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17
Ott
2011

Genoa Lecce 0 a 0 .

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 altPer vincere la partita non era necessario giocare bene ma non si doveva prescindere dalla foga e dalla cattiveria agonistica. Parole emusica intonate da Malesani alla vigilia, situazioni viste poco sullo spartito rossoblu contro i salentini. Lo zero a zero del

Grifone è figlio di un giuoco povero e zoppo all’attacco e negli ultimi 25 metri e probabilmente Malesani ci dovrà ripensare sugli esperimenti tentati contro una squadra votata al catenaccio. Birsa e Merkel hanno dato più consistenza al centrocampo tuttavia un tridente sfacciato, con Palacio non troppo defilato, Caracciolo ed Jankovic di partenza avrebbe potuto far saltare il bunker pugliese. Considerazioni che si sono avvalorate quando il Genoa è rimasto in 10 contro 11, attaccando e giocando meglio, con l’entrata di Jorquera e Jankovic che hanno creato scompensi nella chiusa retroguardia del Lecce.

Il centrocampo genoano è il vero rebus del futuro lavoro di Malesani . I giocatori schierati fino adesso sembrano pesci fuori dal ruolo e chi è fuori condizione non ovvia con la classe, , senza scatto e senza potenza atletica un giocatore anche se molto tecnico non può essere completo. A parziale piccola scusa per i calciatori il disastrato terreno del Ferraris che difficilmente permette il controllo del pallone. Veloso è migliorato anche se spesso è messo in difficoltà dai compagni che difficilmente giocano senza pallone ; gli esterni di difesa raramente si alzano per paura di essere presi in contropiede, per di più quando lo fanno non vengono serviti.

Contro il Lecce il Genoa ha perso una buona occasione per vincere e probabilmente sarebbe bastato un Palacio senza mal di fuso per riuscirvi o meno grigiore di coloro che lo hanno affiancato in attacco. L’errore di Malesani è stato quello di essere sceso a compromessi con il sogno di ricominciare come prima degli anni 2000 con la speranza di proporre con il Genoa il suo calcio coraggioso e propositivo, L’ errore non solo di Malesani di aver pensato sulla carta che sarebbe stato facile mettere in piedi una buona squadra solamente con i cognomi dei calciatori. Adesso in molti recitano il “requiem” per Malesani, Preziosi no, tanti sono preoccupati del prossimo trittico di partite che aspettano il Vecchio Balordo: Juventus Roma e Fiorentina in una settimana.

Guardando il campionato , non temo il diluvio ! Spero che Malesani ascolti la raccomandazione che ci ha lasciato Jobs e la sua mela:” Siate affamati e folli , inseguite i sogni”. Il mio sogno da piccolo cronista è quello di vedere l’attuale Genoa schierato come la Fiorentina e il Parma ante anni 2000: un 3 5 2 non propenso a difendere ma ad attaccare in massa , spingere sulle corsie laterali. Quello visto in queste sei giornate di campionato mi ha fatto vedere un Genoa che potrebbe avere due laterali che costruiscono il giuoco, ma degli interni che non lo sanno rifinire perché troppo preoccupati a coprire , e punte che non lo sanno concludere oltre una determinata e sola giocata in profondità. Una considerazione su Gava di Conegliano Veneto.
Il direttore di gara non ha fischiato una sola occasione dubbia a favore del Genoa, tecnicamente ha sbagliato due volte. La prima non fischiando fallo su Palacio al limite dell’area nel primo tempo con possibilità di cartellino rosso per l’avversario per una chiara occasione da gol, la seconda volta sul primo giallo comminato a Kalazde, il fallo lo aveva commesso Antonelli, non sul rosso subito dopo dato al Capitano della Georgia che dall’alto della sua esperienza non doveva battere le mani al Direttore di gara.( Lino Marmorato)