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25
Giu
2010

ABORTO SPONTANEO SCOPERTO UNO DEI MECCANISMI CHE LO PROVOCA

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Una equipe di ricercatori dell’Istituto Gaslini, dell’IST e dell’Università di Genova ha identificato un meccanismo che previene il rigetto del feto da parte della madre: quando risulta alterato il feto viene aggredito dalle cellule killer e dagli anticorpi materni, il risultato più frequente è l’aborto.
Il lavoro sarà pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Accademy of Science Ciascun individuo eredita metà dei suoi geni dalla madre e metà dal padre. Tra i geni ereditati, di particolare rilievo quelli che codificano gli antigeni di istocompatibilità HLA, molecole fondamentali per la risposta immunitaria, ma che scatenano il rigetto di trapianti da donatori non compatibili.
Ma allora perché in gravidanza la madre non rigetta il proprio feto, visto che la metà degli HLA fetali sono ereditati dal padre e quindi non sono compatibili? Cosa determina questa “tolleranza” nei confronti del feto, un vero e proprio trapianto non compatibile?
Questo rompicapo ha tormentato gli scienziati per molti anni e ad oggi esistevano solo risposte parziali. E’ stato ad esempio dimostrato che nei primi mesi di gravidanza, la madre sviluppa un particolare tipo di linfociti T con proprietà immunoregolatorie (Treg). Le Treg sono in grado di bloccare la risposta immunitaria e quindi, nel caso della gravidanza, di impedire il rigetto del feto. Non era però chiaro con quale meccanismo fossero indotte le Treg in gravidanza.

La risposta l’ha fornita un gruppo di ricercatori genovesi del Gaslini, IST e Università di Genova, coordinati dalla prof.ssa Maria Cristina Mingari professore di Immunologia dell’Università di Genova e Direttore dei laboratori di Immunologia dell’IST e dal prof. Lorenzo Moretta, Direttore Scientifico del Gaslini, in un lavoro in corso di stampa (ma già disponibile on-line) sulla prestigiosa rivista americana Proceedings of the National Academy of Science (PNAS).

“Noi studiamo da molti anni le cellule natural killer (NK). Queste si trovano nel sangue ma sono particolarmente abbondanti anche a livello della placenta. In genere, le NK uccidono tumori e cellule infettate da virus. Nella placenta invece cambiano completamente il loro comportamento e producono varie sostanze (citochine, chemochine, fattori di crescita) che inducono la crescita dei tessuti e la formazione di nuovi vasi (fondamentali per nutrire la placenta e il feto in accrescimento)” spiega il Prof. Moretta.
 “Ma abbiamo scoperto anche dell’altro: - continua Moretta - nella placenta, le cellule NK si scambiano informazioni con un particolare tipo di macrofagi specializzati. In seguito a questa “conversazione”, viene impartito il comando (attraverso “messaggeri solubili” quali citochine) di formare moltissime Treg. Le Treg a questo punto bloccano ogni tentativo del sistema immunitario della madre di eliminare il feto”.

“Questo meccanismo può risultare alterato ad es. per un deficit di cellule NK o di un inefficace scambio di informazioni tra cellule. Ecco che non vengono prodotte Treg e il feto viene aggredito dalle cellule killer e dagli anticorpi materni. Il risultato più frequente è l’aborto” spiega la prof.ssa Mingari.

Diverse possono essere le cause di aborto, un fattore determinante sembra essere l’età materna, che oggi tende ad essere sempre più elevata. “Dopo i 40 anni l’aborto spontaneo ha un’incidenza sulla gravidanza del 20%, quando la madre ha un’età intorno ai 30 anni i casi di aborto si riducono statisticamente a meno del 10%” spiega Giorgio Bentivoglio, direttore Unità Operativa Ostetricia e Ginecologia del Gaslini.
Il fattore età è da tenere in grande considerazione: “sicuramente una delle cause di aborto è un difetto dell’ovocita dovuto ad imperfezioni subentrate nella meiosi e collegate all’età materna” continua Bentivoglio.
Fanno riflettere i dati dell’Ars Liguria sui nati del 2009 in Ligura: su 11857 quelli con età della madre superiore ai 35 anni sono ben 4732, il 40,3% del totale.
Oltre alle alterazione cromosomiche possono esserci alterazioni anatomiche, ormonali e di sicura rilevanza – come approfondito dai nostri ricercatori – cause immunologiche. Conoscere sempre meglio i meccanismi che possono portare all’aborto può essere di grande importanza per studiare interventi terapeutici atti ad ovviare a queste mancanze, e a ridurre la poliabortività.

“Un meccanismo simile sembra essere attivo anche in alcuni tumori che riescono così a sfuggire al controllo e all’eliminazione da parte del sistema immunitario” dice la dottoressa Paola Vacca, borsista FIRC e autore principale della pubblicazione. “Quindi un meccanismo di regolazione molto utile in gravidanza è del tutto negativo nel caso di tumori. Noi stiamo ora valutando anche questi aspetti”.

“Questi studi hanno una notevole importanza non solo perché hanno chiarito, in buona parte, un vero e proprio enigma scientifico, ma anche perché hanno fornito indizi per interventi mirati ed efficaci non solo nelle patologie della gravidanza, ma anche nella terapia dei tumori” conclude il prof. Moretta.