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04
Gen
2007

LIGURIA IL CANAVESIO RITORNA A PIGNA

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L'hanno aspettato a lungo, per due anni, si sono preoccupati per la sua salute, addirittura qualcuno credeva di non riuscire più a rivederlo.

Ma alla fine, le ali di San Michele Arcangelo sono tornate a stendersi su Pigna e il paese ha potuto riabbracciare il dipinto che venera da 500 anni.

Questa è la storia, almeno quella più recente, del Polittico di San Michele, opera magistralis del Canavesio, che, dopo un restauro lungo due anni e molte vicissitudini, è finalmente tornato nella sua destinazione originale, sopra il coro della chiesa parrocchiale di San Michele a Pigna.
Il restauro è stato presentato sabato 16 dicembre in una basilica gremita di fedeli, presenti monsignor Alberto Maria Careggio vescovo della diocesi di Sanremo-Ventimiglia, il sindaco Mauro Littardi, la responsabile del patrimonio storico Giuliana Algeri, i rappresentanti della Fondazione Carige e i restauratori della ditta Nicola di Aramengo, nell'astigiano.

Pittore-sacerdote errante, Giovanni Canavesio era originario di Pinerolo ma aveva una predilezione particolare per l'estremo Ponente della Liguria, il basso Piemonte e il nizzardo. Legami tanto profondi da portarlo a cambiare la lezione del maestro del gotico Giacomo Jaquerio verso quella della pittura ligure di Foppa e di Ludovico Brea, tenendo ben presenti le ambientazioni e le minuzie di Jan Van Eyck. I paesaggi cambiano, dietro la Natività compaiono rupi e spiagge solitarie, i Magi sbucano da sentieri alpini, nei visi di santi ed apostoli sono ancora oggi riconoscibili i lineamenti della gente comune della val Nervia. Si sposta molto Canavesio: da Albenga, a Diano Castello, a Taggia, a Briga, fino a St. Etienne de Tinée. A Pigna realizza i suoi capolavori: gli affreschi nella chiesa di San Bernardo e il polittico, anzi, tecnicamente, la "maestà" di San Michele Arcangelo, una delle più grandi della Liguria: 4,5 metri di altezza per 3,66 di larghezza, 36 tavole, con una singolare doppia predella orizzontale.

Grande è la devozione che per l'opera hanno sempre avuto i pignaschi. Per anni il Polittico del Canavesio ha formato l'immaginario della gente. Non a caso si scelse San Michele, angelo della milizia celeste, come protettore di un luogo di frontiera come Pigna, spesso scenario di guerre e laceranti divisioni. Tanto grande quest'amore che la comunità non se n'è mai voluta separare. Già nel 1940, quando Nino Lamboglia, arcinoto soprintendente per il patrimonio artistico, volle restaurarlo, non trovò nessun carpentiere e falegname disposto ad aiutarlo e dovette ricorrere al Genio dell'Esercito, in un paese evacuato a causa della guerra.
Ma le avventure del Polittico non finiscono qui. Nel '44 fu nuovamente smontato e nascosto nella cripta per timore di razzie naziste. Nel 1997 un clamoroso furto lo privò della pala centrale, proprio quella raffigurante San Michele, poi ritrovata dai carabinieri in una strada provinciale a Como. Infine quest'ultimo restauro, con la gente che torna a preoccuparsi per il suo protettore e non si fida dei foresti che se lo portano via.

"Mentre stavamo smontando il Polittico - dice Annarosa Nicola, direttore tecnico responsabile della Nicola Restauri di Aramengo - una signora si mise a piangere, dicendo che, data la sua età, non avrebbe più rivisto il suo amato San Michele.
Durante il rimontaggio dell'opera, che ha richiesto due giorni di lavoro, le donne entravano in chiesa, diffidenti a vedere se era davvero lui o ci eravamo sbagliati-.
Il restauro era necessario - continua Annarosa Nicola - I tarli avevano invaso gran parte delle predelle inferiori e c'erano tensioni strutturali. Abbiamo risolto anche numerosi altri dei problemi che può avere un dipinto su tavola di 500 anni, alterazioni del legno, stuccature e ritocchi successivi -.

E ora che, finalmente, Pigna può riabbracciare il suo angelo custode, si cercano sponsor per realizzare una pubblicazione dettagliata sul restauro che ha permesso agli studiosi di capire da vicino lo stile e le tecniche usate dal Canavesio.