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30
Apr
2012

Crisi Epocale

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altQuesta drammatica crisi industriale, entro la quale oggi ci dibattiamo ,parte da lontano ed è stata solo accelerata dal crollo dei mercati finanziari. Le attività speculative costruite ad arte dagli alchimisti della finanza creativa , perpetrata ai danni dei risparmiatori, , ha

acuito un problema che dava segnali di profondo malessere da anni . 
E’ chiaro che lo scandalo dei mutui immobiliari concessi in assenza di garanzie ha messo a nudo un sistema finanziario che si reggeva sulla illusione che i mercati  avrebbero assorbito all’infinito i debiti altrui spacciati come prodotti negoziabili,…..questo scandalo è stato in realtà il detonatore che ha fatto esplodere il sistema su cui si reggeva una economia artificiale, malata e parassita a se stessa.

A questo primo elemento va aggiunto che la sovrabbondanza di beni prodotti e commercializzati nel mondo ha raggiunto in questo ultimo decennio livelli di gran lunga superiori alle capacità di assorbimento del popolo dei consumatori.
Le energie impiegate nella produzione ordinaria di questi beni e le irrazionali fluttuazioni del valore delle materie prime hanno lentamente creato un solco sempre più profondo tra costi e benefici. 4Il ridotto potere di acquisto dei cittadini , causato dall’aumento del costo della vita, ha improvvisamente messo in corto circuito il sistema raffreddando le attività commerciali e produttive.

Ogni giorno si registrano conseguenze disastrose sul piano occupazionale che ci fanno prevedere entro i prossimi mesi il punto più alto di disoccupazione europeo e un ulteriore crollo della domanda dei beni prodotti. Questo corto circuito finanziario unito alla incertezza del clima politico, sta trascinando verso il basso i mercati e con esse inevitabilmente le attività manifatturiere e commerciali.

L’Italia per il peso del suo enorme debito pubblico e per la fragilità del suo sistema industriale è uno di quei paesi che sta pagando un prezzo altissimo a questa situazione,sia sul piano occupazionale che sociale.
Su questa crisi è stato detto molto e ancora di più si dirà nel prossimo futuro quando se ne comprenderanno appieno i contorni e le conseguenze che ne stanno derivando.
Nessuno scientemente è oggi in grado di fare una previsione realmente attendibile sull’evoluzione di questo sconquasso mondiale , basta leggere le dichiarazioni che ci giungevano dagli esperti solo un paio di anni fa per capire quanto fossero aprossimate queste congetture .
Alcuni , i più fatalisti , sostengono che , vista la dimensione del problema , saranno gli eventi a dominare su di noi e non il contrario…e che poi come una grande marea che si ritira , lentamente il deflusso delle acque riporterà tutto ad un nuovo equilibrio. Altri sostengono che sia doveroso avviare per quanto possibile tutte le azioni correttive che l’esperienza passata ci suggerisce per tentare di superare questa terribile situazione , auguriamoci che la cura attuata dal governo tecnico non sia peggiore del male.

Quindi ,la visione idilliaca e un po’ patetica di un Italia che ancora considera la piccola e media impresa come la spina dorsale della sua economia , qualora questa crisi proseguisse con questa accelerazione e dimensione , sarà presto un nostalgico ricordo. 
Anche nella nostra regione in poco più di un decennio sono dapprima scomparse molte grandi aziende , pubbliche e private , ed ora velocemente anche le piccole e medie imprese iniziano a manifestare segni di grande sofferenza.

Questo scadimento inevitabile del tessuto imprenditoriale ligure è ulteriormente messo a dura prova da questa crisi mondiale che sta scuotendo alla base molte nostre convinzioni .
E’ chiaro che è mancata una visione di insieme del nostro sistema industriale manifatturiero sia da parte della politica nazionale che delle associazioni di categoria , è mancata una regia che sovrintendesse ai bisogni delle aziende, una linea guida necessaria che ponesse l’impresa la centro dell’interesse nazionale e che fosse premiante nelle intenzioni anziché a tratti illogicamente persecutoria e punitiva .

Il nuovo approccio degli istituti di credito nei confronti degli operatori commerciali , alla luce dell’impegno dei nuovi parametri di BASILEA 2 la dice lunga sulla scarsa volontà delle banche di mantenere in vita i più deboli , stiamo andando incontro ad una pesante selezione scientifica delle imprese basata su un rating che non tiene in alcun conto del momento negativo che le imprese stanno vivendo.
Diciamo anche che è molto difficile condurre un ‘azienda con serenità se l’imprenditore è costretto a passare buona parte del proprio tempo a difendersi dai continui impegni derivanti da vecchi e nuovi adempimenti che lo espongono anche a conseguenze penalmente rilevanti.
Se c’è ancora qualcosa da salvare nel nostro tessuto imprenditoriale va fatto in fretta , con una metodica nuova , cercando innanzitutto di infondere nello spirito di chi intraprende quel senso di gratificazione e apprezzamento oggi scomparso. Vanno applicate regole e principi , anche a livello locale , che aiutino a rilanciare le imprese nel business domestico e nel mondo intero.

L’imprenditore quando è troppo piccolo e non ha le capacità professionali, deve essere accompagnato e aiutato a creare nuovi sbocchi per la propria impresa oltre i confini in cui ha operato sino al giorno prima.Va creato un centro di ascolto che si faccia interprete dei reali bisogni delle imprese e sia un tramite riconosciuto ed autorevole delle istituzioni. In sintesi , bisogna posizionare che crea occupazione e ricchezza al centro dell’interesse nazionale individuando ogni mezzo per stimolarlo a proseguire e a sviluppare il proprio business. (Dr walter pilloni)