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16
Mag
2011

LAZIO GENOA 4 A 2. GRIFONE DR JEKILL E MISTERHJDE

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Lazio Genoa 4 a 2 . L’Aquila laziale vola, il Grifone rossoblu rimane nel secondo tempo sull’ albero tattico  di Natale,  di Ballardini. Peccato perché Ballardini aveva messo in campo all’Olimpico una squadra coraggiosa nel modulo, ma che è durata solo un tempo.
Il Genoa ha fatto il suo dovere solamente nella prima parte della gara, ha tenuto  la partita sul pareggio per 1 a 1  e poi è crollato ad inizio ripresa.
Il Genoa più presente, più determinato, quantomeno all’inizio , ha firmato un possesso pallone, che non si è trasformato in un dominio assoluto, bravo a gestire il ritmo e l’inerzia della partita evitando con tanti passaggi modello Barcellona,  (anzi più Cantera… vista per la prima volta questa tattica con possesso pallone), il pressing della Lazio ed ha costruito anche qualche trama offensiva, poche, interessanti  grazie alla qualità di Kucka, la regia di Milanetto, la corsa di Marco Rossi mediano a sostegno  ed ai movimenti del trio d’attacco: Palacio, Boselli, ma soprattutto Floro Flores,  abile nello smarcarsi nello  spazio  luce in profondità.
La ripresa un’altra partita! Un  altro Genoa o un’altra Lazio  o viceversa ?
La speranza che il Grifo abbia staccato la spina sul gol di Boselli nel derby, che potrebbe condannare la Samp alla retrocessione, ma anche il solito Genoa da esterno che ha vinto  la penultima partita  a Lecce e l’ultima il derby di andata nel recupero di febbraio.
Genoa in  versione croce rossa anche con la Lazio che arrivava  da tre sconfitte consecutive, e  che dopo la prestazione contro il Genoa,  spera  ancora nella Champions  pur senza un giuoco:   l’ultimo risultato utile dei laziali la vittoria a Catania del 17 aprile.
In pochi hanno capito nel secondo tempo , guardando la gara a campo intero,  cosa possa essere successo alla  Lazio in versione”Fregoli”, probabilmente aiutata da un Genoa imbarazzante ad aprire e stendere tappeti rossi con la sua difesa.

Brutta la difesa del Genoa, all’Olimpico di Roma,  anche se inventata per necessità  da Ballardini ..
Belle statuine (Dainelli e Criscito sui primi due gol), imbarazzante Rafinha nel suo ruolo prediletto,  quello del difensore esterno,  che ha permesso il primo gol di testa ad Hernanes, una rarità per il Profeta laziale e ridicolizzato da Zarate sulla linea di fondo campo in occasione della quarta segnatura, sempre di Hernanes. Da aggiungere anche Eduardo che ha perso lo spirito da Kamikaze.
Dopo il 20’ del secondo tempo non c’è stata più partita per la mancata  spinta dei laziali e per l’ennesimo Genoa schierato con il 4 2 4 fantasia , dopo l’uscita Milanetto, Kucka e Dainelli e l’ennesima riproposta di Destro esterno o quasi mediano.
Da segnalare la rabbia finale di Veloso, soprattutto, e Rossi attaccati dai laziali da ogni parte a centrocampo, con i quattro attaccanti non partecipanti alla fase difensiva.
Il tecnico laziale Reya, più fischiato di Ballardini, e Lotito ringraziano, ma il patron della Lazio non manderà baci a Preziosi: nel primo tempo si è spaventato non solo per il Genoa ma più  per una Lazio stremata ed arrivata al capolinea di questo campionato.
Sui titoli di coda l’unico a godere è stato Floro Flores, autore dell’undicesimo gol in campionato:  3 con l’Udinese ed 8 con il Genoa.
Buon bottino per il napoletano che uscendo dagli spogliatoi a fine gara, quasi con la mano davanti alla bocca, a  causa un silenzio stampa quasi increscioso anche per i protagonisti, ridendo ha detto da buon frequentatore della smorfia napoletana alla
Totò: “ Voglio arrivare a 13 gol domenica prossima”.  Affermazione con le mani in tasca… la speranza che S.Antonio lo  aiuti.  ( LINO MARMORATO)