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03
Mar
2008

LUCIO DEL PEZZO IN MOSTRA A LOANO

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La personale, dal titolo “Nello stile italiano”, è curata da Alberto Fiz nell’ambito della settima edizione di Arte a Palazzo Doria. Il progetto, coordinato da Gian Pietro Menzani e promosso dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Loano, si propone di portare l’arte nel quotidiano anche attraverso mostre d'arte contemporanea presentate nel palazzo sede del governo della città.

Dopo Emilio Tadini, Valerio Adami, Ugo Nespolo, Walter Valentini, Joe Tilson ed Enrico Baj, la mostra di quest’anno propone una selezione rigorosa del percorso artistico di Lucio del Pezzo: 18 emblematiche opere tra dipinti e sculture realizzati dal 1964 a oggi in base ad un suo personale linguaggio segnico che attraversa con ironia e leggerezza gli stili e le epoche.

Lucio Del Pezzo è sin dagli anni Sessanta tra i maggiori protagonisti dell’arte italiana. Nato a Napoli nel 1933, è stato nel ’58, insieme a Guido Biasi, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Luca (Luigi Castellano) e Mario Persico, tra i fondatori del Gruppo 58, collegato con il Movimento Nucleare guidato da Enrico Baj a Milano e con i gruppi Phases a Parigi, Spur a Monaco e Boa a Buenos Aires. Nel 1960 lascia Napoli prima per Parigi, poi per Milano, dove dal 1979 Lucio Del Pezzo vive e opera. Il successo è sancito dalle partecipazioni alla Biennale di Venezia, dai lavori presentati in spazi prestigiosi come il Beaubourg di Parigi, da collaborazioni con grandi industrie come Olivetti e Renault e dall’insegnamento a Brera.

“La ricerca di Del Pezzo” dice Alberto Fiz “sembra essere  il risultato di antiche narrazioni che sfidano il tempo inseguendo le tracce della memoria.”
A Loano, Lucio Del Pezzo ricuce il filo della memoria storica della città realizzando per la sua personale l’opera Omni Memoria, una composizione ispirata direttamente al prezioso mosaico romano del III secolo d.C. che ricopre il pavimento del salone centrale di Palazzo Doria.
“Ho voluto realizzare un omaggio allo stile e alla tradizione italiana” dice il Maestro Lucio Del Pezzo “attraverso un’opera che reinterpreta i motivi della classicità prendendo spunto da uno dei più importanti ritrovamenti archeologici della Liguria”.

“Del resto” spiega Alberto Fiz, “Del Pezzo riformula l’alfabeto linguistico suscitando un desiderio partecipativo nei confronti delle cose e del loro divenire all’interno di una poetica che coglie l’orizzontalità temporale degli elementi. Tutta la mostra è un omaggio allo stile italiano reinterpretato in base ad un procedimento rabdomantico fatto di continue alterazioni visive, di accostamenti e di evocazioni.
Lo conferma Grande casellario del 1974, una composizione di oltre quattro metri che approda a Loano dopo essere stata esposta all’Institut Mathildenhohe di Darmstadt e a Castel Dell’Ovo di Napoli. Questa opera è un paradossale alfabeto dell’alchimia fatto di loghi segnici che impongono, senza retorica, il linguaggio autoreferenziale dell’arte sfidando le convenzioni sociali e le sempre più asfissianti insegne pubblicitarie.


Si tratta, insomma, di un viaggio rigenerativo dove il simbolo, azzerato, torna ad essere forma in rapporto costante con altre entità. Lo aveva sottolineato Italo Calvino
che in Paraphrases, un poetico testo del 1978 dedicato a Del Pezzo aveva commentato così le sue opere: Ci sono giorni in cui i segni parlano ai segni, si dicono cose diverse
da quelle che noi gli vorremmo far dire. Cosa dicono? Dicono se stessi, perchè per loro non c'è differenza tra chi dice e ciò che è detto. Ma basta che due segni si rivolgano l'uno all'altro e il loro dialogo dice cose che noi non potremmo mia fargli dire. Tra le insegne d'una città non si svolgono mai monologhi ma duetti, trii, sestetti, sinfonie in cui l'ingresso d'ogni nuovo interlocutore cambia tutto il discorso."
Del Pezzo trasferisce i codici semantici all’interno del suo universo creativo deviando il processo naturale delle cose in base ad un linguaggio che si sviluppa dal neocostruttivismo alla neometafisica passando attraverso la pop e la neopop.
Comunque sia, l’artista napoletano impone le proprie regole con disincanto e, a questo proposito può essere utile ricordare un suo breve testo-poesia scritto nel 1964: Costruzione, composizione, descrizione, assenza, presenza, modulo, sfera, segno, cono, graffito, scavato, tabella, stucco, modanatura, capitello, duttile, fregio, racconto, città, città anonime, necessarie geometrie, (...), bandiera, birillo, popolare, illogico, gioco infantile, logico, assoluto, pensabile, decorato solo se trova una destinazione (...). Questo...lo so...non è una dichiarazione di poetica, ma descrive forse una maniera di agire?
Una mostra, dunque, problematica, ricca di mistero e di enigmi, che consentirà di riavvolgere il nastro della storia nell’ambito di un’indagine che sfida le apparenze delle cose.”

La mostra di Lucio Del Pezzo è accompagnata da una monografia che, attraverso la presentazione di Alberto Fiz e un’antologia di riflessioni di Lucio Del Pezzo, Enrico Baj, Italo Calvino, Gillo Dorfles, Maurizio Fagiolo Dell’Arco, Flaminio Gualdoni, Alain Jouffroy, Arturo Carlo Quintavalle e Roberto Sanesi, suggerisce un indirizzo di lettura dell’opera pittorica dell’artista.

La mostra è organizzata con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Liguria, della Provincia di Savona ed è realizzata con il contribuito della Fondazione “A. de Mari” Cassa di Risparmio di Savona.