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23
Giu
2007

OCEANA IDENTIFICA 84 PESCHERECCI ITALIANI CON RETI DERIVANTI

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Durante il mese di maggio, Oceana ha documentato l’uso di reti derivanti nel Mar Tirreno per verificare l’effettività della nuova politica di “tolleranza zero” del Ministro della Pesca del Governo italiano, Paolo De Castro.Sulla base dei risultati preliminari ottenuti, Oceana chiede l’annullamento del decreto che autorizza l’uso delle reti derivanti note come ferrettare.

 Le reti derivanti, vietate dall’Unione Europea dal 2002, continuano a rappresentare una minaccia per la conservacione di mammiferi marini e stock ittici nelle acque del Mar Tirreno. L’organizzazione internazionale Oceana ha documentato l’attivitá di 84 pescheracci con reti derivanti, sia in alto mare che a terra, nei porti dslla Campania, Sicilia e Calabria.

 Nelle Isole Eolie si è potuta documentare la cattura di tunnidi e pesce spada con la ferrettara, un attrezzo che, stando al divieto dell’Unione Europea, è considerato una rete da posta derivante, ma che il decreto ministeriale italiano del 24 maggio 2006 ha contraddittoriamente autorizzato. In base a tale decreto, questo attrezzo da pesca può avere al massimo 18 cm di lato di maglia e 2,5 Km di lunghezza, e può essere usato sino a 10 miglia dalla costa.
Secondo le dichiarazioni di Xavier Pastor, Direttore Esecutivo di Oceana per l’Europa: “I termini definiti dal Decreto non lasciano dubbi sul fatto che la ferrettara viene utilizzata per la cattura di specie proibite dall’Unione Europea nel Regolamento 1239/98. Tuttavia, fino ad ora non abbiamo potuto dimostrarlo”. Inoltre: “dall’Oceana Ranger il fatto è stato denunciato alle diverse autorità della Guardia Costiera, ma gli attrezzi da pesca non sono stati confiscati, o per disinformazione in materia di legislazione vigente o forse per una certa connivenza da parte delle autorità locali".

 D’altra parte, da quando, all'inizio dell'anno, l'Avvocatura dello Stato italiano ha preso la decisione di vietare la detenzione di reti derivanti a bordo, le autorità italiane hanno competenza per procedere al sequestro di questi attrezzi a bordo delle imbarcazioni nei porti. Ciononostante, gli osservatori di Oceana hanno scoperto nei porti italiani fino a 65 imbarcazioni con reti derivanti a bordo o sui moli; molte di queste imbarcazioni erano già state denunciate durante le campagne condotte da questa organizzazione nel 2005 e nel 2006.

 Si è anche potuto constatare che le imbarcazioni di questa flotta si sono concentrate in porti chiave come Bagnara Calabra, Porticello o Sant’Agata di Militello, che normalmente coincidono con i loro porti base, mentre negli anni precedenti si era osservata una maggiore dispersione. Si è notato che un gran numero di pescherecci con reti da posta derivanti, note come spadare, possiede una licenza per la pesca con sciabica o con palangaro.

 Il portavoce di Oceana ha manifestato la sua preoccupazione al proposito: “Speriamo che le licenze per la pesca con sciabica o palagaro non siano una copertura per catturare illegalmente tonno rosso con reti derivanti. Il Ministero delle Politice Agricole, Alimentari e Forestali italiano deve accertarsi che, nella distribuzione della quota di tonno rosso del 2007, nessuna di queste imbarcazioni faccia parte delle organizzazioni di produttori beneficiarie.

 Secondo l’organizzazione per la conservazione marina: “Se la politica di “tolleranza zero” è reale, il Decreto che autorizza l’uso della ferrettara deve essere annullato e bisogna svolgere delle indagini nei porti, meno mediatiche e più effettive che in alto mare. Prossimamente verrà pubblicato un rapporto con i risultati finali della campagna di Oceana del 2007 contro l’uso di reti derivanti nel Mediterraneo. I risultati della campagna del 2006 sono raccolti nel rapporto: Reti Derivanti Italiani.