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09
Gen
2008

RAPALLO PICCOLI TESORI IN MOSTRA 150 ANNI DI ABITI INFANTILI

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Il 15 dicembre  e0 stata inaugurata l’Esposizione “Piccoli tesori.
150 anni di abiti infantili, 1790-1940” nelle sale del Museo del Merletto di Rapallo alla presenza del
Sindaco Mentore Campodonico, del Vice-Sindaco Roberto Di Antonio, del Consigliere delegato
alla cultura Gianni Arena, di Giorgio Rossini, Soprintendente per i Beni Architettonici della Liguria,
di Aurora Fiorentini, storico del costume e della moda, di Piera Rum, Direttrice Onoraria dei Civici
Musei di Rapallo e curatrice della mostra, di Giuliana Parabiago, direttrice delle riviste Vogue
Bambino e Vogue sposa, cha ha attivamente collaborato ancora una volta per una buona riuscita
dell’iniziativa e di tutte le Autorità civili e militari della Liguria.

La storia dell’abbigliamento infantile, che percorre tutto l’Ottocento e si protrae fino alla metà del
Novecento, viene raccontata da questa Mostra attraverso ventotto autentici tesori di preziosa
manifattura tessile, otto parures battesimali e venti tra abiti e completini della prima infanzia: cinque
parures sono di proprietà del Museo. Generosi signori che seguono l’attività del Museo hanno
concesso in prestito le altre parures battesimali e gli abiti.
La storia dell’abbigliamento infantile è anche la vicenda dell’evoluzione dell’infanzia e della sua
educazione. Nel passato, presso tutte le classi sociali, il bambino era considerato un essere
imperfetto e allo stesso modo la fanciullezza un triste periodo della vita dal quale affrancarsi al più
presto. Per questo era necessario mettere in pratica nei confronti dei più piccoli la massima
severità assommata ad una inflessibile disciplina e, per incoraggiarli in questa direzione, veniva
loro imposto molto presto di comportarsi come adulti in miniatura, fatto questo che andava
sottolineato visivamente, a cominciare dal vestito. L’abito quindi impediva loro di comportarsi e di
vivere da bambini: non si poteva correre né saltare, tanto meno arrampicarsi sugli alberi o giocare
per terra, insomma esprimersi secondo l’età.

Fondamentale a questo proposito il contributo nel 1762 di Jean-Jacques Rousseau che con il suo
romanzo “Emile ou De l’éducation” fissa alcuni criteri essenziali per un nuovo pensiero
pedagogico: per quanto riguarda l’abbigliamento alcune sue pagine assumono inoltre i toni di un
vero e proprio manifesto, egli è contro le fasciature e qualsiasi tipo di costrizione relativa agli
indumenti. A partire dalla fine del Settecento infatti si riscoprono le salutari virtù del bagno assieme
ai pregi dell’igiene, cosi da aggiungere un tocco di fresca pulizia alle eleganze infantili. In questo
periodo , l’uso di vestire gli infanti come adulti in miniatura, paludati in fruscianti abiti serici assai
scomodi nella loro aderenza cade lentamente ma progressivamente in disuso.
Col sopraggiungere dell’Ottocento, anche nel momento di muovere i primi passi, si cerca di limitare
le disuguaglianze di genere: di solito tutti i bambini fino ai cinque anni indossavano una veste
lunga, simile ad una tunichetta molto semplice, generalmente in tinta unita, semmai impreziosita
da piccoli ricami, da pizzi o da effetti “à jour” di gusto leggiadro: il rito di passaggio all’età ‘adulta’
veniva tuttavia sancito allo scoccare dei cinque anni

A partire dalla metà dell’Ottocento, per i rampolli dell’aristocrazia anglosassone in occasioni
informali e per la vita all’aria aperta, si diffonde la moda dell’abito da marinaretto, di cui il
precursore pare sia stato Alberto-Edoardo Principe del Galles (poi Edoardo VII) che gia nel 1846
viene immortalato dal celebre ritrattista Franz X. Winterhalter con l’uniforme bianca e blu
dell’equipaggio dello yacht reale, durante una crociera alle isole anglo-normanne. Da questo
momento in poi tale divisa si diffonderà a macchia d’olio in tutto il Vecchio Continente, contagiando
anche le emulatrici classi alto-borghesi.

Il Novecento di fatto si inaugura con l’affermazione impegnativa quanto categorica di essere “il
secolo del fanciullo”, come paiono sottolineare numerosi legislatori dalle pagine di quotidiani e di
riviste specializzate: in tutta Europa si è ormai avviata la fase del decollo industriale e le produzioni
in serie a buon mercato si confrontano soprattutto con la moda da uomo e con quella per bambino.
Per i privilegiati invece si amplia la scelta di sartorie eleganti specializzate in moda per bimbi, che
aprono i battenti delle loro succursali in più di un capoluogo italiano: Roma, Genova, Firenze,
Napoli diventano noti centri di artigianato specializzato in questo settore. Sono anni di grande
transizione, dove ormai tra tutti regna sovrano, e non solo per i primi anni di vita, l’abitino di cotone
candido, in piquet o in mussola, spesso con inserti lavorati a nido d’ape. Tutto ciò che è bianco
viene solennemente inamidato.

Secondo una cronaca mondana inizi secolo, donna Franca Florio nella villa siciliana dell’Olivuzza è
descritta con i suoi due figli, la primogenita Giovannuzza di sette anni appare davvero elegante nel
suo abito di raso bianco acquistato a Londra da Liberty e il piccolo Baby Boy di solo due anni viene
presentato vestito con un abito lungo color pastello. E dagli Stati Uniti ancora una volta arriva
un’altra provocazione, quella della semplicità, rappresentata da una bambina di quattro anni
destinata a diventare la mitica ereditiera dei Grandi Magazzini Woolworth, Barbara Hutton, che si
presenta davanti all’obbiettivo per una foto ufficiale con un disinvolto vestitino bianco corto al
ginocchio, calzettoni e scarpe in tinta; altre bambine italiane fanno parlare di sé attraverso il segno
della trasgressione, indossando abiti futuristi disegnati per loro dal padre Giacomo Balla.
Nella prima metà del Novecento nuovi tessuti nati dalla ricerca tecnologica affiancano quelli della
tradizione, moltiplicando le possibilità offerte dalle materie prime che si alternano con fantasia in
capi sempre più destrutturati e adatti all’esuberanza giovanile. Per le bimbe l’abito è ormai al
ginocchio leggero e vaporoso e i bambini indossano pantaloni corti di velluto, camicia di seta con
colletto a volant oppure bordato di pizzo, completati da una giacca corta alla vita e chiusa al collo.
Ormai i due sessi, tra gli anni Venti e Trenta, dopo i primi mesi di vita in cui si differenziano solo per
il colore delle vesti tradizionalmente spartite tra le due tinte classiche del rosa e del celeste,
prendono subito strade diverse. Un comodo pagliaccetto distingue la tenuta per i maschietti;
mentre un abitino con carré decorato individua le femminucce.

Tra le parures per raffinata eleganza e rarità spicca quella che ha accompagnato un infante ebraico
come si evince dai bottoncini in madreperla con stella di David, mentre la parure battesimale più
antica, databile alla metà dell’Ottocento e realizzata interamente in merletto di seta di Bruxelles, è
quella donata da una nobile famiglia ligure al Museo.
L’abitino più antico in taffetas di seta verde-grigio composta da redingote e pantaloncini, databile
tra la fine del Settecento ed i primissimi anni dell’Ottocento, è appartenuto ad un piccolo gentiluomo
siciliano-veneto.

Tre abitini maschili, in cotone operato e in lino e seta, costituiscono un corredo di un piccolo
signore che nel 1881 aveva tre anni.
Abitini bianchi in cotone operato e in gros di cotone, arricchiti da merletti di San Gallo con
applicazioni tipo Cornely, rappresentano la moda delle bimbe dal 1890 al 1910.
In mostra è presente una significativa divisa maschile alla marinara della prima metà del
Novecento, mentre l’allegra e danzante coppia di abitini rosa si ispirano a Shirley Temple, l’allora
imperante piccola star hollywoodiana, che diverrà una inimitabile ambasciatrice internazionale per
la moda dei bimbi. I suoi vestiti toccano appena il ginocchio, hanno lo sprone, il colletto bianco e
sono disegnati a piccoli pois o a fiorellini, caratterizzati da balze soprammesse di tessuto vaporoso
con culotte abbinate: è lei il sogno, la rappresentazione animata di un infanzia felice,
impeccabilmente abbigliata, che di lì a poco verrà purtroppo spazzata via dalla guerra. A lei sono
ispirati anche il vestitino a balze con rami floreali in lenci e l’abito in tulle bianco ricamato a grandi
festoni anch’esso con piccoli fiorellini lenci.

PICCOLI TESORI
150 anni di abiti infantili, 1790-1940
16 dicembre 2007 – 30 marzo 2008
Museo del Merletto, Villa Tigullio
Rapallo
Telefono 0185/63.305

Orari: martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle ore 14.30 alle ore 18.00
giovedì e domenica dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle 14.30 alle 17.30
lunedì chiuso
gruppi su prenotazione