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28
Mar
2012

La Caporetto del sistema Italia Articolo di Walter Pilloni

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altDa qualunque punto di vista si esamina la situazione del nostro paese, essa appare comunque complessa, articolata e di difficile soluzione. Anche le cose semplici che negli altri paesi sono gestite in un ambito di ordinaria amministrazione, da

 noi diventano complicate al punto che anche pagare le tasse è diventato un incubo per chi non ha la fortuna o la possibilità di garantirsi un supporto altamente qualificato. La burocrazia nella sua peggiore eccezione ha lavorato ai "fianchi" dei lavoratori autonomi, artigiani, imprese, sino a togliergli oltre alfiato anche la voglia di proseguire nell'impari confronto.

In molti ormai gettano la spugna spossati, smarriti e...smagriti. Condurre un'azienda in Italia non è difficile è semplicemente impossibile, salvo rare eccezioni, anzi rarissime. Per decenni si è detto e scritto che la piccola e media impresa era la spina dorsale della nostra economia, il "miracolo italiano".
Esaminando oggi i dati che ci giungono dagli uffici studi delle camere di commercio, sembrerebbe che questa visione sia totalmente svanita per lasciare il posto al convincimento che la crescita del nostro paese sia in fase avanzato e progressivo rallentamento. In poco più di un decennio sono dapprima scomparse molte grandi aziende pubbliche e private ed ora lentamente anche le piccole e medie imprese manifestano segni di grande sofferenza. Nel 2010 hanno chiuso i battenti 280.000 aziende, ovvero il 4.5% in più rispetto al 2009. In Liguria la media è sopra quella nazionale e si attesta al 5.2%. Ad avere la peggio sono state proprio le piccole e medie imprese 110.000 fallimenti in un solo anno con una variazione di trend del 42%.

Nel settore dei trasporti in 15 mesi sono scomparse 20.000 aziende, un crack che non ha precedenti e che è destinato ad aumentare a causa del costo dei carburanti. Va detto, per rispetto dell'informazione, che nel 2009 sono state attivate 342.000 partita iva, ma queste in larga parte riguardano ditte individuali, ristorazione, bar.
Tutta colpa della burocrazia? Certo che no! Mettiamoci pure l'impari confronto con in mercati asiatici, la recessione internazionale, l'aumento dei costi fissi di struttura, l'aumento dei mutui, dell'energia elettrica, del costo del denaro...insomma tutto! Tutto è a sfavore di chi ci vuole provare, ad iniziare dai costi di avvio di un'impresa che sono 8 volte superiori ai costri medi UE e al numero di adempimento obbligatori che passano da 5 dell'Inghilterra ai 16 italiani. Per non parlare poi del prelievo fiscale arrivato oramai a livelli abnormi o all'assurdo sistema secondo cui si anticipa l'iva all'emissione della fattura assumendosi poi il rischio del credito, su cui non vi è alcuna tutela. Esattori per conto dello stato ma privi di garanzie.

Non dimentichiamoci poi delle imposte così dette "indirette" che di fatto sono molto più dirette di quanto non si desuma dal termine, non chè altrettanto letali, e poi di quelle regionali, comunali e Dio sa che altro! Insomma, tutti in fila con il cappello in mano davanti alle imprese come per la questua domenicale. Tutto questo accade sotto lo sguardo, incolore, dei nostri politici i quali tentano di contrastare una Caporetto di sistema con la sola forza delle intenzioni, ma totalmente privi di strumenti di offesa e di idee innovative immediatamente applicabili per tentare di sovvertire le infauste sorti del malaticcio tessuto imprenditoriale. Questo governo tecnico,per inseguire il pareggio di bilancio, darà il colpo di grazia all' economia del paese. Col senno del poi è chiaro che è mancata una visione d'insieme del nostro sistema imprenditoriale è mancata una regia che sovraintendesse ai bisogni delle imprese, una linea guida chiara che ponesse l'impresa al centro dell'interesse nazionale e che ne premiasse gli sforzi. 

Come si può condurre una impresa con serenità se l'imprenditore è costretto a passare buona parte del proprio tempo a difendersi dai continui "assalti" di vecchi e nuovi adempienti che lo espongono anche penalmente in caso di eventuali inesattezze o dimenticanze. Il primo passo da fare è quindi quello di creare un clima di fiducia tra istituzioni e impresa, ponendo poi in atto una necessaria semplificazione degli adempiemnti burocratici con conseguente riduzione delle imposte, tre cose apparentemente semplici ma estremamente complesse se portate sul piano della realizzazione. Altri paese ove ciò è stato in parte realizzato si trovano oggi a godere di un vantaggio oramai sempre più evidente.
Siamo quindi una nazione in declino? Secondo i dati OCSE pare proprio di sì, continuiamo a perdere competitività e appeal, aumenta l'inflazione, calano i consume e gli investimenti, gli indicatori della fiducia non sono mai stati così bassi. Il paese ha smesso di crescere e la parola recessione non è più mormorata a mezza voce. In questo scenario non ci aiuta di certo proporre all'estero l'immagine di un paese colmo di rifiuti degradato ed arretrato in cui presto saremo chiamati a decidere su cosa fare della nostra compagnia di bandiera. Non è stato facile cadere così in basso ma ci siamo riusciti. (walter pilloni.)