto del mio meglio, naturalmente, ma la soddisfazione vera Ë arrivata a casa, quando mi sono trovato a riscrivere, o meglio, a ridisegnare, ciÚ che avevo elaborato in classe. Il bosco era, ai miei occhi, molto pi˘ bello disegnato che scritto, con pi˘ particolari, pi˘ colori, líimpianto prospettico. Questo mi ha aiutato a prendere coscienza della mia strada in modo piuttosto precoce: nella vita le intuizioni rappresentano molto, perchÈ ti danno slancio e nuove prospettive. In casa, i miei genitori nutrivano una grande passione nei confronti della cultura e acquistavano collane di libri ed enciclopedie, cosa ormai, ahimË, passata di moda. Le mie preferite erano ìNatura Vivaî, in cinque volumi con tante fotografie e ìI Maestri del Coloreî, serie costituita da centinaia di sottili monografie ben fatte, con una trentina díimmagini a piena pagina per ogni numero. Credo di averle consumate a furia di sfogliarle: leggevo, guardavo e le utilizzavo come modelli per i miei disegni. Semplicemente, senza saperlo, facevo gi‡ allora quello che avrei fatto oggiÖ Nel tuo universo utilizzi spesso, e nei modi pi˘ disparati, elementi tratti dalla sfera ludica ed infantile. La letteratura e la psicanalisi spesso fanno lo stesso, mettendo in evidenza líimportanza e la seriet‡ di tutti quei significati che stanno subito al di sotto della coltre dellíapparire, nel mondo incantato costruito per bambini antichi e moderni. Tu meglio degli altri, puoi svelarci chi Ë Peter Pan? Ad essere sincero, Peter non mi Ë poi tanto simpatico. A lui preferisco, di gran lunga, Capitan Uncino, o piuttosto, il suo assistente Spugna, anche se il fascino del coccodrillo tic tacÖ Uncino, perseguitato dal coccodrillo, che gi‡ gli ha mangiato la mano Ë come Acab, perseguitato da Moby Dick: questi gli antagonisti che mi piacciono, pi˘ che cattivi sono sfigati predestinati. Stendiamo un breve elenco: Gargamella della saga dei puffi, Gatto Silvestro, Maga MagÚ; a qualcuno ho dedicato alcune opere, intitolate Dream, che nascono per concedere a questi eroi negativi, un momento di riscatto sugli atavici nemici. Considero líimmaginario metaforico un comodo ed elegante calesse su cui trottare; prendiamo la favola del Gatto con gli stivali: chi Ë il personaggio pi˘ interessante? Il gatto o il suo padrone, il presunto Marchese di Carab‡? Io dico che sono pi˘ interessanti gli Stivali del gatto! CosÏ nellíopera che gli ho dedicato, ci sono solo gli stivali, in realt‡ un oggetto che contiene una macchina radiocomandata e che Ë solo la rappresentazione del paio di calzari del gatto, con tanto di fibbie dorate. Un lavoro che Ë nonñscultura per ben tre motivi: primo perchÈ oggetto, secondo perchÈ oggetto finto, terzo perchÈ, addirittura, si muove; tre negazioni del concetto classico di scultura. Il titolo, poi, Gli stivali del Marchese di Carab‡, allude esplicitamente alla possibilit‡ che, alla fine, gli stivali se li sia tenuti il marchese! Questo Ë un possibile percorso attraverso líopera. La fiaba Ë come il mito e i personaggi delle fiabe e quelli pi˘ recenti dei cartoon, fanno parte dellíimmaginario collettivo. Quando Willy Coyote sposta massi enormi, su pendenze insostenibili, finisce sempre inesorabilmente schiacciato, eppure ogni volta si rialza per ricominciare, una sorta di trasposizione del supplizio di Tantalo... Sul tuo tavolo díartista ci sono tesori inestimabili: gommose pelli iridescenti che sembrano provenire dal corpo di un drago o da un uccello di fuoco, sono in realt‡ parti di oggetti comuni ed allusivi, che vengono rimodellate per generare un nuovo elemento. » chiaro ormai che líarte sia pura rappresentazione del reale e proprio questo -peculiarit‡ e non limite- rappresenta il viatico che permette allíartista di fare ciÚ che desidera. Tu crei dei giardini bellissimi, utilizzando oggetti che servono per la cura degli stessi: annaffiatoi e manichette dellíacqua diventano petali, i sottovasi si fanno foglieÖ Il ciclo di lavori, che ho voluto ambiguamente titolare Culture, ha origine nel 1993. Nel 1989 dipinsi un vaso con una pianta grassa su un annaffiatoio sezionato a met‡, questo era líinizio di uníidea, che poi, tre anni dopo, si sarebbe tridimensionalizzata. Nel caso originario, giocavo sullíambiguit‡ del soggetto ìpianta grassaî su quello specifico oggetto, per alludere alla presenza/assenza díacqua. Avrei potuto poi dipingere piante e giardini, ad esempio, sui sacchi del terriccio. Dipingere soggetti, utilizzando come supporto qualcosa che sia referenziale ad essi (tazzina da caffË/sacco di caffË, risaia/sacco del riso, mucca/cartone del latte), rappresenta un passo che si Ë trasformato gradatamente da intuizione a metodo. Il ciclo delle Culture si sviluppÚ in questo modo. Semplice e complesso allo stesso tempo, il risultato di questo ragionamento Ë sfociato in un ciclo che prosegue tuttora con orchidee e piante grasse, passando attraverso la creazione di fiori grandi e piccoli, rose singole, roseti rampicanti, palme, girasoli, ninfee, eccÖ La contemporaneit‡, presente in questo ciclo di opere, Ë resa evidente sia dai materiali utilizzati che dal loro aspetto formale, che concorre a ricreare una natura che sia il pi˘ innaturale possibile. Allíinterno del ciclo, si possono notare due momenti distinti: le prime sperimentazioni non rappresentavano specie vegetali particolari; in seguito -direi dal roseto in poi- líevoluzione Ë andata in una direzione attenta al particolare, fattore che ha, per cosÏ dire, (mi scuso per líaggettivo ardito) ìimbarocchitoî il lavoro. A queste ultime variet‡, ho cominciato a dare nomi propri, prendendoli da un libro sulle vite dei santi e cominciando dalla lettera A, eliminando líappellativo di santit‡. Le piante grasse hanno fisionomie spiccate, quindi una forte personalit‡. Le orchidee sono bellissime e dotate di simmetrie inusuali, che mi ricordano i coralli, quindi mi rimandano al regno animaleÖ Il tuo lavoro sembra essere in sintonia con un certo surrealismo magrittiano combinato allíimmancabile lezione duchampiana, una riflessione che non dimentica gli avvenimenti successivi ed in particolar modo il concettualismoÖ Magritte e Duchamp sono, fra gli artisti del Novecento, quelli che hanno sviluppato meglio un metodo di lavoro. Magritte -artista concettuale travestito da pittore- riesce, partendo da strani parallelismi, a mettere in scacco il linguaggio. Duchamp Ë un rivoluzionario che, oltre a trasformare il concetto stesso di opera díarte, Ë stato capace di utilizzare uníautoironia ineguagliabile. Il novecento delle avanguardie, o almeno i primi cinquantíanni del secolo, sono stati un periodo fertile per líarte ed immancabile per il dopo. Io nutro rispetto ed ammirazione per diversi protagonisti del ë900, ma in maniera discontinua, essendo attratto da singole opere e non dalla produzione completa. Magritte e Duchamp in parte sfuggono a questi tentativi di classifica. La maggior parte delle loro opere ìfa squadraî perchÈ sono il metodo e il pensiero che sottende ad esse a prevalere. Ciascuna delle loro opere, pur mantenendosi autonoma, fa parte di un disegno pi˘ ampio concepito dal loro creatore. Per molti puÚ sembrare lo stesso, primo fra tutti gli esempi possibili, ìil mondo secondo Picassoî. A differenza di questo, Duchamp e Magritte, hanno sviluppato uno stile mentale che privilegia la consapevolezza dello stupore. Nel 1988 presi una pipa e dipinsi sul camino della medesima, una pipa fumante, titolando líopera Questa pipa Ë una pipa; nel 1999 poi, in occasione di una mostra, aggiunsi un meccanismo che faceva fumare la ìpipa oggettoî. Nessuno puÚ confutare il fatto che almeno una delle due pipe sia vera. Anche a Duchamp, oltre al costante riferimento, ho dedicato qualcosa di particolare: Ready made assoluto, in cui allíinterno di un orinatoio in plastica, comprato come scherzo di carnevale, ho dipinto uno dei ready made ideati dal grande artista. » stato divertente e, allo stesso tempo, irriverenteÖUna curiosit‡: líorinatoio finto, del tutto somigliante allíoriginale, esiste in undici esemplari, tanti sono i ready made da me conosciuti. Attraverso un fantastico ìFagiolo Magicoî (2003), si atterra sui ìCastelli in ariaî (2002): un mondo parallelo la cui mappa Ë chiaramente leggibile nel bambino che chiunque custodisce in sÈÖ Il Fagiolo Magico nasce come conseguenza del mio interesse per le nuvole! Nel 2001 feci uníinstallazione presso il C.A.C. di Bellinzona intolata Oh le nuvoleÖ! in cui, per la prima volta, le nuvole comparivano come elemento dellíinstallazione. Venni poi invitato da Luisa Delle Piane ad una collettiva sul tema della leggerezza, che mi ispirÚ il ciclo dei Castelli in aria, basato su uníidea su cui avevo gi‡ lavorato, utilizzando sabbia e colla (1990). CosÏ ebbi líilluminazione di abbinare castelli di carta, evocativi di leggerezza e caducit‡, a nuvole fatte con morbida imbottitura di cusciniÖLíidea del Fagiolo Magico giunse nel 2002: opera che considero ibrida, perchÈ mescola cicli differenti mescolandone anche i materiali. In un primo momento líopera allestita in studio, non mi convinse: i tre metri del soffitto non erano sufficienti a dargli lo slancio e il respiro necessari. Líopera necessita di ambienti altissimi e chiede possibilmente di ìsfondareî pi˘ livelli. Finalmente nel 2003, presso la galleria Falzone di Mannheim, riuscii a installarlo su tre piani: nel seminterrato si trovava il vaso da cui partiva il fagiolo, che si risolveva al primo piano, con la nuvola e il castello díoro. AllíOratorio dei disciplinanti di Finalborgo, approfitterÚ proprio del meraviglioso sviluppo in altezza della sede espositiva. Uníultima domanda: che cosíË la cosa pi˘ bella del mondo? La cosa pi˘ bella del mondo Ë sicuramente quella sensazione psicofisica nota col nome di ENTUSIASMO, ovvero, voglia di fare, gioia di fare, idee come lampi, che arrivano e si mescolano in associazioni, lampi. La sensazione, insomma, che hai quando intuisci qualcosa, che fa reagire il tuo corpo non con uníestasi vera e propria ma con una robusta e sanissima ìpelle díocaî.