Stampa
23
Mar
2012

Carburanti: Ferrari Aggradi senza intervento del Governo la distribuzione presto entrerà in crisi.

Pin It

altRoma .Assopetroli-Assoenergia ha manifestato con forza presso tutte le Sedi governative, istituzionali, parlamentari e politiche lo stato di crisi del settore e, in particolare, dei rivenditori/commercianti" lo afferma in una nota Franco Ferrari Aggradi, presidente di Assopetroli

 Assoenergia che lancia l'allarme e chiede "un intervento 'urgente e responsabile' del Governo per la tutela dei crediti delle imprese operanti nel settore della commercializzazione dei carburanti in caso di fallimento dei clienti" ricordando come tali crediti siano rappresentati da oltre un 60% di accise che sono soldi drenati dallo Stato. "Inoltre- aggiunge Ferrari Aggradi - l'incessante incremento dei prezzi dei carburanti dovuto alla pressione fiscale, che supera del 30% quella austriaca e del 14% quella francese, in un contesto economico caratterizzato da una crisi generalizzata del Paese e, quindi, da una minore disponibilità economica da parte dei consumatori ha determinato un crollo dei consumi (benzina e gasolio) che nei primi due mesi del 2012 registrano un calo di ben il 19% rispetto allo stesso periodo del 2007 e del 9% rispetto allo stesso periodo del 2010 con inevitabili conseguenze sulla tenuta delle imprese e sui livelli occupazionali. Infatti, se sulla rete stradale i costi proibitivi hanno generato una contrazione

delle vendite senza precedenti, in extra-rete a questo stesso effetto si sommano i rischi di credito legati alla precarietà finanziaria del sistema produttivo cui il comparto si rivolge (autotrasporto, agricoltura, pesca), che con la lievitazione dei prezzi in atto è destinato a peggiorare in maniera esponenziale. Ma oltre al danno le aziende rivenditrici subiscono anche una beffa. Infatti - spiega Ferrari Aggradi motivando la richiesta di intervento urgente del Governo - queste svolgendo la funzione di “esattori” per conto dello stato, garantiscono all’Erario il gettito derivante dalle accise gravanti sui prodotti petroliferi, senza avere neppure la copertura del recupero privilegiato di quelle somme in caso di fallimento del cliente (il “privilegio” è appannaggio solo dei petrolieri).

Di fatto i rivenditori di prodotti petroliferi svolgono un ruolo di polmone finanziario che agisce tra il sistema industriale delle compagnie unito a quello impositivo dello stato ed il consumatore, integrando la loro identità commerciale con una funzione creditizia, spesso e volentieri in sostituzione delle banche che hanno chiuso i rubinetti. Si stima che questo polmone valga circa 10 miliardi di euro. Ora però con il crollo dei consumi ed il credit crunch il sistema si sta bloccando e le nostre aziende sono in affanno e rischiano di entrare in crisi con le inevitabili e pesantissime ricadute non solo occupazionali per l'intero settore che occupa più di 15mila addetti, ma anche per i consumatori poiché verrebbe a mancare la categoria di operatori indipendenti rispetto alle compagnie petrolifere e che oggi garantiscono pluralità dell’offerta e dinamismo al mercato".