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29
Set
2006

LIGURIA MOSTRE RAPALLO L'ALTA MODA ROMANA FRA ATTRICI E PRINCIPESSE

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La mostra “Dal Museo Boncompagni Ludovisi L’Alta Moda Romana fra Attrici e Principesse – 1945/1970” rimarrà aperta dal 30 luglio al 05 novembre 2006 al Museo del Merletto di Villa Tigullio, Parco Casale di Rapallo. L’esposizione trae origine dalla volontà di presentare ai visitatori del Museo del Merletto e, più in generale, ai cittadini e agli ospiti di Rapallo una collezione di abiti storici compresi fra le seconda metà degli anni Quaranta e la prima metà degli anni Settanta del secolo appena trascorso. Come noto, il Museo del Merletto annovera tra le sue collezioni storiche una preziosa raccolta di abiti, provenienti da recenti donazioni, realizzati negli stessi anni dalle più importanti sartorie e case di moda milanesi: Biki, Cori, Curiel, Missoni, Roveda, Veneziani e Walter Albini per Mister Fox.

L’occasione particolarmente ghiotta di uno scambio fra due istituzioni museali pubbliche, il Museo Boncompagni Ludovisi di Roma e il Museo del Merletto di Rapallo, è stata immediatamente colta sia dalla Soprintendenza alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e dal Museo romano, sia dall’Amministrazione comunale di Rapallo. Nei prossimi mesi la collezione di abiti proveniente dal Museo del Merletto verrà analogamente esposta nelle sale del Museo Boncompagni Ludovisi. La mostra espone dodici abiti da sera realizzati dalle più prestigiose case dell’Alta Moda romana del periodo compreso tra il 1945 e l’inizio degli anni Settanta, le Sorelle Fontana, Gattinoni, le Sorelle Botti, Antonelli, Carosa, Lancetti. Costituiscono un unicum importante perché creati per famosissime donne del mondo dello spettacolo, dell’aristocrazia e dell’arte in occasione di feste da ballo, ricevimenti o realizzazioni cinematografiche: Ava Gardner, Liz Taylor, Lana Turner, la principessa Marcella Borghese, la principessa Beatrice Torlonia di Civitella Cesi, Palma Bucarelli.
 
Nel secondo dopoguerra, già nel 1945, tra i primi settori a rianimarsi troviamo la produzione tessile e quella dell’abbigliamento, di sicuro i meno toccati dal conflitto: l’una perché sempre sostenuta e sovvenzionata dalla politica del Ventennio, con particolare determinazione dal ’35 in poi, e l’altra poiché esclusivamente basata sulle nostre capacità artigianali e sulla disponibilità di mano d’opera a basso costo. Inoltre, alcune delle sartorie che diverranno in pochi anni le colonne portanti del Made in Italy nel mondo, erano già attive da prima della guerra. Tra l’altro nella capitale, in questo preciso frangente storico, si verifica un fenomeno che rende profondamente diverse le nostre case di moda dalle loro dirette concorrenti francesi: un magico legame tra costume, cinema e fotografia che farà di questi luoghi i teatri esclusivi di suggestive rappresentazioni, sempre al limite tra realtà e favola, per la costruzione di un mito irripetibile.

Le sedi stesse ‘della creazione’ diverranno set per racconti che hanno come sfondo storie di giovani mannequins o brani di vita di sartoria di cui esempi celebri rimangono Le ragazze di Piazza di Spagna di Luciano Emmer (1952) girato nell’atelier delle Fontana. Roma vive infatti un momento davvero magico, favorito dal trasferimento di molte case di produzione americane da Hollywood a Cinecittà, le quali decidono di girare in Italia numerose pellicole, soprattutto impegnativi kolossal (tra quelli di maggior successo ricordiamo Quo Vadis del 1951, Ben Hur del 1959 e Cleopatra del 1963. Ci furono testimonianze significative di gemellaggi tra registi, celebri attrici e case di moda, sapientemente pubblicizzate da noti fotografi e da rotocalchi internazionali, al fine di sottolineare e consolidare al tempo stesso la nascita di un made in Italy d.o.c nell’abbigliamento: pensiamo ad Antonioni che sceglie Ferdinando Sarmi per gli abiti di Lucia Bosè in Cronaca di un amore del 1951 e le Sorelle Fontana per le toilettes di Eleonora Rossi Drago nelle Amiche del 1955; Fernanda Gattinoni che veste Ingrid Bergmann in Stromboli, terra di Dio del ’51 e Viaggio In Italia del’53 entrambi di Rossellini, seguiti dai costumi per Audrey Hepburn in Guerra e Pace per la regia di King Vidor del ’56. Infatti, l’abito lungo da sera aderente delle Sorelle Fontana, datato 1956, in taffetas di seta color avorio ricamato a mano è appartenuto ad Ava Gardner, affezionata cliente dell’atelier. Nel 1954 le Sorelle Fontana avevano creato per lei 30 abiti di scena per il film La contessa scalza. Sempre le Sorelle Fontana hanno realizzato l’abito in crêpe di seta nera aderente, attraversato da un pannello di seta bianca, che parte dalla spallina e si prolunga verso il basso. Creato nel 1954 per l’attrice Liz Taylor è ripreso più volte in foto, indossato dalla celebre diva. Sono di Fernanda Gattinoni i due abiti da cocktail creati per l’attrice Lana Turner nel 1956, probabilmente per il film Malibu Party. I due abiti di foggia molto simile in crêpe georgette di seta – nei toni dell’avorio e del grigio e nei toni del color lavanda il secondo – sono stati presentati nuovamente in passerella nel 1988. E’ delle Sorelle Fontana l’abito a sirena del 1953 in crêpe di seta rosso rubino e chiffon di seta in tinta realizzato per la principessa Beatrice Torlonia di Civitella Cesi, infanta di Spagna. Il capo è testimonianza che l’Alta Moda capitolina poteva contare in quel tempo sulla più selezionata nobiltà, detentrice di un duplice ruolo per esportare il Made in Italy, quello di produrlo e di rappresentarlo.

Molta parte dell’Italian Fashion risultava composta da esponenti della nobiltà, come la principessa Giovanna Caracciolo Ginetti (Carosa), presente in mostra con un completo da cocktail prodotto fra il 1955 e il 1960, composto da un abito al ginocchio e un giacchino di seta corto ricamato. A Roma, dove sfilava tutto il jet set internazionale, l’abito si incarnava nel personaggio e quello nell’abito, per sottolineare la continuità tra realtà e finzione, tra vita reale e di celluloide, dove si inserisce di buon diritto lo snob appeal sul quale si costruisce un efficace marketing per l’esportazione del nostro prodotto di lusso. La Città Eterna rimarrà comunque sempre una strana isola, dove tradizione e innovazione riusciranno a convivere nell’alveo di un curioso compromesso, irripetibile altrove, forse proprio in virtù del fatto di incarnare il mito della capitale dalle mille culture stratificate così ben descritta in due celebri pellicole di Fellini come la Dolce Vita del 1960 e Roma del 1972, in cui ne vengono straordinariamente narrate miserie e nobiltà.

L’Alta Moda Romana
fra Attrici e Principesse
Rapallo, Genova 
dal 30 luglio al 5 novembre 2006