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28
Ott
2008

CONCESSIONI ANOMALE,SCOPPIA IL" CASO TRIESTE" TRA AUTORITA' PORTUALE E MARINA DI SAN GIUSTO

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TRIESTE.Tira aria di burrasca nel Golfo di Trieste per  l’intricata vicenda che, in mancanza di immediati chiarimenti, potrebbe far scoppiare infiniti contenziosi  tra Autorità Portuali e loro concessionari di aree e strutture di competenza demaniale delle stesse Autorità.  Per il “caso Trieste” , il prossimo passo potrebbe essere, dunque,  quello delle aule giudiziarie.  Intanto, nella curiosa situazione che vede contrapposte   da una parte  l’Autorità Portuale triestina “che rilascia al porto turistico di Marina San Giusto atti concessori - definiti dal presidente di ASSOMARINAS Roberto Perocchio -  “quanto meno anomali”e, dall’altra, la stessa Marina San Giusto che si vede gravemente penalizzata proprio nello sviluppo di un traffico di yacht e megayacht  in continua crescita, il presidente dell’Associazione dei Porti Turistici Italiani ( 67 marine associate da Muggia a Ventimiglia con un’offerta di oltre 25.000 ormeggi) con una lettera indirizzata al presidente dell’Autorità Portuale triestina Claudio Boniciolli , si chiede come mai “L’Autorità Portuale da lei così efficacemente rappresentata abbia voluto introdurre negli atti concessori di una struttura strategica per l’operatività del sistema nautico-turistico nazionale come Marina San Giusto una condizione obbligatoria connessa al periodo di permanenza delle navi da diporto che non trova corrispondenti in alcuna altra struttura di  analoghe caratteristiche. Riteniamo infatti – scrive tra l’altro il presidente di ASSOMARINAS – che  il limite di 10 giorni di permanenza minima per i maxi yachts ospitati presso le aree dedicate alle grandi unità da diporto  si ponga in netto contrasto con le modalità d’uso di tali mezzi che si spostano notoriamente con grande frequenza tra località molto distanti tra loro e che si ponga in controtendenza rispetto agli sforzi che tutte le istituzioni locali e nazionali stanno compiendo per attirare clientela turistica di elevato pregio capace di generare consumi (utilities e shopping) da parte degli ospiti di bordo che vengono valutati comunemente dagli esperti di settore in un importo medio di 10.000 euro/giorno”. In considerazione della oggettiva rarità dei siti che si prestano a cogliere le grandi opportunità connesse alla valorizzazione nautica dei waterfront urbani e per le caratteristiche di moltiplicatore di reddito connaturate alle attività di turismo nautico (indice moltiplicatore di 4,546 secondo censis e Federazione del Mare)- conclude Perocchio- ci corre inoltre l’obbligo di raccomandare una politica di lungimirante consolidamento delle aree destinate alla gestione dei servizi per lo Yachting concesse a Marina San Giusto, in modo che risulti più agevole predisporre per tempo gli spazi dedicati all’assistenza tecnico-turistica ed alla security, dai quali tali unità navali non possono oggi più prescindere per le attività di imbarco degli ospiti, di tutela della privacy, di ricezione delle forniture di bordo e del  personale di assistenza tecnica. Ci appare quindi essenziale che i fabbricati demaniali siti in prossimità della banchina destinata ai maxi yacht seguano un analoga funzione di servizio divenendo indispensabile punto di presidio operativo per la soddisfazione di una clientela internazionale abituata ad affidarsi a strutture di accoglienza che possano garantire unitarietà gestionale nello svolgimento delle proprie operazioni”.

La “raccomandazione” di ASSOMARINAS al Presidente del porto giuliano  non dovrebbe dunque essere disattesa quando è a tutti noto  che il traffico dei maxi yacht, destinato a sicura e progressiva crescita in Adriatico anche in funzione del potenziamento delle strutture ricettive croate, potrà continuare ad esercitare i propri benefici effetti sulla piazza triestina proprio in forza di questa particolare tipologia di attività portuale destinata a modificare radicalmente l’assetto delle rive urbane della maggior parte dei centri storici del Mediterraneo.