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29
Mar
2007

FIM-CISL :AI LAVORATORI Eí DOVUTA CHIAREZZA SUL FUTURO DI FINCANTIERI

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Genova, Siamo ormai prossimi all’epilogo della “vertenza Fincantieri”, all’assunzione cioè di scelte – sia da parte del Governo che dell’Azienda stessa – che determineranno il futuro dell’importante e strategico gruppo navalmeccanico italiano: la privatizzazione o meno di Fincantieri, il varo di un piano strategico ed industriale che potrebbe “rivoluzionare” il volto e gli assetti di Fincantieri stessa (forti investimenti – internazionalizzazione – possibili delocalizzazioni – etc).
I lavoratori sono senz’altro consapevoli della necessità che questa delicata fase – che riguarderà il loro futuro – debba essere affrontata con l’unità delle OO.SS..
Si tratta di una battaglia difficile, che potrà essere vinta solo con l’unità di Fim Fiom Uilm e dei lavoratori.

«Ci dispiace che ancora una volta la parte più radicale della Fiom-Cgil (legata a Rifondazione e Lotta Comunista…), tenti di utilizzare le giuste preoccupazioni dei lavoratori per promuovere azioni di lotta che non portano nessun beneficio, cercando solo un consenso politico con fini strettamente partitici» – spiega Tiziano Roncone, segretario generale regionale FIM CISL - «col conseguente rischio di delegittimare le altre OO.SS.. Il sindacato nella sua interezza, non la sola Fiom, ha espresso in questi mesi la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di privatizzazione del gruppo Fincantieri e la non condivisione di scelte  di delocalizzazione delle produzioni attraverso l’utilizzo dei cantieri low-cost, che potrebbero andare a detrimento dell’occupazione dei cantieri italiani. Tant’è che si era giunti a riguardo a un documento unitario (1° marzo ’07), sul quale erano state avviate assemblee nei vari cantieri».

Coerentemente con lo stesso documento, in occasione  dell’incontro col Governo del 15 marzo scorso, infatti Fim Fiom Uilm – oltre ad esprimere contrarietà a ipotesi di delocalizzazione produttiva  - riaffermarono con forza che – stante il ruolo e la strategicità di Fincantieri – questa non potesse essere privatizzata e che lo Stato avrebbe dovuto conservarne il pieno e totale controllo attraverso il mantenimento di almeno il 51% del pacchetto azionario della Società.
Il Governo – a fronte anche di valutazioni fatte al proprio interno relativamente alla possibilità di finanziare con una operazione di parziale cessione di quote buona parte degli investimenti previsti dal piano di sviluppo di Fincantieri – accoglieva la richiesta delle OO.SS. di mantenimento del controllo pubblico, con lo Stato che si sarebbe quindi attestato almeno al 51%.

La Fim-Cisl riconferma l’importanza dell’apertura data dal Governo sull’assetto societario di Fincantieri (soprattutto se si considera che – in altre strategiche realtà fino a qualche tempo fa a totale controllo pubblico come Enel ed Eni - lo Stato è sceso  invece rispettivamente al 30% e al  40% e che nel caso di Alitalia, si attesterà addirittura al di sotto del 10%!)   Ribadisce comunque - come scelta da cui non si potrà prescindere – che la garanzia del 51%, al momento solo “dichiarata verbalmente”, pure se a un tavolo ufficiale, dovrà essere definita in un accordo formale tra le parti, e quindi resa vincolante, esigibile e soprattutto stabile nel tempo (per evitare – anche se si tratta di realtà diverse - quello che sta accadendo in Alitalia, dove lo Stato è sceso gradualmente a quote di non controllo).

Per consolidare quindi l’importante garanzia della proprietà/controllo dello stato in Fincantieri bisognerà se del caso sviluppare eventuali iniziative unitarie, come del resto sul piano strategico presentato dall’Azienda.
Esso infatti – pur mirando a garantire a Fincantieri un ruolo di laedership a livello mondiale anche nei prossimi anni – presenta forti elementi di criticità: se da una parte evidenzia scelte di “internazionalizzazione” condivisibili (cantieri per refitting, cantieri in USA per il militare), dall’altra contiene però ipotesi di acquisizione di cantieri Low-cost, che potrebbero mettere in discussione – e su questo la Fim riconferma la propria contrarietà - il ruolo industriale e gli assetti occupazionali dei cantieri italiani.

Su tutti questi temi, c’è quindi ancora molto da fare. Il confronto non si presenta facile, e non può certo essere affrontato da un sindacato che va in “ordine sparso”. Ma a tale riguardo, esiste una posizione unitaria assunta recentemente da Fim Fiom Uilm, a sostegno della quale la Fim-Cisl – responsabilmente – riconferma il proprio impegno.
Ciò nella consapevolezza che perderemmo altrimenti l’occasione di incidere, a difesa dell’interesse dei lavoratori, in una fase in cui si sta delineando il futuro di Fincantieri.