Stampa
24
Apr
2009

"LEONARDO: LA SANTíANNA RITROVATA"

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 Si è tenuta  a Milano, presso il Circolo della Stampa di corso Venezia, la presentazione delle tesi del prof. Ernesto Solari, studioso ed esperto di Leonardo, sul ritrovamento di un cartone che riprende il disegno del volto della Sant’Anna del Vinciano, finora attribuito al Luini ma del quale è sempre più probabile un’attribuzione diretta a Leonardo. Si tratterebbe, inoltre, non di un’opera qualunque, bensì dell’unico vero studio certo di Leonardo per il volto della Sant’Anna del Louvre. Considerando infatti che gli unici due studi esistenti della Sant’Anna hanno una vaga somiglianza col dipinto originale e che non è stato possibile attribuirli con certezza, potrebbe essere realmente il primo vero studio diretto del maestro sul volto della Sant’Anna.

Le indagini effettuate hanno comunque consentito di collocarlo in piena scuola leonardesca e l’attribuzione al Luini, inizialmente proposta e confermata dal prof. Pedretti in una sua lettera, era ben sostenibile ma oggi la ricerca non ha ancora svelato tutto e soprattutto non ha ancora contribuito a negare una possibile paternità diretta al Maestro Leonardo.

Il disegno, appartenuto alla collezione del famoso storico settecentesco Padre Luigi Lanzi, realizzato a carbone, su tipica carta di fine 400 e inizi 500, utilizzata più volte da Leonardo, raggiunge una grande somiglianza espressiva col dipinto originale del Louvre, rivelando una morbidezza molto vicina alle opere del Maestro e del più valido e attivo dei suoi allievi, Bernardino Luini. Lo stesso Lanzi sembra confermare questa tesi. Sappiamo d’altronde che il Luini era venuto in possesso di uno studio di Leonardo per la Sant’Anna.

 Sulla base di queste premesse, confortato dal parere favorevole del Prof. Carlo Pedretti, sono proseguiti gli studi che avevano portato inizialmente Solari, in modo non conclusivo, all’attribuzione di questo studio a Bernardino Luini. Sono stati effettuati poi, su consiglio dello stesso Pedretti, dei raffronti fra questo studio e tutti quelli conosciuti e conservati all’Accademia di Venezia, a Windsor e al Louvre.

Ne è emerso che il disegno di Venezia, relativo allo studio della Sant’Anna, e quello in oggetto, avrebbero potuto essere in possesso entrambi del Luini, ma essere stati realizzati da mani diverse. Il primo potrebbe essere stato ripreso dal secondo grazie allo spolvero. Questi studi avrebbero potuto provenire entrambi dall’Accademia di Leonardo prima di essere poi acquisiti dal Luini nel 1520; in alternativa, il cartone esaminato da Solari, dopo essere stato portato in Francia dal Maestro, potrebbe essere stato copiato da Cesare da Sesto, o da altro allievo, dopo che Luini lo aveva acquistato.

E’ fuori di dubbio che Luini utilizzò tale disegno per lo spolvero di alcune immagini similari, in particolare di alcune Madonne ma anche di alcune figure degli affreschi di Saronno. L’esecuzione dello spolvero, che poteva essere effettuato più volte e da più allievi che poi completavano e personalizzavano il soggetto con la propria tecnica e abilità, ha certamente modificato leggermente in superficie il nostro disegno, che non ha quindi lo status iniziale risultando lievemente impastato: ciò rende difficile, se non impossibile, individuarne eventuali segni caratterizzanti la manualità del suo autore.

E’ impossibile stabilire in effetti se è stato realizzato da un mancino come Leonardo, cosa che invece nel disegno di Venezia sembra proprio da escludere. Il disegno di Venezia, che era stato precedentemente attribuito al Luini come indica una scritta posta in alto a sinistra, viene oggi accostato ad altro allievo, forse Cesare da Sesto, dallo stile molto più aggraziato rispetto a quello del maestro Leonardo. La scritta potrebbe altresì confermarne l’appartenenza al Luini, in quanto proprietà, e quindi la provenienza dalla scuola del Leonardo.

In conclusione la cosa certa è che, rispetto allo studio di Windsor, la vera Sant’Anna di Leonardo va ricercata fra questi due studi, quello di Venezia e quello recentemente ritrovato, che sono molto più vicini all’originale conservato al Louvre. E’ su tali basi che sono proseguite le indagini e i confronti fra i reperti e, alla luce dei nuovi risultati ottenuti, sembra sempre più probabile un’attribuzione diretta a Leonardo del ritrovato reperto.