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16
Ott
2008

TREVISO. ALLA GALLERIA POLIN PERSONALE DI ISABELLA RUZZENE

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 Nelle opere di Isabella Ruzzene l’umanità diventa protagonista di un viaggio interiore, diventa protagonista attraverso il volto, attraverso ciò che più di ogni altra parte del corpo può esprimere e dettare emozioni all’esterno. I mille volti comuni che incorniciano la nostra quotidianità, vengono a loro volta incorniciati e portati al limite dei loro tratti caratteristici cosi da apparire mostruosi, irriconoscibili, coperti dalle loro stesse maschere, protetti e muti, incapaci di urlare il disprezzo o il terrore che li condiziona giorno dopo giorno. Questi volti comuni vengono esaminati da Isabella attraverso varie fonti reali, schizzi, dipinti, collages o attraverso le fotografie che lei stessa scatta immortalando l’attimo, il frammento di vita o lo sguardo che impresso nella macchina resta pietrificato, immobile e silenzioso.

La trasformazione materica di questi volti li segna, li modifica secondo quel che la loro ricerca interiore chiede, i volti scavati e a volte grotteschi stanno cercando la si loro giusta espressione per esser ancora una volta fotografati, cercati e capiti, la ricerca interna è quella dell’io, ma soprattutto del modo in cui il loro io dev’essere presentato. Sperimentando materiali e indagando su temi prettamente sociali e psicologici, l’artista raggiunge l’essenza umana, la sua animalità, la non ragionevolezza, l’aggressività o la timidezza, toglie quella maschera che ci portiamo sempre davanti e scava sotto la pelle, per mostrare quel che può essere solo immaginato, quel che di solito è sopito sotto una coltre di superficialità. Il senso di questi volti è il contrario di quello che ci appare immediatamente davanti, queste non sono maschere ma visi che vanno oltre alle apparenze, che non si nascondono più, che hanno perso la parola, che hanno perso la fiducia nella comunicazione, ma che si esprimono magistralmente solo con gli occhi. Occhi trasparenti, occhi di vetro, occhi di plexiglass, surrogati di veri occhi, che guardano, osservano e s’illuminano di energia interna e pensiero, occhi spaventati, occhi abbassati, che caratterizzano tutto il volto, occhi che per tradizione sono specchio dell’anima, occhi che sono metaforicamente gli occhi dell’artista che osserva il mondo, che va oltre alle apparenze, che va oltre al velo che copre tutte le cose e le rende opache e omologate.

Tutti questi ritratti interiori sono collegati da un fil rouge, che li rende unici nel panorama artistico contemporaneo, la polimatericità della quale sono composti, la commistione di più materiali, dalla malta al ferro, dai bottoni agli specchi alla sabbia, essi creano superfici tridimensionali, che offrono esperienze tattili incredibili, che danno calore, che aggregano e disgregano e che soprattutto rendono unica ogni opera grazie a materiali peculiari.

I materiali e gli stili, con i quali l’artista si esprime sono dei più vari ed eterogenei, l’aver frequentato l’Accademia di belle arti di Milano e prima la scuola di restauro edilizio a Venezia le ha consentito di poter conoscere ed utilizzare al meglio la sostanza e renderla parte integrante del suo lavoro e cammino artistico. Il contatto con la materia, con gli intonaci e le malte preparatorie ha dato spessore non solo fisico ma anche formale alle opere, esse vengono personalizzate e sensibilizzate dalla mano dell’artista che le rende uniche e consistenti; oltre alla vista e all’intelletto viene soddisfatto il tatto, il lieve piacere sensoriale del tocco dell’opera stessa, di poter accarezzare questi volti scavati, attoniti e reali. Anche le cornici, per tradizione confine fra l’opera d’arte e l’ambiente esterno, in qualche caso cercano di assorbire come delle spugne ciò che gli sta intorno, il poliuretano si gonfia e si espande nell’ambiente quasi per lasciarsi impregnare di voci e sensazioni, non è un confine da temere, è semplicemente una barriera da attraversare per comprendere. Ogni opera correlata della sua cornice mira ad una nuova consapevolezza, ad uno stato di aggregazione/disgregazione che rappresentano l’evoluzione di questa artista, la sua ricerca materica e psicologica, la sua curiosità. Questi volti consapevolmente mirano, alla propaganda sociale, esattamente come i murales messicani. Evoluzione del colore, materia ed energia caratterizzano il suo lavoro, forza espressiva e dettagli che non lasciano nulla al caso, ritratti interiori che fluttuano in sfondi che non riescono a contraddistinguerli. La sua grande capacità è quella di fornirci emozioni e sensazioni leggibili sulla pelle, palesate dai rilievi e dagli occhi, volti che soffrono senza poter dire una parola, racconti di vita muti, sentimenti esasperati… Ironico e tagliente è il titolo di una delle opere esposte : “Soffri in silenzio, per favore”, urlo silenzioso, chiuso in una teca, azzittito dal cortese per favore di una società che non ha voglia di sentire il dolore altrui, perché troppo concentrata ad ascoltare i rumori di fondo che riempiono senza lasciare traccia del loro passaggio.  (Ilaria Simeoni)

Ore 19.00 17 ottobre 2008 presso Galleria Polin a Treviso  Seguirà Buffet. www.galleriapolin.com