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28
Feb
2009

OPERE DI WALTER LEBLANC ALLA GALLERIA STUDIO GARIBOLDI DI MILANO

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Il bianco e il nero. Dicotomia, da sempre. Dalle tenebre fiat lux. Adesso come allora siamo avvolti dal buio. Esistenziale, umano. In letteratura come nella vita ciò che spurga è nero, noir, notte. La condizione umana è coperta da una tenebra di paura e di timore. Di ingiustizia e di impossibilità. Ciò che resta è un esorcismo, che passa per gli occhi e arriva dritto all'anima. Non c'è rimedio al nostro nuovo medioevo. L'arte è l'unica via d'uscita. Da sempre l'artista, il creatore di bellezza, si muove all'interno dell'annosa questione ombra/luce. La forma della luce, l'intensità e la gradazione. Il movimento della luminosità. E trova risposte, afferra intuizioni, racconta il suo sapere, ciò che è riuscito a sperimentare grazie al suo terzo occhio, capace di vedere dove la nostra umanità è inevitabilmente cieca.

Mentre alla fine degli anni Cinquanta, la pittura sfogava energie e passioni colorate sulle tele, Walter Leblanc sperimentava il bianco. La superficie che tutto riflette e che permette di immaginare mondi migliori. Arrotolava singoli fili quasi fossero metafora di esistenze contorte e dolorose. Li fissava regolari e ordinati su tele-cuscini, affinché i bulbi oculari potessero accarezzarli e osservarli da ogni parte. Sognando di appoggiarvi sopra le guance o le mani. Così il bianco con alta luminosità ma senza tinta, capace di nascondere tutti i colori dello spettro elettromagnetico, diventa pura luce e si trasforma persino in colore, ombreggia e vibra a seconda delle posizioni di partenza e di arrivo. Muoversi di fronte a un lavoro di Leblanc, spostandosi sulla destra o sulla sinistra, permette di acquisire visioni multiple. Lo stesso quadro, più quadri. La stessa emozione, più emozioni. Non è il movimento elegante di Castellani, né il contrappunto tridimensionale di Bonalumi. Neanche l'attesa lacerata di Fontana. E' un passo estetico, un valzer formale, una melodia di sfere emotive. La convivenza con i quadri di Leblanc rimanda a una prospettiva di luce nordica, fredda ma costante, presente senza inquinamenti strutturali o segnici. Ritrova un ordine quasi mitologico, di cieli alti e orizzonti lontani. Di fiumi gelati e mari a specchio.

Cicatrici della terra che sono ben visibili nei suoi primi lavori, del 1958/59, dove polvere di ferro, piccoli bulloni e stringhe ritorte si prestano a un primo ruvido inciampo della vista, per poi stemperarsi nelle giravolte dei lavori successivi. Poetici Twisted di croci e quadrati, triangoli e rombi.
In movimento verso una luce più alta.

 in galleria dal 2 marzo al 30 aprile 2009  Lunedì/venerdì ore 14.00/19.00