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24
Nov
2020

Regole di divisione dell’eredità: che fare se si scopre un testamento dopo la successione?

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Quando viene a mancare un proprio caro è cosa comune avviare le pratiche di successione, entro un anno dal decesso, presentando la relativa dichiarazione all'Agenzia delle Entrate.

Si procede, quindi, alla divisione dell’eredità: il denaro eventualmente depositato in banca, gli immobili, gli arredi. Ma cosa succede se in questo frangente viene ritrovato un testamento del de cuius?

Si deve tenere in considerazione o a regolamentare il tutto è solo la legge? Certamente questo evento andrà a modificare tutti gli accordi lasciando, magari, alcuni eredi scontenti perché avevano già preso possesso di alcuni beni, vedendosi quindi costretti a dover mettere tutto nuovamente in discussione. 

Ma andiamo con ordine e vediamo cosa stabilisce la legge a riguardo avvalendoci della consulenza dello studio legale Taiola in materia di divisione dell’eredità

 

Regole per la divisione dell’eredità

Sostanzialmente, la presenza o meno di testamento va ad incidere sulla divisione dell’eredità dando adito alla creazione di due diverse tipologie di successione.

Successione testamentaria: essa ha luogo nel caso in cui la persona deceduta ha fatto testamento.

In questo caso l’eredità si devolve alle persone indicate nel testamento secondo determinati termini stabiliti dalla legge.

In pratica il testatore non può violare le “quote di legittima”, ossia quelle quote minime relative al suo patrimonio che, come stabilito dalla legge, necessariamente spettano al coniuge, ai figli (o ai genitori in assenza di figli). Il mancato rispetto dei diritti ereditari minimi nei confronti dei parenti più prossimi (legittimari), il cui diritto all’eredità è garantito dalla legge, crea una lesione di legittima, un non riconoscimento nelle volontà testamentarie o mediante donazione fatte in vita, di quelle quote minime spettanti ai familiari più prossimi.

Nel caso di più figli, ad esempio, il testatore non può destinare tutto ad un solo erede e la divisione dell’eredità deve dunque tenere conto di quelle quote.

 

Successione legittima: presuppone che il defunto non abbia fatto testamento

In questo caso l’eredità si devolve ai parenti stabiliti dalla legge in considerazione del rapporto di parentela con il de cuius. Gli eredi legittimari - ossia i parenti stretti del de cuius sia in discendenza diretta (persone di cui l’una discende dall'altra) o come parentela indiretta o collaterale (persone che pur avendo uno stipite comune, non discendono l’una dall’altra, es. fratelli) - ottengono una quota dell’eredità come stabilito dalla legge.

A questi soggetti è riconosciuto per legge il diritto di succedere anche in caso di una contraria volontà del de cuius manifestata con testamento o con donazioni effettuate in vita.

In pratica ai legittimari viene sempre riservata una quota legittima e il testatore o il donatario può disporre a suo piacimento solo della parte rimanente (quota disponibile).  

 

Ritrovamento di testamento: quale successione prevale?

Il ritrovato testamento in corso di divisione ereditaria pertanto va a modificare la divisione dell’eredità: la successione diventa testamentaria, come stabilito dalla Cassazione civile sez. II, sentenza n. 24184 del 27 settembre 2019: “Una volta accertato il ritrovamento di un testamento olografo, il regolamento della successione deve avvenire secondo la volontà del de cuius, poiché la successione testamentaria prevale sempre sulla disciplina legale in materia, in forza del disposto dell’art. 457 c.c.”.

Se ne deduce quindi che, anche in caso di sopravvenuto ritrovamento del testamento in un momento successivo alla divisione, la successione si trasformi in testamentaria, con tutte le conseguenze poco fa descritte a livello di divisione dell’eredità.

La prescrizione del relativo ed annesso diritto di accettare l’eredità decorre, è bene precisarlo, dall’apertura della successione, anche nel caso in cui questo documento dovesse essere ritrovato in data successiva.