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25
Gen
2006

MUSEO DI ARCHEOLOGIA LIGURE LA STATUA RITROVATA

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A partire dal 27 gennaio 2006, dopo secoli di separazione, la statuetta in pietra che rappresenta idealmente il sacerdote si Ë riunita al suo proprietario al Museo di Archeologia Ligure, uníevento senzíaltro raro in egittologia, e puÚ essere ammirata dal pubblico nel contesto della rinnovata Sala Egizia del Museo. In occasione di questo importante avvenimento, sono stati attivati nuovi percorsi sulla civilt‡ egizia e nuovi laboratori per le scuole, a cura delle archeologhe del Museo: ìIn viaggio verso líeternit‡î, incentrato sul corredo, i rituali e gli amuleti magici del sacerdote egizio; ìCome un dio-animale egizioî, le divinit‡-animali e i rapporto tra natura e civilt‡ egizia; mentre prosegue la possibilit‡ di giocare allíEgittoca, percorso-gioco per scoprire i segreti della civilt‡ egizia. Museo di Archeologia Ligure Pasherienaset: un viaggio attraverso tre continenti Sappiamo che Pasherienaset era vissuto ad Edfu , fra il VII e il VI secolo a.C.. Edfu, di cui Behedet era uno dei nomi antichi, era un importante centro religioso dellíAlto Egitto meridionale. Crocevia strategico tra Tebe e Assuan, dalle quali dista un centinaio di chilometri, e le piste carovaniere, si estendeva in riva al Nilo, in posizione lievemente elevata, al riparo dalle acque della piena. Ad Edfu Pasherienaset era votato al servizio del dio falco-Horo e di Hathor, la Dorata e dirigeva funzioni in onore di Osiride e di Iside nel grande tempio consacrato al dio Horo di Behedet che vi fu oggetto di culto fin dallíet‡ predinastica ed Ë simboleggiato dal disco solare alato. Discendeva da una importante famiglia di sacerdoti di cui il padre e il nonno avevano ricoperto le prestigiose cariche di ìprimo sacerdoteî e ìsovrintendente ai sacerdotiî. Il benessere derivato dalla sua posizione sociale, si evince anche dallo studio del suo scheletro che non presenta particolari patologie; infatti muore a circa 40 anni, líet‡ media di morte presso gli Egizi dellíepoca. Il luogo esatto della sepoltura di Pasherienaset, Ë tuttora sconosciuto, ma doveva trovarsi nella necropoli di Nag el-Hassaia, una delle aree cimiteriali di Edfu, che si estende a 12 chilometri circa a sud della citt‡. Le tombe rinvenute, riconducibili dalla XXVI dinastia allíet‡ greco-romana, si presentano sia articolate in pi˘ ambienti rupestri, sia come semplici pozzi funerari.. Oltre al sarcofago racchiudente il suo corpo imbalsamato e la statuetta, nella sua tomba erano verosimilmente custoditi i vasi canopi, la stele funeraria e gli ushabti, come lasciano supporre gli elementi di corredi provenienti da altri contesti della stessa necropoli. Alcuni tra gli innumerevoli oggetti riportati alla luce a Nag el-Hassaia - sarcofagi o frammenti di sarcofagi, vasi canopi, contenitori per ushabti e stele che vari Musei conservano - recano il nome di membri della sua numerosa famiglia. Non sappiamo quando la tomba del nostro sacerdote Ë stata violata, e se a seguito di scavi clandestini o regolari ma non documentati. E non sappiamo neppure se il corredo della sua tomba sia finito nelle mani di mercanti senza scrupoli o donato a illustri personaggi, locali e non, secondo consuetudini consolidate. Il sarcofago e la mummia di Pasherienaset furono donate al Museo Archeologico di Genova da Emanuele Figari, la cui famiglia soggiornÚ a lungo in Egitto: forse appartenevano al padre Tito Cao, o al prozio, il famoso Antonio Figari, che introdusse nel corso dellíOttocento la farmacopea occidentale in Egitto e fu insignito del titolo di bey, ìsignoreî, per i suoi meriti scientifici. A Genova, nel 1931, si conclude il viaggio di Pasherienaset e del suo sarcofago. Un destino diverso e pi˘ avventuroso era riservato alla sua statua. Le prime notizie certe ci conducono al Cairo e ad Alessandria díEgitto, alla fine dellíOttocento, nelle dimore di un illustre personaggio politico della comunit‡ armena: Tigrane Pacha díAbro, primo proprietario noto della statuetta. Uomo di cultura, amante dellíarcheologia, membro del Comitato díArcheologia del Cairo, fu un grande collezionista díantichit‡ egizie che conservava nei suoi palazzi del Cairo e di Alessandria, i cui giardini erano abbelliti dai pezzi pi˘ monumentali. Fu Michel Abemayor, mercante díarte ebreo al Cairo a cavallo fra ë800 e ë900 ad acquistare la maggior parte della collezione di Tigrane Pasha, dopo la sua morte. La sua famiglia si trasferÏ a New York negli anni í50, continuando líattivit‡ in Madison Avenue. Dopo una breve apparizione nel catalogo di una mostra di scultura dellíet‡ saitica tenutasi al Brooklyn Museum nel 1960, della statuetta si persero le tracce, per ricomparire allíasta di Sothebyís nel dicembre 2004, quando Ë stata comprata dalla Fondazione Edoardo Garrone. Sappiamo cosÏ che líultimo proprietario noto della statuetta Ë stata una importante collezionista e commerciante díarte parigina, Marianne Maspero, che Ë stata sposata a un Maspero, nipote del celebre egittologo, Direttore del Museo Nazionale del Cairo, Gastone Maspero. La Statua di Pasherienaset La scultura che ritrae idealmente Pasherienaset,, presenta la superficie liscia e la struttura compatta tipiche della produzione statuaria della XXVI dinastia (664-525 a.C.) ñ detta saitica, dalla citt‡ di origine dei suoi sovrani, Sais, nel Delta occidentale ñ la cui cultura e i cui gusti erano rivolti al glorioso passato del Paese, e che ha rappresentato líultimo momento di indipendenza politica dellíEgitto. Questa tendenza, espressa attraverso scelte stilistiche e iconografiche ìarcaicheî, rinnovate e reinterpretate con la maturit‡ tecnica e la maniera proprie del periodo, si manifesta nella tipologia e nella forma generale, nellíatteggiamento e nel costume, che riecheggiano opere regali della IV dinastia (2575-2465 a.C.). Líidealizzazione del corpo, ritratto nella pienezza del vigore e inscritto in uno schema formale che conferisce uníapparente fissit‡ alla figura, adempiva pienamente ai requisiti di completezza e perfezione che la vita ultraterrena esigeva. Líemozionante contatto diretto consente di apprezzarne la compattezza generata dalla forte coesione dei volumi delle varie parti del corpo, i quali si iscrivono nel blocco litico originario dal quale il personaggio sembra emergere senza che ne siano liberate nÈ le braccia ben modellate, nÈ le gambe con malleolo e piede ben evidenziati. Particolari come le clavicole emergenti alla base del collo, líampiezza dei muscoli pettorali con capezzolo evidenziato e la lunga depressione mediana che divide verticalmente le fasce muscolari del torso, consentono di datare líopera alla prima met‡ della XXVI dinastia. Ritratto di un sacerdote. Líimmagine, alta 25 centimetri, poggia su una base parallelepipeda ed Ë addossata a un pilastro dorsale. Pasherienaset Ë ritratto in piedi, la gamba sinistra avanzata rispetto alla destra: il movimento conferito alla figura da questo incedere si contrappone alla staticit‡ della parte superiore del corpo, con busto eretto e braccia tese lungo i fianchi. Il sacerdote indossa un gonnellino corto, formato da un tessuto di lino drappeggiato attorno ai fianchi e trattenuto da una semplice cintura a nastro; tale indumento, shendyt in antico egiziano, era tradizionalmente portato dai sovrani con significato paragonabile a quello degli emblemi regali. Il capo Ë coperto da una voluminosa parrucca liscia di lunghezza media, che scende bassa sulla fronte e lascia scoperte le orecchie. Il volto, pieno e di carattere giovanile, ha tratti somatici enfatizzati, tra cui spiccano i grandi occhi sormontati da sopracciglia arcuate, il naso lievemente camuso, la bocca dalle labbra carnose e gli zigomi, alti e prominenti. Líiscrizione Il pilastro dorsale reca líiscrizione volta a identificare la statua al suo proprietario. Disposti su due colonne senza divisori verticali, i caratteri geroglifici, lineari ed eseguiti con incisione nitida e sicura, compongono il nome, i titoli e la genealogia di Pasherienaset. Sulla colonna di destra inizia la consueta formula díofferta: ìOfferta che dona il re a Horo di Behedet, Dio Grande e Signore del Cielo, (affinchÈ) conceda offerte (consistenti) in pane e birra al servitore di Horo, servitore della Dorata, sacerdote di Osiride Khentisehnetjer, sacerdote di Iside-Hededet, assistente della terza phylae e sacerdote di Iside-Menset, Pasherienaset giustificato, figlio del primo sacerdote di Horo di Behedet e servitore della Dorata, Padiaabehedet (giustificato), figlio del profeta di Amon in Karnak e sovrintendente ai sacerdoti di Horo di Behedet, Patjenfi giustificatoî. Secondo le credenze degli Egizi, al momento della morte i vari elementi spirituali, le ìanimeî, che compongono un uomo si separano dal corpo. Se il corpo si preserva intatto, ad esso si ricongiungono e, rianimandolo in eterno, danno inizio alla ìsecondaî vita. Ma se il corpo viene distrutto, solo la statua che reca il nome puÚ sostituirlo. Questa statuetta rappresenta quindi, per Pasherienaset, la garanzia di possedere una dimora eterna per il suo ka, ovvero líenergia vitale.