Stampa
15
Ott
2009

DAL MEETING DELL'INTERNATIONAL PROPELLER CLUB DI RAVENNA: "RANGE ALTO ADRIATICO"

Pin It

Il tema dell’eventuale realizzazione del “ range adriatico” o “gateway”, appare sempre più attuale, ancor più nel bel mezzo di questa crisi economica che anche nel mondo marittimo ha imposto a tutti di rivedere tempi e programmi, a volte obbligando il mondo dell’impresa  a scelte drastiche ed imprevedibili che certamente lasceranno un segno profondo nella complessa  quanto auspicata ripresa economica.
Intervenendo al meeting promosso dall’International Propeller Club Port of Ravenna, presenti tra gli altri i presidenti delle Autorità Portuali di Venezia e Ravenna , on. Paolo Costa e Giuseppe Parrello, Massimo Bernardo ,  presidente dell’International  Propeller Club Port of Venice, ha sottolineato come  la fattibilità del” range adriatico” vada  inquadrata in questo contesto economico quando è a  tutti noto  quanto difficile sia oggi per un porto rinunciare anche a un kg. di merce e, per il traffico crocieristico, a qualche passeggero, per non parlare dei servizi ro/ro- pax.
“Gli accordi di collaborazione a suo tempo  sottoscritti  tra i sindaci di Venezia e Trieste e successivamente dalle Autorità portuali di Venezia, Trieste , Ravenna e Koper- ha affermato Bernardo - rappresentano un passo importante ma ancora non sufficiente perché si possa parlare di sistema portuale dell’alto Adriatico se prioritariamente non si realizzano in questa macroarea le condizioni economiche  perché navi e traffici possano trovare competitivi questi porti che comunque rappresentano solo un anello della filiera del trasporto, certo molto importante,  ma ai porti, va aggiunta  una serie infinita di altri attori che con la qualità e il costo dei loro servizi condizionano lo sviluppo o meno della stessa portualità: dall’autostrasporto alle ferrovie, all’importante ruolo e ai costi delle imprese di spedizione e delle agenzie marittime, ai servizi portuali veri e propri,  per non parlare dell’attività di quegli operatori pubblici  connesse al controllo dei traffici dentro e fuori del porto”.
“Non va neppure dimenticata – ha continuato Bernardo -  la concorrenzialità tra gli operatori dei nostri scali quando, come spesso avviene, la voce preminente, per accaparrarsi un nuovo traffico o mantenere quelli esistenti , riguarda esclusivamente  l’abbattimento delle tariffe piuttosto che l’incremento della qualità dei servizi resi alla nave e alla merce”.
“Per rilanciare la portualità adriatica  ben vengano,ma con grande attenzione alle infrastrutture di collegamento attraverso i valichi alpini del Brennero, Tarvisio e Divaccia,  le nuove proposte di “range”, magari sotto l’egida di un’unica autorità portuale come recentemente affermato dal ministro Claudio Scajola per i porti di Genova, Savona e La Spezia. In questo processo dev’essere inoltre determinante l’impegno delle Associazioni di Categoria che nell’ambito delle scelte strategiche compiute dai Comitati Portuali, probabilmente dovrebbero avere maggiore ascolto proprio per gli interessi che in quelle sedi rappresentano mentre le stesse  dovrebbero fare qualche passo in più per riorganizzare  le imprese associate a quei grandi cambiamenti, anche strutturali,  dettati oggi dall’economia globale.
Siamo invece ancora di fronte , rispetto ad altre realtà europee e mondiali,  ad un microcosmo di piccole, se non microscopiche  aziende ,impegnate più  sul fronte della propria sopravvivenza piuttosto che su quello dell’innovazione nel senso più ampio del termine.
C’è ancor molto da fare sia sul fronte marittimo che su quello terrestre – ha concluso il presidente del Propeller di Venezia -  non tanto sul potenziamento strutturale di banchine, magazzini e piazzali  quanto invece nella ricerca di nuove e più concrete strategie ma anche di nuove alleanze, guardando di più all’Europa e di meno nel piatto del nostro vicino, in quanto è questa forse la vera ragione che ci ha portato  non solo al nostro nanismo produttivo ma anche a quel gap strutturale ed  infrastrutturale che da troppo tempo ormai condiziona la nostra crescita”.