Stampa
03
Nov
2009

GLI AGENTI DI COMMERCIO NELLA CRISI, A RISCHIO ALCUNE MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO

Pin It

La crisi colpisce duro anche l’intermediazione commerciale rappresentata da oltre 300 mila imprese nel territorio nazionale. Lo sostiene la Fiarc-Confesercenti che nella sua Convention nazionale ha presentato un dossier sulla figura dell’agente di commercio e sulle trasformazioni che questo settore di lavoro sta affrontando.
Le previsioni occupazionali ed economiche sono preoccupanti con la crisi in atto e con la previsione di una lenta ripresa dei consumi: “Si stima una perdita di 3-4 mila unità all’anno”, ma il timore è che il 2009 si concluda con una maggiore distruzione di posti di lavoro. Sintomo evidente il calo del fatturato che nel 2009, sempre secondo il rapporto, dovrebbe aggirarsi fra il 7,5% e l’11,7%, in presenza per giunta di un marcato contenimento dei costi.
Il settore nel frattempo ha già registrato risultati negativi del fatturato delle imprese con un calo fra il 2007 ed il 2008 del 7,4%, segno evidente della crisi dei consumi delle famiglie che alla fine di quest’anno potrebbe toccare il –2,3%.
“C’è quindi - sottolinea Mimma Cominci, Presidente Fiarc-Confesercenti - un reale pericolo di precarietà e volatilità nel settore della intermediazione commerciale cui bisogna porre freno con rapidità e risposte nuove ed al quale prestare maggiore attenzione.
Quando si sottolinea che in un anno si perdono 4 mila posti di lavoro in realtà è come se si dicesse che sparisce una grande azienda”.
La radiografia del settore rivela intanto che in quattro anni lo stock di imprese è sceso dell’1,2% ma mentre la flessione riguarda le persone fisiche si registra un lieve incremento delle società di capitale operanti nel settore, una tendenza destinata a protrarsi nel futuro.
Ma come hanno reagito gli agenti di commercio alla stasi dei consumi prima e poi alla recessione? Certamente con un contenimento dei costi, indice anche di una minore mobilità: calano le spese per ristoranti ed alberghi (dal 7,75% del 2006 al 4,09% del 2008). Si azzerano praticamente le spese di rappresentanza (dal 2,34% del 2006 allo 0,00% del 2008). Scendono di molto i costi delle utenze telefoniche fisse (con una flessione dello 0,1% anche dei cellulari) mentre è altalenante l’andamento dei costi per carburanti – che resta comunque di gran lunga il costo principe per la professione - soggetti alle variazioni dei prezzi del petrolio (14,9% nel 2006, 10,8% nel 2007, 11,5% nel 2008).
Il profilo dell’agente di commercio emerge così dal Report Fiarc: maschio (su un totale di 271 mila agenti di commercio monomandatari e plurimandatari le donne sono circa 31 mila anche se è un numero in crescita). Età media: 35 anni. Gi agenti plurimandatari (che seguono più aziende) sono il 72,8% del totale. Diversa la situazione delle società che appaiono in aumento anche per via di una migliore propensione all’innovazione (in 4 anni compiono un balzo di +5,7% passando da 12.712 a 14.713 unità).
I cambiamenti producono però anche effetti non positivi come la riduzione della vita media imprenditoriale che anch’essa accentua i rischi di volatilità e di precarietà.
Anche la durata del contratto che lega l’agente di commercio all’azienda preponente sta cambiando: ben il 26% di un campione di intervistati segnala una scansione temporale inferiore ai 5 anni.
Ma come avviene l’incontro con “azienda preponente”? Esso viene determinato soprattutto dalla conoscenza del settore da parte dell’agente di commercio (47,10%) ma anche dall’antico ma sempre valido passaparola (30,43%). Ma, per un 36,9% dei casi, è l’azienda che si fa viva, segno che “si conosce il settore ma si è anche conosciuti”.
Cambia il mercato, diviene più globalizzato, si accrescono anche le competenze dell’agente di commercio che magari viaggia meno che nel passato (un 20,29% degli intervistati dichiara di avere ottenuto gli stessi risultati muovendosi di meno) ma offre una gamma di interventi assai più ampia e sofisticata, da indagini di mercato (marketing nazionale), consulenze sul trend degli affari e sui bugdet, riscossione dei crediti anche come verifica di solvibilità. In tal modo l’agente di commercio diviene anche un consulente di mercato quanto mai prezioso ed attendibile.
In Liguria gli agenti di commercio sono 7081, di cui 4605 nella provincia di Genova, i principali settori d’impiego nella nostra regione (che rispecchiano la proporzione del quadro nazionale) sono alimentari, bevande e tabacco con 1561 agenti; seguiti da tessili, abbigliamento e calzature con 441; macchinari, impianti industriali, navi e aeromobili 424; mobili, articoli per la casa e ferramenta con 379 e legnami e materiali da costruzione 352.
“La trasformazione del ruolo di agente di commercio richiama l’esigenza di una formazione continua che noi della Fiarc vorremmo sviluppare nel solco della bilateralità con le aziende preponenti in modo tale da poter assegnare vere e proprie certificazioni di competenza che possano valere molto di più della giungla di regole esistenti a vari livelli. Il nostro impegno però, riguarda anche altri problemi come quello fiscale che deve trovare risposte visto che questa categoria non solo non può evadere ma, spesso si trova ad essere un contribuente tartassato due volte dal fisco, come persona fisica e come impresa” sottolinea Mimma Cominci, Presidente Fiarc.