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17
Dic
2014

I macchinari industriali e la rendita catastale

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macchinari industrialiIn Italia c'è un regio decreto del 1939 che penalizza fortemente l'attività delle fabbriche che utilizzano e possiedono macchinari industriali come forni, presse e magazzini automatici: i cosiddetti macchinari imbullonati, che sono ancorati a terra ma che possono essere spostati da un sito all'altro. In base a un'interpretazione di questo regio decreto, tali macchinari vengono considerati nella rendita catastale, e quindi nella definizione della base imponibile, delle aziende: ciò vuol dire una pressione fiscale più elevata.

Si può cambiare?

Si tratta di una situazione abbastanza paradossale (Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria e patron del Sassuolo Calcio e della Mapei ha detto che è come se i mobili di arredamento delle case venissero conteggiati per il calcolo dell'Imu), che viene resa ancora più paradossale dal fatto che sul territorio italiano le norme di accatastamento vengono interpretate - e di conseguenza applicate - in modo disomogeneo da una regione all'altra o addirittura da una città all'altra. Per esempio, nella provincia di Brescia è previsto il pagamento dell'Imu sulle presse; in altre province, no. Le conseguenze negative sono facilmente immaginabili: oltre al fatto che manca la certezza della norma, a essere compromessa è la correttezza della concorrenza.

Cosa sta facendo la politica?

Di recente, la politica ha provato a mutare, almeno parzialmente, lo scenario: per esempio la maggioranza, sia con il Partito Democratico che con il Nuovo Centrodestra, ha proposto alcuni emendamenti alla Legge di Stabilità, che tuttavia non sono stati dichiarati ammissibili a causa della mancanza di coperture economiche. Non è detta l'ultima parola, però: il governo potrebbe ritentarci presto. Naturalmente, le imprese vorrebbero che i macchinari industriali non venissero conteggiati per il calcolo dell'Imu, considerando anche che con il passaggio da Ici a Imu la tassazione locale relativa agli immobili strumentali (appunto, impianti e macchinari) ha già dovuto fare i conti con un aggravio molto pesante. Se a ciò si aggiungono le distorsioni causate dal prelievo della Tasi e l'incremento dei moltiplicatori catastali, non è difficile capire perché la situazione degli imprenditori sia tutt'altro che semplice.

Cosa vogliono le imprese

La richiesta, dunque, è molto semplice: si vuole che i fabbricati siano costituiti dal suolo e dalle parti che sono connesse strutturalmente a esso, in modo che nel conteggio non vengano considerati i macchinari e gli impianti che possono essere staccati da terra (a prescindere dal modo in cui sono connessi al terreno), smontati e riposizionati mantenendo la propria funzione economica. Insomma, oggi i macchinari industriali vengono conteggiati nelle rendite catastali semplicemente perché sono ancorati al suolo, anche se in realtà possono essere staccati, smontati e spostati da un'altra parte. La speranza di chi possiede fabbriche e capannoni è che le cose cambino, possibilmente in un futuro vicino.

Fonte: ringraziamo www.mymachinery.net per averci aiutato con la stesura dell'articolo.