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18
Dic
2009

COPENHAGEN IL COMPROMESSO DELLA VERGOGNA

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Copenhagen. Una bozza che non tiene in debito conto quello che i Paesi più poveri, le comunità indigene, i movimenti contadini e l'intera società civile accorsa a Copenhagen hanno richiesto con forza: impegni sostanziali nel taglio delle emissioni, nel finanziamento non condizionato di progetti di lotta al cambiamento climatico, di attenzione ed ascolto alle istanze delle comunità indigene e native e, in sostanza, del cambiamento di un modello di sviluppo incentrato sul primato del mercato. Rimangono i due gradi di aumento, nonostante i Paesi del sud del mondo, soprattutto africani, avessero denunciato il rischio catastrofe se si fossero superati gli 1.5°C, non ci sono impegni quantitativi di taglio delle emissioni per i Paesi industrializzati ed il finanziamento di medio lungo termine stanzierebbe 100 miliardi di dollari, ma solo nel 2020, mentre all'inizio si partirebbe con 30 miliardi di dollari, meno di un decimo di quello rischiesto dai Pvs. Lasciando aperto lo spazio per negoziati ad oltranza.
Tra le tecnologie pulite che si prevede verranno pagati con i soldi di tutti, stando alle ultime bozze trapelate dai gruppi di lavoro, ci sarebbero gli agrocarburanti, una delle cause della crisi alimentare degli ultimi anni; le grandi piantagioni, responsabili insieme alla deforestazione che provocano di oltre il 17% delle emissioni di gas serra (secondo l'IPCCC), ed èla terza attività umana a cambiare il nostro clima. C'è di più, tra tecnologie pulite si elenca anche il nucleare anche se verrebbe ammesso solo in un secondo momento.
"E' il compromesso della vergogna" dichiara Alberto Zoratti, di Fair presente al vertice di Copenhagen all'interno della coalizione Climate Justice Now!, "se venisse approvato così com'è sarebbe una debacle per la credibilità dei Capi di stato presenti e la perdita di un'occasione importante per mettere mano al cambiamento climatico ed alla modifica del modello di sviluppo. Credevamo di avere a che fare con leader degni di questo nome, ma ci rendiamo conto cha abbiamo incontrato dei normali politicanti".
 
 (alberto zoratti)