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29
Mag
2008

MOIOLA . OPERE D'ARTE EN PLEIN AIR CON "TRACCE D'ACQUA. SULLA VIA DELLO STURA"

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 Sabato pomeriggio 31 maggio, a partire dalle 15, presso la chiesetta di San Membotto in località Pianetto a Moiola, verrà inaugurata la mostra di installazioni d’arte contemporanea “Tracce d’acqua. Sulla via della Stura”. Si tratta di un’innovativa esposizione “en plein air”, curata da Tiziana Conti, e rappresenta un importante evento inserito in un articolato progetto che mira a coinvolgere l’intera Valle Stura. L’inaugurazione di sabato si chiuderà alle ore 21 con il concerto della corale “La Baita”, sempre presso la Cappella di San Membotto. La prima domenica di luglio sarà invece inaugurata una mostra temporanea di una selezione di schizzi e disegni dei progetti propedeutici alle opere, ospitata all’interno della Sala del Consiglio Comunale di Demonte. “Tracce d’acqua” rimarrà a disposizione dei visitatori per tutta l’estate, fino al 28 settembre.

L’iniziativa è organizzata dall’associazione culturale Auriate e dall’associazione culturale Marcovaldo, dalla Regione Piemonte, dalla Comunità montana Valle Stura di Demonte, dal Comune di Moiola e da Artea (Sistema territoriale per i beni e le attività culturali della provincia di Cuneo), con il sostegno della Compagnia San Paolo, della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, e in collaborazione con “Piemonte Passion and more”.

“La mostra – spiega la curatrice Tiziana Conti - è concepita come un work in progress, ideato con la volontà di valorizzare il territorio nel quale scorre lo Stura, integrandovi opere d’arte realizzate da artisti internazionali, il cui curriculum è caratterizzato da una vasta esperienza di ricerca. Intorno all’acqua, elemento primario della vita, si dipanano temi interconnessi, primo tra tutti la memoria storica dei luoghi, l’interesse a ripercorrere il passato alla luce dei ricordi coagulati nei dettagli minimi, nelle pietre, nei reperti, nei sentieri, nella vegetazione, nel fruscio delle piante, in una natura ‘animata’ e magica. Nasce e si sviluppa un dialogo originario tra uomo e natura, che pone in evidenza l’importanza di lasciarsi alle spalle l’omologazione e la piattezza di un comunicare lacunoso e vuoto, la ridondanza del tutto previsto. Nella ricomposizione dell’equilibrio si recupera il “senso dell’esserci”.
Su questo tema affascinante, ma al contempo impegnativo, sono incentrati i lavori di Per Barclay, “Rifugio”; Botto& Bruno, “Out of Nowhere”; Reto Emch, “Zivilisation”; Sandrine Nicoletta, “Equivalenze: una nuvola nel fiume”; Marco Porta, “Calano giù le lontananze”; Nils-Udo, “Nella valle del fiume”; Silvio Wolf, “Chance”.
Saranno proprio gli artisti e la stessa curatrice a coinvolgere i visitatori nel percorso, pensato come un “viaggio nel pianeta natura” alla riscoperta dell’originario, e alla ricerca dell’essenza di un ‘arché’ filosofico.

IL SITO PRESCELTO: LA VALLE STURA

Luogo eletto per ambientare questo itinerario naturale-artistico è la suggestiva Valle Stura di Demonte. Con i suoi 65 km, la valle è stata fin da tempi remoti testimone del rapporto tra l’uomo e la natura. I primi ad abitarla furono i Liguri, a cui seguì la dominazione dell’Impero Romano con la fondazione della città di Pedo, l’odierna Borgo San Dalmazzo. Divenuta terra di contesa tra il Marchesato di Saluzzo e il Comune di Cuneo, subì il dominio degli Angioini e, infine, quello sabaudo. Fin dall’antichità la Valle Stura ha rappresentato un vivace territorio di scambi d’esperienze e di culture: attraverso essa passava l’antica “Via del Sale”, capace di convogliare merci, commercianti e artigiani, ma anche pellegrini.
Il paesaggio e le bellezze naturali rappresentano le maggiori risorse della valle: il clima favorisce specie vegetali di pregio, quali la saxifraga pedemontana, la primula marginata, e il pruno del Delfinato che Immanuel Kant definì come il “sublime naturale”.
La valle Stura ospita due storiche fortezze sabaude: i resti della fortezza di Demonte e il Forte di Vinadio. Costruito dall’ingegnere militare sabaudo Gabrio Busca, tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, il forte di Demonte venne coinvolto a fine ‘600 nella guerra che vide contrapposte le truppe francesi del Catinat e l’esercito sabaudo. Più volte distrutto e ricostruito, la fortezza venne definitivamente demolita nel 1796, e attualmente ne rimangono solo i ruderi. Più recente è la costruzione del Forte di Vinadio, edificato tra il 1834 e il 1847, che rappresenta un capolavoro indiscusso dell’ingegneria e della tecnica militare. Attualmente è affidato in gestione all’associazione Marcovaldo, che si occupa della valorizzazione e promozione della fortezza.

Se questi due forti rappresentano i perni ideali della valle, risulta opportuno ricordare il Santuario di Sant’Anna di Vinadio, il più alto d’Europa, e il più importante in una costellazione di santuari minori, che testimoniano la presenza del “Sentiero di S. Giacomo”, un percorso di pellegrinaggio piuttosto frequentato per raggiungere da Cuneo la Galizia, attraverso il Colle della Maddalena.