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12
Mar
2007

ROMANIA NELL'UNIONE EUROPEA: POSSIBILITA' DI CRESCITA PER L'ITALIA E L'EUROPA

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MARION  MOKANUInnanzitutto, occorre fugare i timori di coloro che temono l'arrivo di un'ondata di immigrati dalla Romania verso l'Italia. Infatti, l'ingresso della Romania nell'U.E. sotto il profilo economico, sociale e culturale deve essere accolto con favore, atteso che l'evento è funzionale alla crescita non solo dell'Europa, ma anche dell'Italia.
D'altra parte, secondo i dati in possesso della Caritas Ambrosiana, a fine 2005 i romeni in Italia sarebbero stati 271.000, in aggiunta di un numero di minori in notevole aumento se confrontato al 4% dell'ultimo censimento.
Infatti, secondo il "Dossier Immigrazione 2006" della Caritas, su 2.271.680 stranieri soggiornanti in Italia (al 31.12.2005) 270.845 giungono dalla Romania (11,9 %).

Inoltre, occorre tenere a mente che le domande presentate durante l'ultimo anno mediante i due decreti flussi, oltre ad un numero non determinabile di cittadini romeni che non si sono avvalsi di tale opportunità, farebbero pensare ad un numero ben superiore alle 400.000 presenze.
In altri termini, gli effetti positivi della possibilità di circolare liberamente dei lavoratori romeni consisterebbe nell'ulteriore arricchimento dell'Italia del loro prezioso contributo lavorativo, soprattutto come badanti, colf, operai edili, metalmeccanici e stagionali, senza essere più soggetti alla difficoltosa procedura del decreto flussi e dello sportello unico.

Giova ricordare, comunque, che la Confagricoltura ritiene che i romeni, impiegati nei vari settori lavorativi, costituiscono il numero più cospicuo di stranieri presenti in Italia; più di albanesi, marocchini, ucraini e filippini.
E d'altro canto, dalle stime ufficiali della Coldiretti si ricava ancora che sono circa 18.000 i lavoratori di origine romena che, occupati in Italia nel settore dell'agricoltura, "contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia del Paese offrendo il 14% del totale della manodopera di nazionalità non italiana".
Alla luce delle cifre dinanzi richiamate, consegue quindi un'importante occasione di forte crescita per l'agricoltura italiana, atteso che "un lavoratore su dieci è immigrato".

A tal proposito, occorre segnalare che su 124.532 lavoratori immigrati soltanto 17.540 (14%) godono di un contratto a tempo indeterminato. In tale contesto, in ogni caso, non può non sottolinearsi l'impegno e la serietà dell'imprenditoria agricola italiana a perseguire la "strada della regolarità", laddove ha individuato ed isolato tutte quelle imprese che, collegate a fenomeni malavitosi, sfruttano illecitamente la manodopera dei cittadini immigrati.
Sulla base delle considerazioni sin qui svolte, si può tranquillamente desumere un'importante opportunità di forte sviluppo per l'agricoltura italiana, grazie appunto al ricorso di manodopera di lavoratori romeni da utilizzare per le attività lavorative.
Sarà, quindi, necessario individuare appropriati strumenti di intervento per facilitare l'ingresso di lavoratori romeni in tale settore. Sotto altro profilo si segnala che, secondo un recente studio di Unioncamere (su un totale nazionale censito di oltre 833.000 realtà), accanto alle imprenditrici italiane si afferma nel settore agoalimentare anche l'imprenditoria femminile romena (5,3 %), la quale precede quella argentina (4,7%), serba (4,4%), tunisina (2,7%) e albanese (2,2%).

Ma la capacità manageriale delle immigrate romene non si arresta al settore delle aziende agricole, atteso che su un totale di 59.740 ditte individuali operanti nella industria agro-alimentare nazionale le imprenditrici romene costituiscono il 6,2 %, venendo prima delle argentine (5,75%), albanesi (4,7%), ma anche egiziane, ucraine, brasiliane (3,4%), tunisine, bulgare e nigeriane.

Da ultimo, non può non sottolinearsi come anche nel processo di creazione e di conoscenza scientifica la Romania stia avanzando nella formazione di lavoratori del settore scientifico, tenuto conto che secondo il rapporto pubblicato Eurostat in Italia ci sarebbero meno giovani tecnici (Ingegneri) che in Romania.
Infatti, secondo l'ufficio dell'U.E. in Italia solo poco più dell'1% dei giovani tra i 25 e i 29 anni possiede una laurea in una disciplina scientifica, a fronte di circa il 2% della Romania.

Articolo pubblicato dal giornale "Pro Romania" nell mese di febbraio.

Marian Mocanu  http://www.mocanu.it              www.lri.it