Stampa
20
Gen
2010

CINGHIALI. LA PROVINCIA D¿ I NUMERI E FA ICONTI

Pin It

Genova.  Da un lato diminuiscono le superfici coltivate, in modo inversamente proporzionale, dall'altro, cresce la presenza dei cinghiali in provincia di Genova. Si tratta di dati che accomunano tutta Europa. Zone a noi vicine, come il Piemonte, che dieci anni fa non conoscevano il cinghiale oggi sono infestate, ma anche regioni come l'Inghilterra o la penisola scandinava registrano presenze seppur sporadiche.
"Sono animali in grado di adattarsi alle situazioni più diverse, mangiano di tutto e le femmine filiano dai tre ai sei cuccioli a nidiata, anche due volte all'anno. Per questo la loro crescita è stata esponenziale". Spiega Silvio Borrelli, esperto della provincia di Genova. 
Sono sicuramente più di diecimila,  ma in certe situazioni e periodi dell'anno potrebbero essere anche tre volte tanto, costano alla collettività 230.000 euro all'anno di cui almeno180.000 per i rimborsi ai coltivatori dei danni che arrecano.
Parliamo dei cinghiali in provincia di Genova. Una specie capace di plasmarsi al territorio, adattabile in ogni situazione tranne che in caso di grandi nevicate, ma proprio queste situazioni estreme li spingono verso la città e la costa. Cosa può fare l'amministrazione pubblica per tutelare il loro diritto a vivere nel loro habitat naturale, consentire ai coltivatori rimasti sul territorio di non vedere compromesso il frutto del loro lavoro e non portare un nuovo elemento di pericolo in città?
Renata Briano, assessore alla tutela del patrimonio faunistico identifica una serie di punti che la provincia ha messo in testa  alla sua agenda:
"L'obiettivo è di aumentare la prevenzione incentivando le recinzioni elettrificate a basso voltaggio, estendere su tutto il territorio il divieto al  foraggiamento, continuare gli abbattimenti selettivi con la collaborazione dei cacciatori, migliorare i sistema dei rimborsi per gli agricoltori professionali, incentivare la pulizia e la tutela dei
boschi".
I primi risultati si sono già visti. Nel triennio 2006/8 i rimborsi  avevano raggiunto quota 570.000, mentre nei primi dieci mesi di quest'anno non arrivano a 90.000.
La quota parte destinata alla prevenzione, soprattutto l'installazione del cosiddetto pastore elettrico, la recinzione dei terreni su cui passa corrente a 24 volt, è in aumento anche grazie ad uno stanziamento integrativo che si somma ai proventi che arrivano dai tesserini pagati dai cacciatori.

L'introduzione della franchigia di 150 euro per i rimborsi dei danni pagati agli agricoltori e la differenziazione fra il rimborso erogato ai contadini di professione, il 100%, e agli hobbisti, 50%, sulla base in molti di casi dell'autocertificazione, piuttosto che gli onerosi accertamenti da parte dei periti, stanno migliorando l'utilizzo del
denaro pubblico.
Inoltre funziona la collaborazione fra agricoltori e cacciatori come hanno testimoniato Giulio Malavolti, presidente del CIA e Sergio Corradi presidente di Enalcaccia.
Le squadre di cacciatori presenti sul territorio sono 90, per un totale di quasi 4.000 cinghialisti circa la metà di tutte le doppiette genovesi. Se nel ponente la situazione è sufficiente nel Levante ed in particolare in Val d'Aveto i numeri non consentono di mantenere il passo con i prelievi necessari e previsti dal piano provinciale