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01
Dic
2008

PIUí RISORSE NEL POR PER SOSTENERE INGRESSO DONNE NEI SETTORI RICERCA E HIGH TECHî.

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GENOVA. Qualificare il POR, il programma operativo regionale, secondo due ambiti di azione: sia per sostenere l’ingresso delle donne nei settori strategici dell’high tech e della ricerca scientifica, sia a favore del lavoro di cura e assistenza retribuito. Due filoni di finanziamenti che potranno avere un impatto di genere positivo, assicurando nuove possibilità lavorative alle donne e consentendo loro la conciliazione. E’ quanto emerso dal bilancio di genere varato dalla Regione Liguria e presentato oggi al Museo del Mare Galata dall’assessore regionale alle Pari Opportunità, Maria Bianca Berruti.

L’analisi del bilancio di genere, cioè dei benefici che lo strumento di programmazione finanziaria può apportare alle donne, ha evidenziato l’azione rilevante condotta dalla Giunta in materia di politiche sociali che rappresentano la principale fonte di sostegno alle figure femminili perché concedono maggiori spazi di libertà alle donne con carichi di cura, sollevandole da un lavoro famigliare che spesso inibisce scelte di crescita professionale , sociale e anche personale. In questo senso l’attuale Giunta ha riorganizzato le politiche sociali, individuando nei distretti sociali lo strumento capace di offrire una risposta unitaria del territorio. Inoltre la legge 12 del 2006 sul riordino del sistema socio-sanitario è servita per offrire una vasta gamma di interventi nel quale emerge chiaramente l’impatto favorevole sull’utenza femminile.

In Liguria le aziende sanitarie nel 2007 hanno assistito 37.745 anziani, per un’incidenza sul totale della popolazione ligure di circa il 9% e per 100 milioni di euro di finanziamenti erogati.  I disabili assistiti nel 2007 sono stati 76.548 per una spesa di 119 milioni di euro, con un’incidenza sulla popolazione disabile elevata, considerando che in Liguria i disabili sono stimati in circa 86.000 e di questi 62.000 vivono in famiglia. Importante è stata poi l’attivazione del fondo per la non autosufficienza, strumento di sostegno destinato agli anziani e ai non autosufficienti Da quando è stato istituito la Regione ha stanziato 43,5 milioni di euro in tre anni e ha erogato il contributo a 8. 388 persone. Importante è stata poi l’attivazione del fondo per la non autosufficienza, strumento di sostegno destinato agli anziani e ai non autosufficienti. A questo si deve aggiungere il primo bando pubblicato nel marzo di quest’anno per un totale di 3,5 milioni di euro per mettere a disposizione delle famiglie 1.500 nuovi posti di asilo nido o servizi integrativi per l’infanzia. “La prossima sfida per l’universo femminile – ha sottolineato l’assessore Berruti  - riguarderà lo sviluppo economico regionale, in quanto la promozione della ricerca, dell’innovazione tecnologica e dello sviluppo dell’high tech pur essendo positiva  può penalizzare le donne, per la loro limitata presenza in questi settori. Per questo proponiamo di qualificare la fase attuativa del POR, il Piano operativo regionale, investendo con misure formative di sostegno per sostenere il maggiore ingresso delle donne nei settori strategici dell’high tech e della ricerca e per finanziare il lavoro di cura e assistenza”. Le donne laureate in discipline scientifiche in Liguria nel 2006 ammontavano al 10,7% a fronte del 18,1% degli uomini, così come le ricercatrici  censite nel 2003-2004 ammontavano al 30,7% sul totale dei ricercatori.

Parallelamente l’analisi del contesto ligure effettuata dal bilancio di genere ha evidenziato l’elevato apporto di conoscenza da parte delle donne. Nel 2007 infatti il 55,7% dei neolaureati residenti in Liguria sono stati donne; il 21,2% delle donne occupate ha una laurea, laurea breve o dottorato contro il 14,3% degli uomini, il 42,1% delle donne ha un diploma superiore, contro il 39,2% degli uomini, le imprese femminili, pur essendo solo il 26,2% delle imprese liguri rappresentano la quota più elevata del Nord Ovest e della media nazionale e contestualmente la penalizzazione di cui soffrono ancora le donne. Il 73% dei disoccupati laureati  sono donne (3.000 contro 1.000 uomini), tra i 15 e i 64 anni sono inattivi (non lavorano, né cercano lavoro) il 41,7% delle donne (218.000) e il 24,2% degli uomini (125.000), le laureate inattive tra i 15 e i 64 anni sono 18.000, a fronte di 9.000 uomini.