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04
Mar
2009

ARTIGIANATO: UNITAí DI CRISI, LE MISURE DI CNA PER AFFRONTARE LíEMERGENZA

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 Recuperare la liquidità attraverso l’allungamento delle scadenze bancarie, congelare la pressione fiscale, garantire i pagamenti e i cantieri, alleggerire e semplificare il carico burocratico e prevedere interventi di sostegno nei confronti degli artigiani, ma anche commercianti, che chiuderanno, hanno chiuso e lo stanno facendo per effetto della crisi: sono alcuni delle “mosse” proposte dall’unità anti-crisi di Cna (www.cna-ms.it) e che fanno parte del pacchetto di interventi che la Cna regionale ha presentato alla Regione.

Tra gli interventi che compongono il documento, in quella che la Cna Provinciale, ha chiamato la fase uno, l’aumento in percentuale, fino ad oltre il 30%, degli affidamenti da parte del sistema bancario a parità di condizioni, oltre alla rateizzazione degli interessi bancari trimestrali senza ulteriori aggravi e la soppressione della commissione di massimo scoperto. Misure necessarie per ridare “ossigeno – spiega il Presidente Provinciale, Dino Sodini che già nelle settimane precedenti era intervenuto chiedendo la creazione di un fondo di garanzia di 500 mila euro per permettere alle imprese di accedere a prestiti e finanziamenti praticamente a tasso zero – ad imprese dissanguate che si vendono e si sono viste chiudere la porta dalle banche. Serve liquidità. Solo così si può sperare di uscire dalla crisi”. Liquidità uguale soldi veri, reali. Ma potrebbe non bastare perché “la crisi è profonda più di quanto si pensasse e generalizzata. Non ci sono settori immuni. Ed essenziale – prosegue Sodini – diventa, in questa fase, il ruolo dell’amministrazione pubblica per creare un ambiente più competitivo e meno oneroso per le pmi. Su tutte il non aumento delle tasse e dei contributi a cui bisogna legare la garanzia dei pagamenti da parte degli enti locali e delle aziende pubbliche non oltre i 90, al massimo 120 giorni. Oggi ci vogliono anche 6 mesi. E questo significa scoperti che generano interessi e fanno aumentare il costo per le imprese. Blocco degli investimenti e dei pagamenti. Ma queste sono dinamiche, purtroppo, ben note”.

Cna non chiede finanziamenti a pioggia ma di chiede di “gettare acqua” non solo sulle situazioni virtuose, che per altro ne hanno meno bisogno. “Vogliamo ribadire – spiega Sodini - quanto poco le imprese siano interessate ad analisi e commenti, ma come viceversa siano attente a soluzioni immediate di beneficio. Chiediamo risposte semplici e facilmente percorribili. Non la luna”.

Infine misure a sostegno delle aziende, artigiani, piccoli e di medie dimensioni, e anche commercianti, che hanno chiuso, chiuderanno o sono in procinto di farlo perché non riescono più ad andare avanti: “Gran parte degli imprenditori che cessano, hanno cessato e cesseranno le loro attività in questi mesi – rileva il numero uno di Cna - sono sostanzialmente privi di ammortizzatori sociali. Il titolare di un negozio che chiude, l’artigiano costretto a cessare l’attività, sono privi di qualsiasi forma di sostegno. Non hanno cassa integrazione, rischiano di trovare difficoltà a riadattare la propria professionalità e a ricollocarsi nel mercato del lavoro. Per questo chiediamo con forza che si attivino strumenti e percorsi per una riqualificazione e un riposizionamento degli imprenditori di aziende cessate nel mercato del lavoro anche con progetti di affiancamento, di tutoraggio, di formazione e di riconversione, capaci di valorizzare le potenzialità dell’imprenditore e di reindirizzarle a servizio di potenziali nuove opportunità”. Ma non c’è solo una fase “uno”. Cna ha pensato anche al dopo. Una volta messe in moto le contro-misure pianificate dal documento si potrà passare alla fase due. Una fase delicata che dovrà avere la forza per puntare su un modello diverso di regole e rapporti. “Ci riferiamo – spiega l’associazione - ad un diverso modello politico amministrativo capace di sviluppare economie ed opportunità e non sprechi, passando da un diverso rapporto della fiscalità con le imprese e i cittadini, ma anche, superare la cattiva abitudine di ricevere servizi e tariffe a prezzi alti per nascondere inefficienze e scelte sbagliate. Oggi più che mai ci aspettiamo davvero un cambio di rotta ed un'assunzione piena di responsabilità, ciascuno per le proprie competenze istituzionali, nei confronti del­le imprese che hanno bisogno di decisioni tali da impiegare le risorse già disponibili ed adottare quelle misure di politica eco­nomica che consentano prontamente una ripresa della domanda e degli investimenti”.