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02
Nov
2011

Le tele di Caravaggio a San Martino

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 altTrentuno capolavori dipinti verso la fine del Cinquecento e inizio del Seicento sbarcano a San Martino di Castrozza,dando luogo ad un significativo connubio tra le bellezze ambientali degli scenari dolomitici e quelle di un

 arte senza tempo. Si tratta di una mostra itinerante ospitata presso l'oratorio di Pieve dal 7 al 27 novembre dal titolo "Caravaggio. L'urlo e la luce", che racconta il percorso creativo del grande pittore lombardo Michelangelo Merisi da Caravaggio, attraverso la riproduzione di alcuni suoi capolavori dipinti tra l'ultimo lustro del Cinquecento e il primo decennio del Seicento, disposti in cinque stanze tematiche. Il titolo, “L’urlo e la luce”, vuole sintetizzare l’evoluzione del pensiero e della tecnica del grande pittore lombardo, il cui sguardo sul reale si accompagna a una sempre più profonda e drammatica ricerca della verità ultima delle cose, nella quale chi guarda l’opera è invitato ad “entrare” nella tela per diventarne partecipe.

Nell’arte di Caravaggio si mostra il dramma dell’esistenza, l’urlo (pensiamo alla “Medusa”) ossia la problematicità tragica della realtà, e la luce che irrompe in essa (e qui viene in mente la “Vocazione di San Matteo”, 1609) come grazia che entra, chiama, convoca e ultimamente salva, come il “Martirio di San Matteo", 1600. Nato a Milano il 29 settembre 1571, Caravaggio è ancora oggi considerato fra i maestri dalla pittura mondiale, un talento che si formò osservando da vicino l'opera dei grandi maestri del colore, Giorgione, Tiziano e Tintoretto. Proprio per la sua capacità di utilizzare colori ed ombre in modo innovativo “l'uomo delle 100mila lire” entrò nel mito; la particolare tecnica pittorica e realizzativa di Caravaggio rompeva gli schemi ed i legami con l'arte classica, ancora legata ai contributi di Michelangelo Buonarroti e Raffello Sanzio. Caravaggio porta nelle sue opere un naturalismo accentuato, espresso nei soggetti da una forte tensione plastica resa dalla particolare illuminazione, che spesso fa capolino da una finestra o da una torcia appesa al muro. Essa rende forza ai volumi dei corpi che escono improvvisamente dal buio della scena, relegando lo sfondo ad un indefinito “scuro”. Una forza espressiva che taglia in due la storia della pittura, rendendo alle figure un vigore espressivo fino allora sconosciuto

. Per venti giorni è possibile farsi rapire dal Caravaggio all'ombra delle Dolomiti. La mostra è prodotta da Itaca, società editrice e di promozione culturale, curata dal professor Roberto Filippetti e aperta tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 14 alle 17 domenica dalle 14 alle 18, con possibilità di visita anche la mattina e la sera su prenotazione.