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28
Apr
2011

LUIGI GARIBBO E IL VEDUTISMO TRA GENOVA E FIRENZE TRE NUOVI QUADRI RITROVATI

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Work in progress: così si potrebbe definire la mostra En Plein Air. Luigi Garibbo e il vedutismo tra Genova e Firenze, in corso, con successo, presso i Musei di Strada Nuova-Palazzo Rosso, e aperta fino al prossimo 19 giugno.  L’appello rivolto ai genovesi per l’identificazione di opere del poliedrico artista, ligure di nascita e fiorentino d’adozione, vedutista, scienziato, studioso di ottica e di acustica, amico dei macchiaioli e protetto dagli Accademici ligustici, continua a dare frutti.

L’esposizione si arricchisce di tre nuovi quadri, alcuni arrivati da pochissimo in città: è il caso del dipinto a olio Veduta di Sampierdarena da San Benigno, battuto in asta a Torino (ma in quel contesto identificato come Veduta di Nizza) proprio nei giorni in cui la mostra genovese inaugurava, e prontamente acquistato da Tito Pelizza, collezionista ed esperto di pittura ligure del XIX e XX secolo. Il quadro è oggi esposto nelle sale di Palazzo Rosso, proprio di fronte all’acquerello preparatorio, risalente al 1820 e di proprietà del Comune.


Non solo: nelle ultime sale della mostra sono visibili le lettere nelle quali Garibbo descrive il quadro, destinato alla Promotrice di Genova del 1860 e acquistato dal rappresentante del Regio Governo: il pittore fornisce indicazioni relative al prezzo di vendita, alle modalità espositive, alla cornice.

Dallo stesso collezionista proviene un piccolo, delizioso acquerello dedicato da Garibbo a Tammar Luxoro, dal titolo Paesaggio con Rovine: a riprova del legame, umano e artistico, che legò l’anziano vedutista al più giovane e famoso paesaggista. 

Da un’altra casa genovese arriva invece una Basilica di Carignano, fresco acquerello nel quale Garibbo propone, da un’inusuale prospettiva, un soggetto tipico dell’iconografia cittadina.

Ancora una volta, in mostra si può confrontare il dipinto finito con l’acquerello preparatorio, e con un analogo soggetto, trattato questa volta, pochi anni dopo e chiaramente risentendo della lezione del più anziano pittore, da Domenico Pasquale Cambiaso. 


EN PLEIN AIR. LUIGI GARIBBO E IL VEDUTISMO TRA GENOVA E FIRENZE  è una mostra monografica, a cura di Elisabetta Papone e Andreana Serra, su uno dei protagonisti della pittura italiana ottocentesca, che proseguirà nei Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso fino al 19 giugno.
L’esposizione, che si avvale di un comitato scientifico di eccezione, composto dai maggiori studiosi, in ambito museale e universitario, dell’Ottocento a Genova e a Firenze, partendo dal nucleo di disegni, acquerelli, bozzetti donati dall’artista al Municipio poco prima della morte, fornisce un’ampia panoramica dell’opera del pittore, offrendo confronti con produzioni artistiche coeve, dalle esperienze francesi di inizio Ottocento, mediate in Italia dalla cultura figurativa piemontese, fino alle proposte elaborate nell’avanzato ambiente toscano della metà del secolo, culla della “pittura di macchia”.

Opere di Giovanni Battista De Gubernatis, P.D. Cambiaso, Ippolito Caffi, Giovanni Signorini, Lorenzo Gelati, Carlo Markò, Giacinto Gigante, N. M. Joseph Chapuy, Carlo Bossoli, Henry Parke scandiscono il percorso della mostra.

A sottolineare la poliedricità di questo artista vengono esposti tre veri e propri gioielli: una bellissima macchina fotografica del 1850 (Garibbo si occupò anche di fotografia) e due splendidi calotipi del 1840 circa – i primi negativi fotografici su carta – che si vedono in trasparenza.

In chiusura Tammar Luxoro, protagonista della più avanzata stagione della pittura di paesaggio ligure e forte legame non soltanto artistico ma anche biografico con Garibbo.

Un’occasione per ridare il giusto peso a un artista che godette della stima di Telemaco Signorini, per attribuire dipinti forse oggi non identificati, e per meglio conoscere una significativa parte della storia, urbana e artistica, della nostra città.