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20
Mag
2011

SAMPDORIA: PARADISO AD AGOSTO, INFERNO A MAGGIO

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La Sampdoria è in serie B. A leggerlo non ci si crede ancora: troppo brutto per i suoi tifosi, impensabile per gli appassionati di calcio. Sembra ieri quando il pulman rosso "all'inglese" passava in una via Venti Settembre strapiena di doriani festanti, invece è trascorso un anno esatto, quanto basta per stravolgere completamente gli scenari.
Questa retrocessione non è arrivata per caso: è figlia di errori madornali, come affrontare i preliminari di Champions Legue con una squadra più debole di quella che li ha conquistati, incredibili, vedi la Svendita di Pazzini all'Inter, e al limite del tragicomico, non si potrebbe definire in altro modo l'aquisto di Zauri soltanto a fine mercato per risparmiare qualche migliaio di euro. Nota bene, non è stato nominato il caso Cassano. Antonio aveva mancato di rispetto al Presidente, il quale fu appoggiato da buona parte dello zoccolo duro della tifoseria quando decise di disfarsene.
Garrone si era guadagnato in questi anni molta fiducia da parte dell'ambiente, fino all'estate 2010 ha infatti rasentato la perfezione, nei suoi 9 lustri di presidenza i sampdoriani hanno visto: una promozione immediata e ottavo posto l'anno successivo, quinto e sesto posto, una finale di Coppa Italia persa per un soffio, due fuoriclasse come Cassano e Pazzini e il già citato preliminare di Coppa dei Campioni. A tutto ciò vanno aggiunti una eccezionale gestione socetaria, i trofei con la squadra Primavera, la sacrosanta battaglia per i diritti televisivi in favore di squadre come le 2 genovesi, costantemente penalizzate a vantaggio delle cosiddette grandi e l'altrettanto sacrosanta voglia di costruire uno stadio di proprietà, scontratasi con l'immobilismo delle autorità competenti, secondo solo a quello di una statua. Tutto il credito fin li maturato il Presidente se lo è bruciato in un anno, con una gestione caratterizzata da sbagli continui; palesi quanto l'incompetenza di Doriano Tosi.
Intendiamoci, anche i giocatori hanno colpe enormi, il valore sulla carta della squadra scesa in campo contro il Palermo è da metà classifica. Impossibile dimenticare il vergognoso pareggio di Verona, dove 4000 tifosi si sobbarcarono più di 500 km in un giorno per vedere una squadra che giocò per lo zero a zero, anzi, non giocò proprio. In panchina era già arrivato Cavasin, il quale non poteva avere un impatto peggiore, in un certo senso un fenomeno lo è dunque per davvero. Molti dei giocatori che hanno portato il Doria in B cambieranno maglia, chissà se tra qualche tempo, quando torneranno al Ferraris da avversari, avranno il coraggio di guardare la gradinata, di guardare in faccia un pubblico che tanto li ha sostenuti ricevendo in cambio una mediocrità al limite del menefreghismo e un impegno non accettabile. Chissà se domanica scorsa alle ore 16:45, quando mancavano pochi minuti alla serie B e nonostante ciò i tifosi cantavano l'inno a squarciagola, hanno provato un minimo di vergogna.  Il discorso non vale proprio per tutti, capitan Palombo grinta, determinazione e faccia le ha sempre messe, tutti si augurano possa rimanere; solo in questo modo le sue lacrime di fine partita avrebbero un senso. Tornando ai Sampdoriani, meriterebbero di ascoltare ogni anno la musichetta sentita a fine agosto, un altra tifoseria che si sia mobilitata così tanto per provare a raggiungere una salvezza la si può trovare, forse, su Marte. Loro sono gli unici ad aver sofferto davvero per questa parabola discendete, incredibile come quella del pallone scagliato da Quagliarella nel gol da centrocampo a Verona, con l'augurio che quella della Sampdoria non sia ancora finita e possa anch'essa concludersi in rete: l'immediato ritorno in serie A. ( giacomo nicora)