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09
Lug
2010

GLI INDUSTRIALI E IL PESO DEL NUOVO COMPARTO

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CAMPANILESolamente nel nostro continente ammontano a circa 42 miliardi di euro gli stanziamenti decisi dai governi, anche con valenza anti-crisi, per interventi collegabili alla salvaguardia dell'ambiente e alla sostenibilità della crescita. Sempre in Europa il 61% di tutta la nuova potenza elettrica installata utilizza fonti rinnovabili, un valore che sarebbe sembrato inimmaginabile solo pochi anni fa. In totale, si prevedono un milione di nuovi posti di lavoro, da realizzare in un arco decennale grazie alla 'Green Revolution'.
Per quanto concerne l’Italia, invece, il fatturato derivante da attività collegate direttamente o indirettamente alla Green Economy, dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 miliardi di euro. Sono questi le prime importanti cifre che riguardano lo sviluppo del concetto di economia sostenibile. Un’iniezione di fiducia, e non solo, per l’intero sistema economico, che versa in condizioni di degenza.
Il sogno verde che sta attraversando l’economia mondiale sfibrata dalla recessione, insomma, non è un’ipotesi ma una realtà che genera profitti.
Durante il Mese della Green Economy ideato e organizzato da ESG89 Group diverse sono le opinioni dei protagonisti. Questa volta gli industriali, di Perugia e Arezzo, hanno voluto sottolineare il peso che sta assumendo il nuovo comparto.

Secondo il Presidente di Confindustria Perugia, Antonio Campanile: <L’economia verde sta assumendo una importanza centrale nelle prospettive di sviluppo dei Paesi avanzati. Gli Stati Uniti, con il piano Obama, ne hanno fatto un asse centrale del loro rilancio economico>. Il Presidente Campanile ci tiene, inoltre, a sottolineare che <Confindustria Perugia, sta lavorando da tempo, insieme all’Università di Perugia, alla Angelantoni Industrie ed alla società Valnestore, per realizzare a Pietrafitta un polo di eccellenza nel settore delle rinnovabili>.
Risultano indispensabili queste sinergie fra strutture diverse appartenenti allo stesso territorio, in fondo gli obiettivi da perseguire sono gli stessi per tutti. Si può produrre ricchezza grazie al sole, al vento, ai rifiuti del legno, ai piccoli corsi d’acqua e persino ai vapori sotterranei.
Tutti “elementi” che non mancano, ma che dobbiamo imparare a sfruttare al meglio recuperando il terreno perduto negli anni scorsi. Ci sono numerose aziende interessanti e innovative che stanno lottando per inserirsi nel circolo dei grandi operatori internazionali. E’ dovere, pertanto, delle Istituzioni, della Associazioni di categoria, degli Istituti di Credito, star vicino agli imprenditori e metterli nelle condizioni di poter crescere e svilupparsi.

A supporto di quanto precedentemente affermato è intervenuto il Presidente Confindustria Arezzo, Giovanni Inghirami.
Secondo Inghirami: <La tanto auspicata ripresa dello sviluppo economico nel nostro paese è fortemente dipendente dalle strategie che saranno adottate nel settore dell’energia e in quei comparti produttivi coinvolti nei processi legati alla Green Economy. Registriamo localmente – prosegue Inghirami - un consistente interesse di numerose aziende industriali per soluzioni impiantistiche destinate all’autoproduzione di energia elettrica con alcuni impianti industriali già in funzione>.
La ricetta è ormai nota: basterebbe iniziare aumentando gli investimenti in ricerca e sviluppo, il sostegno alle aziende che investono in energia e prodotti verdi e concedere maggiori incentivi ai consumi eco-friendly.
La Green Economy è un arcipelago di cui non è facilissimo definirne i confini. Essa cerca di coniugare l’esigenza di ridurre le emissioni di gas serra, con la creazione di nuove opportunità di business e la domanda di prodotti con caratteristiche di sostenibilità radicalmente diverse rispetto al passato.

( Centro Studi Economico e Finanziario Esg89)